(Foto e video di Mattia Laurenzi)
Ci sono notti in cui la natura riesce ancora a sorprendere, a fermare il tempo e a ricordare quanto l’uomo sia piccolo davanti all’immensità dell’universo. È quanto accaduto tra il 9 e il 10 agosto nel Parco Monti Guarnieri di Montemonaco, dove il cielo terso dei Sibillini ha regalato uno spettacolo di rara bellezza: la Via Lattea che attraversa la volta celeste e migliaia di Perseidi visibili a occhio nudo in uno scenario capace di togliere il fiato.

A raccontare quell’esperienza attraverso parole e immagini è Mattia Laurenzi, 34 anni, nato a San Benedetto del Tronto e residente da sempre a Montalto delle Marche. Conosciuto nel mondo della fotografia con il nome d’arte Falcodronephotography, Laurenzi nella vita è autista soccorritore del 118 di Ascoli Piceno, ma da anni coltiva una profonda passione per la fotografia paesaggistica e naturalistica, in particolare per i territori del Piceno e dei Monti Sibillini, ottenendo anche prestigiosi riconoscimenti.
Quella notte era arrivato a Montemonaco spinto dalla curiosità per un evento astronomico organizzato nell’area del Parco Monti Guarnieri. Una volta raggiunta la località, però, il suo sguardo è stato immediatamente catturato da qualcosa che andava oltre telescopi e osservazioni guidate.

«Erano da poco passate le 22 quando ho iniziato a rivolgere il mio obiettivo verso il cielo – racconta – Avevo scelto quell’orario per cercare le condizioni migliori per fotografare la Via Lattea e riuscire a catturare il maggior numero possibile di stelle e Perseidi».
Mentre i partecipanti attendevano il proprio turno per osservare il firmamento attraverso i telescopi, Laurenzi si è allontanato con la sua macchina fotografica e il treppiede, alla ricerca del punto perfetto da cui immortalare ciò che aveva davanti agli occhi.
E ciò che si è trovato di fronte era qualcosa di straordinario.

Sopra il profilo scuro delle montagne, la Via Lattea appariva come una lunga scia luminosa sospesa nel cielo. Attorno, un mare di stelle sembrava avvolgere ogni cosa. Il silenzio della montagna, l’oscurità della notte e le sagome delle cime dei Sibillini contribuivano a creare un’atmosfera quasi irreale, in cui la natura sembrava parlare con una voce diversa.
«Mentre gli altri guardavano le stelle attraverso un telescopio, io cercavo di raccontarle attraverso i miei scatti», spiega.
La fotografia astronomica richiede tecnica, pazienza e tempi lunghi. Ogni immagine è il risultato di attese, esposizioni e tentativi. Ma in situazioni come questa diventa soprattutto un modo per fermarsi a osservare davvero.
«Ogni scatto era l’occasione per scoprire dettagli che a occhio nudo si percepiscono appena. Ma più di tutto è stata un’emozione: quella sensazione particolare che si prova quando ci si trova sotto un cielo apparentemente infinito e, per qualche ora, ci si dimentica completamente di tutto il resto».

La meraviglia del cielo
È forse proprio questa la forza delle immagini realizzate da Laurenzi. Non mostrano soltanto stelle e paesaggi. Raccontano la meraviglia. Quella che nasce quando si alzano gli occhi verso il cielo e si comprende di essere parte di qualcosa di immensamente più grande.
Per chi vive quotidianamente i ritmi frenetici del lavoro e della vita moderna, trovarsi nel cuore dei Sibillini, immersi nel silenzio della notte, può trasformarsi in un’esperienza quasi contemplativa. Le luci dei centri abitati scompaiono, il rumore lascia spazio alla quiete e l’unica protagonista diventa la volta celeste.

«La notte tra il 9 e il 10 agosto mi ha regalato una nuova prospettiva su Montemonaco e sui Sibillini – racconta ancora Laurenzi – È un territorio che conosco e fotografo da anni, ma che continua a sorprendermi ogni volta che cambia la luce. Questa volta, però, non c’era il sole. C’erano il silenzio della montagna, la Via Lattea e un cielo meravigliosamente pieno di stelle».
Ed è proprio in notti come questa che la fotografia smette di essere soltanto la ricerca dell’immagine perfetta. Diventa memoria, emozione, racconto. Un modo per conservare e condividere un istante irripetibile.
Perché davanti a un cielo così, nel cuore dei Sibillini, si può soltanto restare in silenzio e lasciarsi incantare.














