
Il presidente di Coalac Acciaccaferri con allevatori di Marche e Abruzzo
di Andrea Pietrzela
La richiesta di aiuto è forte e chiara. Nei piani alti della Coalac – la cooperativa agricola latteria casearia che dal 1980 fornisce sostegno agli allevatori di Marche e Abruzzo – la preoccupazione è tanta e tangibile: il prezzo di acquisto del latte è calato a picco e chi opera nel settore riesce, al momento, a rientrare nei costi di produzione.
L’ALLARME – «Il nostro è un vero proprio grido d’allarme – esordisce il presidente Attilio Acciaccaferri, nella conferenza stampa convocata – A settembre-ottobre, il prezzo del latte era di 60 centesimi al litro. Oggi è sceso a 48-49. E quello non contrattualizzato a 25-26. L’intero comparto è in ginocchio: è necessaria una risposta di tutti, soprattutto per aiutare i giovani che hanno creduto nella zootecnia e fatto investimenti. Oggi è difficile mandare avanti gli allevamenti e iniziamo già ad assistere alla prime chiusure: non è possibile che chi ha investito rischi il proprio futuro. Siamo 52 soci e, oltre al problema del prezzo, attualmente c’è anche chi munge per poi buttare il latte. La situazione è drammatica».

La preoccupazione di Roscioli, Acciaccaferri e Toppi
Coalac, ricordiamo, è la prima cooperativa nelle Marche di Cooperlat sia per capitale sociale che per quantitativo raccolto (circa 500 quintali al giorno). Ma gli allevatori, oggi, hanno paura: «Il caos è scaturito a metà novembre e oggi, 24 gennaio, propongono 48 centesimi a litro per conferimento – le parole dell’agrotecnico Mimmo Roscioli – Lo stesso alleavotre si trova spiazzato: oltre al problema di gestione dei propri animali, c’è anche un effetto speculativo che speriamo sia provvisorio. O dovremo fare i conti con investimenti che oggi ci mettono in una brutta posizione».
«Stiamo andando decisamente sotto i prezzi di produzione – illustra Guerino Toppi, co-titolare della Toppifarm – Le nostre idee sono nate con un prezzo che è diverso da quello che è oggi, così in questo momento si blocca tutto. Il comparto, inoltre, ha conseguenze anche dal punto di vista ambientale, perché se nel territorio non ci sono allevatori-coltivatori, questo sarà più soggetto a fenomeni dannosi idrogeologici. Tutelando il comparto, si tutela anche il territorio».

Piergallini
IN REGIONE – Il prezzo del latte, insomma, si è abbassato troppo e in poco tempo. E il comparto, adesso, si aspetta cambiamenti nel giro di qualche settimana. Per tale ragione, è stata presentata anche una mozione in Consiglio regionale da parte della minoranza. «L’obiettivo è fare il mondo che il Coniglio proponga alla giunta alcuni impegni pratici, per sostenere il comparto nell’immediato e sostegno regolatore statale – le parole di Enrico Piergallini (Pd), presente alla conferenza – Sul lungo periodo, servono riconoscimento di qualità del prodotto e della differenza dei costi di produzione. Non si tratta solo di zootecnia, ma di ambiente e di tenuta sociale: si parla anche della possibilità di costruire il futuro nelle aree interne, un problema strutturale italiano che deve essere affrontato con interventi strategici. Occorre che la giunta regionale utilizzi rapidamente la forza dell’esecutivo».
A proposito di giunta regionale, a stupire membri e soci della Coalac, durante la conferenza stampa, è proprio l’assenza di alcuni importanti membri della maggioranza regionale invitati a partecipare all’evento, ma che non si sono palesati.
SOLUZIONI? – Alcune strategie intraprese per contrastare la crisi di mercato, come la riduzione volontaria dei capi latte o la tendenza alla polverizzazione della materia prima, intanto non convincono: «Con la prima il problema è solo rimandato, con la seconda tuteliamo meno la qualità – ribadisce Acciaccaferri – È necessario sedersi con tutti gli attori per definire una strategia comune. Serve una risposta forte e immediata, dobbiamo capire insieme alle istituzioni le risposte da dare».
«Il contenimento delle produzioni non è una soluzione – ribadisce Riscioli – Oggi servono strumenti regionali studiati per il territorio, che giustamente devono essere concessi dal Ministero: incentivi strategici affinché venga remunerato il benessere e la qualità alla stalla di ogni singolo allevatore. Una soluzione potrebbe anche essere cambiare direzione col latte: non fare le solite burrata o mozzarella, ma coinvolgere anche Università e studi di ricerche per far sì che la proteina e il grasso di questa materia prima possano diventare utile per altri settori».
«Propongo una collaborazione tra le aziende trasformatrici delle Marche, questo è un passaggio fondamentale – conclude il presidente Coalac – Proporrò al presidente di Cooperlat di iniziare un percorso. È importante fare squadra e dimostrare vicinanza agli allevatori. Anche se, inutile nasconderlo, ci aspettano mesi difficili».
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