Mezzi in coda, da tempo, lungo la Salaria all’altezza di Trisungo di Arquata del Tronto

 

 

Riaprire temporaneamente a doppio senso il tratto della Salaria a Trisungo, con la rimozione del semaforo finché il cantiere resterà fermo, e arrivare a un accordo che consenta di riprendere i lavori con tempi certi. Sono le due richieste che l’associazione Arquata Futura rivolge al prefetto di Ascoli Piceno in vista del tavolo tecnico convocato per il 22 ottobre, chiedendogli di farsi garante di soluzioni concrete per la viabilità.

 

Nella lettera, inviata anche al sindaco di Arquata del Tronto, ad Anas, alla ditta Salc, al commissario straordinario per la ricostruzione e alla Regione Marche, l’associazione dà voce alle difficoltà di cittadini, pendolari e imprese che devono fare i conti con i rallentamenti lungo la Statale 4.

 

«Arquata – sottolinea Arquata Futura – vive da quasi dieci anni le conseguenze del sisma del 2016 e proprio mentre la ricostruzione pubblica e privata comincia a mostrare segnali concreti, la viabilità rischia di ostacolare la ripresa del territorio. La Salaria, infatti, rappresenta un collegamento fondamentale non soltanto per la comunità arquatana, ma anche per chi si sposta tra le Marche, l’Umbria, l’Abruzzo e il Lazio per lavoro, studio, servizi e turismo».

 

Al problema dei diversi cantieri regolati da semafori si aggiunge quello della galleria di Trisungo, dove, secondo quanto riportato nella lettera, i lavori sono fermi da mesi a causa di un contenzioso tra Anas e ditta a cui sono stati affidati i lavori.

Nel frattempo, la circolazione continua a essere regolata a senso unico alternato, nonostante l’assenza di lavorazioni in corso.

 

Una situazione che, secondo l’associazione, allunga sensibilmente i tempi di percorrenza. «Oggi raggiungere Ascoli Piceno da Arquata richiede oltre 45 minuti, tra rallentamenti, code interminabili e un rischio molto elevato di incidenti», si legge nella lettera. Arquata Futura ricorda anche un recente episodio in cui, dopo un incidente che ha coinvolto un mezzo pesante, la circolazione è rimasta bloccata ai semafori per oltre un’ora.

 

Le conseguenze riguardano pendolari, attività commerciali, imprese impegnate nella ricostruzione, servizi di soccorso e operatori turistici. Ma la preoccupazione va oltre i disagi quotidiani. L’associazione teme che le difficoltà negli spostamenti possano scoraggiare chi vorrebbe tornare a vivere ad Arquata o spingere altre famiglie a trasferirsi altrove, aggravando il problema dello spopolamento: «Con l’inverno alle porte, inoltre, il rischio di frane e allagamenti potrebbe rendere ancora più complicati i collegamenti». 

 

In vista del confronto del 22 ottobre, Arquata Futura precisa di non voler interferire con il dialogo già avviato tra le parti, ma chiede che il tavolo produca risultati in tempi brevi. La prima richiesta riguarda la riapertura temporanea a doppio senso del tratto interessato, nel rispetto delle condizioni di sicurezza indicate da Anas. «Un cantiere inattivo non può continuare a gravare su un’intera vallata», afferma l’associazione.

Il secondo obiettivo è la ripartenza dei lavori da parte di Salc attraverso un accordo con Anas che consenta di superare il contenzioso e definire «un cronoprogramma certo e reso pubblico». Viene inoltre sollecitato un coordinamento dei cantieri attivi lungo la Salaria, per limitare i restringimenti contemporanei e ridurre le attese ai semafori: «Una comunità che, dopo tutto ciò che ha attraversato, chiede soltanto di potersi muovere, lavorare e restare nella propria terra».

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