
La sede comunale di San Benedetto
Il sindaco propone un emendamento a una delibera di giunta, l’assessore al bilancio legge la medesima delibera ma poi sostiene che debba essere ritirata. E questa viene ritirata, dietro esortazione della minoranza ma soprattutto per il voto della maggioranza. Paradossi e contraddizioni della politica esemplarmente illustrati nel Consiglio comunale andato in scena il 14 ottobre a San Benedetto.
I fatti
Buona metà della riunione assembleare ha avuto per indiscussa protagonista la delibera sulle variazioni di bilancio 2026/2028. Materia dell’assessore Antimo Di Francesco, cui è stata data la parola. Avviatosi a conclusione, il membro della giunta ha anticipato il ritiro del punto seguente, relativo all’affidamento all’Azienda Multiservizi del servizio di impianto di cremazione comunale.
«Abbiamo voluto ritirare la delibera successiva – ha detto – Abbiamo riscontrato che tra la comunicazione inoltrata dall’Azienda Multiservizi presso l’Ufficio Lavori Pubblici non era specificata nell’offerta economica, nella tabella dei prezzi unitari, che fosse “Iva esclusa”. Questa mattina abbiamo richiesto alla Multiservizi di dare risposta rispetto a questo approfondimento fatto in commissione. Nell’emendamento presentato dal sindaco viene inserita anche la quota dell’Iva. La delibera che si sarebbe dovuto discutere dopo quella attuale verrà riformulata e riproposta per la seduta del 24 ottobre».
Il sindaco Nicola Mozzoni quindi ha letto l’emendamento – precedentemente consegnato ai consiglieri – ma a questo punto è arrivato il turno della minoranza, che ha messo in rilievo come il tema dei costi fosse stato discusso in una recente commissione. Quindi è emersa la necessità di ritirare non solo la delibera sul servizio di cremazione, ma anche sulle variazioni. Necessità che è stata evidenziata non solo dall’opposizione, ma anche dalla stessa maggioranza, in primis da Annalisa Marchegiani e Laura Camaioni, cui ha fatto seguito anche Tonino Capriotti e soprattutto lo stesso Di Francesco, che se possibile ha alzato ancora di più i toni: «Io non mi assumo la responsabilità per errori tecnici, chi ha sbagliato ne pagherà le conseguenze. Affronteremo la questione a breve. Anzi, a brevissimo».
Impossibile distendere l’atmosfera, nonostante la gestione della seduta a cura del presidente Pasqualino Piunti, da sempre improntata su un understatement di memoria inglese. Il ritiro dei punti 9 e 10 è stato messo ai voti, e l’aula ha risposto con 24 sì.
La polemica
Pasticciaccio? Nella sostanza la questione non presenta conseguenze per i fruitori del servizio che, come accennato dal sindaco e poi ribadito dal segretario comunale, andrà in proroga tecnica fino all’approvazione degli atti e quindi alla ratifica della convenzione quinquennale con la Multiservizi. L’impianto, insomma, continuerà a funzionare senza interruzioni. Va rilevato, comunque, l’imbarazzo con cui l’Amministrazione ha gestito un problema di natura squisitamente tecnica e tutto sommato evitabile. La proverbiale “pezza”, in questo caso, è stata ben peggiore del buco, se si considera che in sala consiliare l’intera maggioranza ha deciso il ritiro di un punto su cui altrimenti si sarebbe quantomeno astenuta.
Un osso che la minoranza, inevitabilmente, non ha intenzione di mollare: «L’errore – affermano Pd, Avs, Psi, Reti Civiche, Movimento Cinque Stelle, Cambia San Benedetto – era già stato segnalato con una relazione scritta di nove pagine, messa agli atti in commissione, in cui si evidenziavano innumerevoli incongruenze nella struttura della delibera: segnalato durante i lavori di venerdì 9 ottobre, è evidentemente stato scambiato per un suggerimento facoltativo. La delibera è arrivata in aula identica, senza alcuna correzione. A quel punto l’Amministrazione ha tirato fuori, all’ultimo secondo, un emendamento preparato in gran segreto nel pomeriggio, un rimedio improvvisato a seduta in corso».
E ancora: «Non si tratta di un refuso ma di una clamorosa negligenza, non accettabile. Non è una pretesa eccessiva quella di avere atti scritti in maniera attenta e rigorosa, controlli accurati e responsabili che rispondano del proprio operato – conclude la nota – A questo punto ci domandiamo: prevarrà l’atteggiamento comprensivo del sindaco o la volontà dell’assessore al bilancio di andare fino in fondo alla vicenda prendendo i provvedimenti necessari?»














