Non ce l’ha fatta Tommasino Calvaresi, il lavoratore edile di 70 anni rimasto gravemente ferito dopo una caduta da un’impalcatura alta circa tre metri in un cantiere. Dopo cinque giorni di ricovero e di lotta tra la vita e la morte, è arrivata la notizia del decesso, che ha suscitato dolore e sgomento nel mondo del lavoro.

A intervenire sono le organizzazioni sindacali di categoria Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil, che in una nota congiunta parlano dell’ennesima tragedia sul lavoro e rilanciano l’allarme sulla sicurezza nei cantieri.

«A 70 anni si dovrebbe essere da tempo lontani dalle impalcature, potersi godere il meritato riposo dopo una vita di lavoro – scrivono i rappresentanti sindacali Silvio Armillei, Jacopo Lasca e Graziano Gorla -. Ma troppo spesso la pensione non basta e si è costretti a continuare a lavorare, anche quando il peso degli anni rende tutto più difficile».

Per i sindacati, la morte di Calvaresi si inserisce in una lunga serie di incidenti mortali che continuano a colpire il mondo del lavoro. «Non passa giorno senza che si debba piangere un lavoratore che non tornerà a casa. Dietro ogni numero c’è una persona, una famiglia, una vita spezzata», evidenziano.

Le organizzazioni chiedono che il cordoglio non resti un gesto formale, ma si traduca in azioni concrete per rafforzare la prevenzione. Secondo Fillea, Filca e Feneal servono controlli più efficaci e adeguati alla realtà di un territorio interessato da migliaia di cantieri aperti, oltre a una formazione continua e permanente per tutti i lavoratori.

«La sicurezza non può essere considerata un costo né un semplice adempimento burocratico. È un diritto fondamentale e una responsabilità collettiva», sottolineano i sindacati, chiamando in causa istituzioni, imprese e organi di vigilanza.

La morte di Tommasino Calvaresi, concludono, rappresenta «una grave sconfitta per tutti» e impone una riflessione profonda sul tema della sicurezza nei luoghi di lavoro. Un messaggio affidato a poche parole, ma carico di amarezza: «Non si può morire di lavoro. Non possiamo più accettarlo».

 

Morto dopo cinque giorni di agonia l’operaio caduto dal solaio

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