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Nuovo ospedale, sindaci scettici:
«Non siamo stati coinvolti,
che fine farà l’attuale nosocomio?»

AMANDOLA - Critiche e appunti da parte dei primi cittadini di Comunanza, Montedinove e Montefortino. Cesaroni: «Non posso che ammirare l’elaborato, ma tutto il lavoro è stato fatto senza il giusto coinvolgimento»

L’intervento del sindaco Cesaroni alla presentazione del progetto del nuovo ospedale

di Maria Nerina Galié

Ha contestato il nome ed il modo in cui è stato portato avanti l’iter burocratico il sindaco di Comunanza Alvaro Cesaroni, alla presentazione degli elaborati tecnici ed economici del nuovo “Ospedale dei Sibillini”, avvenuta ieri nella sala consiliare del Comune di Amandola nel corso di un incontro promosso dal sindaco Adolfo Marinangeli e dal presidente della Regione Marche, Luca Ceriscioli, davanti ad una nutrita schiera di sindaci dell’area montana delle province picena e fermana «Non posso che ammirare l’elaborato ma non riesco ad identificarlo come ospedale dei “Sibillini, poiché tutto il lavoro è stato fatto senza il giusto coinvolgimento degli altri sindaci», ha detto Cesaroni per poi ricordare le due conferenze dei servizi tra i sindaci dell’Unione montana dei Sibillini avvenute a Comunanza tra aprile e giugno 2017.

«Al primo incontro, al quale ha partecipato il direttore dell’area vasta 4 Licio Livini, assenti i sindaci di Amandola e Rotella, era stato proposto ed approvato da tutti i presenti il recupero di tutto o parte del vecchio ospedale per una spesa tra gli 8 ed i 3 milioni di euro e 12 mesi di lavoro. Il 9 giugno è stata ribadita la stessa volontà anche di fronte a Ceriscioli ed il direttore di Area Vasta 5 Giulietta Capocasa. Dopo mesi di silenzio – ha continuato il sindaco di Comunanza – spunta il progetto per un presidio nuovo», sul quale non ha nascosto di nutrire delle perplessità riguardo l’assenza della chirurgia e di un pronto soccorso di primo livello, essenziale per un territorio montano.
Antonio Del Duca, sindaco di Montedinove, ha poi precisato che un maggiore confronto con gli amministratori dei Comuni della zona interessata, sulla scelta della sede, avrebbe forse potuto evitare alcuni problemi che i progettisti hanno anticipato di dover affrontare nella fase esecutiva.

Mentre Domenico Ciaffaroni, sindaco di Montefortino, ha condiviso con l’assemblea qualche preoccupazione sulla sorte della vecchia struttura sanitaria. «Che fine farà?», ha chiesto augurandosi che non finisca in mano ai privati in quanto «la sanità deve rimanere cosa pubblica».
Ceriscioli ha risposto che molte cose sono accadute dal 2017. Pochi giorni dopo la riunione del 9 giugno, cui ha fatto riferimento Cesaroni, è arrivata la notizia della donazione di 5 milioni di euro da parte della multinazionale petrolifera russa Rosneft e studi più approfonditi hanno evidenziato gravi danni al fabbricato che ospitava l’ospedale prima del terremoto tanto da escluderne la ristrutturazione. Ancora donazioni da parte della società milanese Kos Care che gestisce numerosi centri di riabilitazione e per anziani anche nelle Marche. Questa si è fatta carico della progettazione del nuovo ospedale fino alla fase esecutiva.

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