I capannoni a ridosso del “Ballarin” dove venivano costruiti e conservati i carri di Carnevale

di Epifanio Pierantozzi
Ore 16 e trenta! Dal palco uno dei tre “I Macedonia” – gruppo sobrio (unico strumento il Pc, per un karaoke tutto loro) per un Carnevale sobrio voluto da una Amministrazione sobria (aridatece gli imbriachi!) – invita una Rotonda, più vuota di un normale giorno di festa, a battere le mani e ringraziare chi ha organizzato la festa. Un silenzio funebre accoglie la richiesta! 
E’ la fotografia di “Morte di un Carnevale” che, alla sua seconda riuscitissima entrata in scena, certifica il decesso di un evento con un paio di personaggi nel ruolo di “padri” – una parte dei carristi nel ruolo di becchini e l’Amministrazione (questa, ma anche le precedenti che mai hanno messo mano al problema capannoni) di officiante – e i pochi bambini in piazza nel ruolo di orfani. 
Si consuma così – con il consigliere comunale del Pd Antonio Capriotti che accusa il sindaco (FI) Pasqualino Piunti di aver cancellato l’ennesima manifestazione storica. Mentre lo storico “da quasi 40 anni” carrista, animatore e anima del Carnevale Sambenedettese, Roberto Capocasa, allestisce una scenetta dove recita la parte del curatore fallimentare di decenni di carri che sfilavano tra ali di persone vogliose di divertirsi – un triste martedì di Carnevale, con un sole che illumina le palme orfane di maschere. 
I pochi bambini mascherati, ma non mancano alcuni giovani, si rincorrono strillando: non sanno cosa si perdono rispetto ai fratelli più grandi e ai genitori. 
«Uno squallore» esclama un genitore con due bambini che si guardano intorno chiedendosi perché il padre li ha portati fuori a prendere solo freddo. «Aspettiamo la mamma, poi andremo a Offida», spiega loro l’uomo, che scuote la testa rassegnato. Inutile dire che, almeno finché siamo rimasti in piazza, nessun politico “ci ha messo la faccia”. 
Per finire segnaliamo chi ci ha messo i brividi, domenica mattina, è stato il gruppo dei “Vikinghi” i cui componenti, in rigoroso costume da bagno d’epoca, hanno deciso di smaltire i fumi delle libagioni con un bel tuffo in mare. 
Che dire! Quando la realtà supera ogni fantasia, sarà bene prenderla per uno “scherzo di Carnevale” e sperare che a governarci decidiamo di mandare chi fa il Pulcinella o l’Arlecchino solo 6 giorni l’anno… e non tutti e dodici i mesi.

Quel che resta dei vecchi carri di Carnevale

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