di Epifanio Pierantozzi
Alla fine della scorsa estate in Comune qualcuno (per la verità sembra sia stato il segretario Edoardo Antuono, ma essendo una buona idea ha molti padri) si accorge che il “bilancio piange” anche perché circa 700.000 euro di crediti derivanti da occupazione di suolo pubblico non sono stati incassati.
Si inizia a studiare il perché tanti denari non finiscono nella casse comunali, ma alla fine – se c’è già una fine – ci si accorge che le colpe sono tante, ma nessuno è colpevole.
DUE BARACCHE – Raccontiamo questo poiché, dopo il nostro articolo dello scorso 5 gennaio “C’era una volta un’edicola e una rivendita di frutta e verdura” (vedi in fondo all’articolo), nel quale si scriveva di queste due baracche chiuse da tempo, ma mai rimosse e – anche se non c’è stata conferma – sicuramente morose nei confronti delle casse comunali per la Tassa su Occupazione di suolo pubblico, nessuno ha risposto e nulla è cambiato allo stato delle cose.
VETRO OPACO – Così proviamo a chiedere lumi dentro il “Palazzo di vetro” lungo viale De Gasperi. Per prima cosa si deve capire chi ha rilasciato il permesso, e qui ci si trova davanti a un trilemma: settore Attività economiche (ovvero il dirigente Germano Polidori) che ha competenza su permessi permanenti (veramente pochi), e temporanei di lunga durata; oppure il settore Polizia Municipale (comandante Giuseppe Coccia), che rilascia autorizzazioni temporanee brevi – manifestazioni – e per Passi Carrai; infine l’assessorato ai Lavori Pubblici (con a capo l’architetto Farnush Davarpanah – da tutti conosciuto per nome avendo un cognome più o meno dimenticabile), che autorizza le recinzioni per i cantieri. Insomma, tre “concessionari” che, sospettiamo, non è che si parlino molto tra di loro. Però c’è anche chi vigila, ovvero incassa: la Multiservizi. Questa società municipale ha infatti il compito di incassare, accertare l’avvenuto pagamento e contestarne il mancato pagamento a chi “evade”.

Il Comune di San Benedetto (Foto Cicchini)
ORRORI BUROCRATICI – Tutto bene e bello sulla carta, ma nella realtà accadono orrori burocratici. Infatti la Multiservizi accerta e segnala al Comune (non sappiamo a chi di preciso!) chi non paga, ma una volta arrivata nel Palazzo di vetro, la segnalazione rimbalza da una tavolo a una scrivania, fino a terminare la sua corsa in qualche cassetto, e nel Bilancio Comunale tra i crediti da incassare.
Insomma, è tutto vero quando si è appreso da un articolo della Clementi sul Corriere Adriatico dello scorso 15 marzo: “Spunta un buco di 700mila euro per l’occupazione del suolo pubblico”. Di questi 200mila per occupazioni tipo Passi Carrai, e ben mezzo milione per quelle temporanee quali gazebo e pedane di pubblici esercizi in centro. Cifre che fanno pensare come il problema “mancati incassi” si trascina da anni, sindaco dopo sindaco. Ora che “Il Bilancio piange”, come dal primo giorno lamenta il sindaco Piunti, 700mila euro sono come un tesoretto nascosto, che però nessuno (politicamente) ha il coraggio di recuperare dalle tasche degli evasori.
POOL INFORMAZIONI – Ecco così l’idea del segretario comunale Antuono (rimasto al suo posto poiché la nuova amministrazione ne ha chiesto la sua testa fuori tempo massimo, ma che non pochi sospettano confermato perché, se fa male, sarà colpa dell’ex primo cittadino Gaspari che lo aveva voluto, ma se fa bene ne avranno benefici Piunti & Co.): creare un pool tra i tre dirigenti che rilasciano le autorizzazioni e la stessa Multiservizi per uno scambio diretto di informazioni. Il tutto alla ricerca di un modo di incassare quanto evaso. Anche qui, sulla carta, una buona idea, ma in concreto non si fa nulla poiché manca chi incassa(!), e il modo di costringere chi è moroso a pagare.
INCASSARE – Detto che il dirigente Farnush incassa prima di rilasciare le autorizzazioni, la strada è indicata. Purtroppo manca la volontà politica di “stroncare” l’evasione, altrimenti basterebbe non rinnovare le licenze a chi evade la Tassa di occupazione di suolo pubblico, oppure togliere il cartello di “Passo carraio” ai morosi e dipingere uno stallo di sosta davanti ai loro garage o cancelli. Ci saranno proteste, ribellioni, ricorsi, ma alla fine il cittadino onesto avrà la certezza che “anche i furbi pagano”.
Inutile dire come casi simili alle due baracche – ormai fatiscenti – lungo viale dello Sport avrebbero una rapida soluzione con la loro rimozione forzata.
C’era una volta un’edicola e una rivendita di frutta e verdura