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Borse lavoro Regione,
si preparano diffida e raccolta firme
per i soldi che non arrivano

ASCOLI - Problemi burocratici e convenzioni tra enti pubblici hanno impedito finora i pagamenti. «Una raccolta firme per diffondere la conoscenza della nostra situazione a sempre più cittadini e aumentare così la pressione sulle istituzioni; anche in quest'ottica stiamo preparando un incontro pubblico aperto a tutti. Abbiamo preparato una diffida, i danni dovrebbero aggirarsi sui 350.000 euro totali»

Un momento della riunione (Foto Andrea Vagnoni)

di Giorgio Tabani

«Come borsisti siamo identificati da un semplice codice numerico, ma grazie ai social siamo riusciti pian piano a individuarci e conoscerci. Abbiamo costruito un gruppo Whatsapp per scambiare informazioni, ufficiali e non, ma ora, però, si tratta di organizzarsi per denunciare una situazione che non è più sostenibile». Sono circa una ventina i partecipanti all’appuntamento del gruppo “Borse lavoro Marche” in Piazza Arringo. L’obiettivo è individuare le azioni migliori per tentare di sbloccare una situazione ormai divenuta kafkiana: a oggi, oltre quattro mesi e mezzo dopo la loro assunzione, e 19 giorni dopo il termine ultimo di pagamento stabilito per contratto, nessuno di loro ha visto ancora un euro.

L’avvocata Francesca De Luca legge il testo della diffida (foto Andrea Vagnoni)

«Tre sono le iniziative che stiamo preparando: una raccolta firme, per diffondere la conoscenza della nostra situazione a sempre più cittadini e aumentare così la pressione sulle istituzioni; anche in quest’ottica stiamo preparando un incontro pubblico aperto a tutta la cittadinanza. Infine abbiamo preparato una diffida, stiamo finendo di raccogliere le adesioni dei borsisti: restano solo da quantificare i danni, cosa che faremo a brevissimo, ma dovrebbero aggirarsi sui 350.000 euro totali». A preparare la diffida e a dare un primo volto alla protesta Francesca De Luca, avvocata e borsista.

«A seconda del progetto, lavoriamo per 30 o 35 ore settimanali, per raggiungere il posto di lavoro ci spostiamo mediamente 50 chilometri al giorno, con una pausa pranzo fuori casa. Molti di quelli che stasera non sono potuti venire fisicamente qui hanno famiglia, figli. Tutti abbiamo bollette da pagare, tutti dobbiamo sopravvivere, eppure al momento arriviamo persino a rimetterci».  Molti degli interventi si concentrano sulla gestione delle comunicazioni fra Regione e borsisti: «Da un’istituzione io mi aspetto rispetto, comunicazioni tempestive e trasparenti e invece di solito veniamo a sapere soltanto dai giornali di quello che succede».

Un altro momento dell’incontro (foto Andrea Vagnoni)

Le centinaia di borsisti di tutta la Regione sono concentrati soprattutto nella nostra provincia, mentre fra Pesaro-Urbino, Macerata e Ancona al 31 ottobre restavano disponibili ancora 420 borse totali. «Il bimestre luglio-agosto 2019 è terminato il 31 agosto, è il “primo pagabile” di entrambi gli Avvisi, la procedura è nuova e completamente informatizzata e purtroppo si sono verificati ritardi nel caricamento su janet della documentazione o errati caricamenti. Nel pieno rispetto dell’attività che avete svolto e consapevoli dell’importanza e urgenza che rappresenta per Voi l’accredito delle somme maturate, si chiede la collaborazione e la pazienza di tutti» si legge in uno degli scambi avuti fra borsisti e istituzioni.

A complicare ulteriormente la situazione, però, l’ormai famosa questione degli 11 centesimi. La vera ciliegina sulla torta è legata a modifiche relative all’onere a carico della Regione per l’effettuazione del bonifico: la classica commissione per il pagamento. Il 2 ottobre è arrivata dalla direzione centrale dell’Inps la comunicazione di un aumento da 4,71 a 4,82 euro. E senza una nuova convenzione che recepisse la modifica non potevano essere trasferiti all’Inps gli elenchi dei beneficiari.

Erano 1.200 per gli over 30 e 300 per i laureati under 30 le Borse lavoro approvate lo scorso aprile. Un sistema per facilitare l’inserimento lavorativo dei disoccupati, consentendo loro di mettersi alla prova in aziende, studi e associazioni, con la previsione anche di incentivi in caso di assunzioni o proroghe. Il bando prevedeva un contratto di sei mesi, a 700 euro lordi al mese per gli over 30 e 800 euro lordi per gli under 30. «Con che spirito un privato può ora pensare di far affidamento su un incentivo per farci restare, quando manco la retribuzione di mesi di lavoro riusciamo ad ottenere?» si chiedono sconsolati (ma agguerriti) i borsisti.

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