Non è soltanto una questione di pannelli fotovoltaici. A Collecchio, sulle colline di Castel di Lama, la realizzazione di un impianto di circa 5mila metri quadrati ha aperto un confronto destinato a far discutere. Al centro ci sono il paesaggio, le procedure amministrative, ma soprattutto il rapporto tra cittadini e istituzioni.
L’impianto è stato realizzato su un’area agricola che i residenti e il Prg considerano di particolare pregio paesaggistico. La posizione, sotto Piattoni, rende la struttura particolarmente visibile: da quel versante lo sguardo incontra il campanile della chiesa di Santa Maria in Mignano, il centro storico e il palazzo comunale, in uno degli scorci che ancora conservano tracce significative della storia di Castel di Lama. I cittadini hanno inoltre sollevato interrogativi sulla vicinanza dell’area alle zone interessate dalla pianificazione del PAI, un aspetto che sarà necessario verificare attraverso la documentazione amministrativa.
È proprio la trasformazione di questo paesaggio ad aver fatto scattare la protesta. Durante un’assemblea molto partecipata, organizzata all’interno di un’abitazione privata per la mancanza di spazi pubblici adeguati nella zona, la domanda è tornata più volte: perché i residenti non sono stati informati prima dell’avvio dei lavori?
Un interrogativo che va oltre la legittimità dell’intervento e riguarda il rapporto tra amministrazione e comunità. I cittadini lamentano infatti di aver visto comparire i mezzi e gli operai senza aver ricevuto, a loro dire, una preventiva comunicazione.
Alla serata hanno partecipato gli assessori Stefano Falcioni e Felicia Vagnoni, i consiglieri Marco Giorgi e Stenio Amabili e il portavoce del sindaco Luca Cristofori. Il confronto è stato acceso, ma civile. I residenti hanno annunciato di voler andare fino in fondo alla questione attraverso l’accesso agli atti, così da conoscere nel dettaglio il procedimento seguito e le valutazioni effettuate dagli uffici.
Dal canto suo, l’assessore Falcioni ha spiegato che, pur trattandosi di un’area agricola ritenuta di elevato valore paesaggistico, sarebbe stata presentata una documentazione relativa al PAS, giudicata completa, e che per la realizzazione dell’impianto non sarebbe stata necessaria una specifica autorizzazione oltre a quelle previste dalla normativa.
Una ricostruzione che ora i cittadini intendono confrontare con gli atti. Ed è proprio questo il punto sul quale si concentra la discussione: la regolarità amministrativa di un intervento non esaurisce necessariamente il problema della sua opportunità paesaggistica, né quello della partecipazione dei cittadini.
Il fotovoltaico rappresenta una componente importante della transizione energetica e nessuno, almeno nell’assemblea, sembra mettere in discussione in assoluto il ricorso alle energie rinnovabili. La domanda riguarda piuttosto dove realizzare gli impianti e quali criteri utilizzare quando la scelta interessa un paesaggio percepito dalla comunità come particolarmente significativo.
A preoccupare i residenti è soprattutto l’impatto visivo. La struttura, secondo quanto emerso durante l’incontro, potrebbe essere percepibile da più punti della collina e da diverse frazioni, modificando sensibilmente uno dei pochi scorci agricoli rimasti nella zona.
Ma la questione più sentita resta quella dell’informazione. «Il territorio è di tutti», è stato il concetto ribadito durante la serata, con la richiesta di maggiore trasparenza sulle trasformazioni che incidono direttamente sul paesaggio quotidiano.















