
Giancarlo Viviani, direttore Dmo dell’Ast picena
«L’episodio di domenica non è il primo e, purtroppo, non sarà nemmeno l’ultimo». Il dottor Giancarlo Viviani, responsabile della Direzione medica ospedaliera dell’Ast picena, fa il punto sulla sicurezza del personale sanitario dopo l’aggressione avvenuta l’11 ottobre al Pronto soccorso, dove un uomo ha minacciato gli operatori e ferito cinque sanitari e due agenti della Polizia penitenziaria intervenuti nella vicenda.
«Il clima tra gli operatori è abbastanza tranquillo – spiega Viviani – Si tratta di persone preparate e addestrate, anche per affrontare situazioni di questo tipo. Al Pronto soccorso, come accade per il 118 (nella cui postazione si accede senza filtri), arriva di tutto. La Direzione aziendale e quella medico-ospedaliera prestano molta attenzione alla sicurezza e, dopo ogni episodio, viene effettuata una nuova mappatura del rischio per individuare gli interventi più adatti a prevenire ulteriori criticità».
I DISPOSITIVI DI SICUREZZA – Tra le misure in arrivo ci sono i pulsanti d’allarme da applicare ai camici del personale di triage e di sala. Finora, in caso di necessità, gli operatori devono raggiungere una postazione fissa per allertare la vigilanza. Con i nuovi dispositivi, attesi entro la fine del mese, sarà possibile chiedere assistenza direttamente dal luogo in cui ci si trova, accelerando l’intervento.
È inoltre prevista una sperimentazione delle bodycam per il personale del 118 impegnato nei soccorsi sul territorio. L’Ast sta lavorando anche alla formazione degli operatori del Pronto soccorso per la gestione delle situazioni di pericolo e perfino un corso di autodifesa. Le misure sono state annunciate dal direttore generale Antonello Maraldo, che ha illustrato gli interventi in fase di attuazione.
IL PROBLEMA DELLE ATTESE – Nel caso di domenica l’uomo sarebbe arrivato in ospedale già alterato, senza che vi fosse una ragione evidente legata all’assistenza ricevuta. Più frequentemente, invece, le tensioni nascono dalle attese o dall’insoddisfazione per la prestazione ricevuta.
Viviani: «Il sistema dei codici di priorità non è uno stratagemma per far perdere tempo agli utenti, ma risponde a una necessità reale: curare prima chi ha più bisogno. Non sempre questo meccanismo viene compreso e accettato».
Il responsabile della Direzione medica ospedaliera richiama anche il cambiamento nel rapporto tra cittadini e personale sanitario: «Rispetto al passato sembra esserci meno rispetto per chi indossa il camice. Oggi capita che alcuni utenti pretendano risposte immediate e non siano disposti ad aspettare».
Una situazione che rende necessari non soltanto strumenti di protezione e interventi tempestivi, ma anche una maggiore consapevolezza del funzionamento del servizio di emergenza e del lavoro degli operatori.














