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Coronavirus, il dottor Ojetti:
«Come orientarsi nel labirinto
delle informazioni»

EMERGENZA - Per il medico ascolano, presidente dell'Associazione medici cattolici ed ex dirigente medico del reparto Chirurgia dell'ospedale "Mazzoni"di Ascoli, spiega i motivi per cui è fondamentale la prevenzione per una patologia il cui indice di contagiosità è di molto inferiore ad altre   

Il dottor Stefano Ojetti

«Per meglio capire e quindi orientarsi in quello che è diventato un labirinto d’informazioni sia bene fare una distinzione fondamentale. Un conto è parlare della malattia, quali siano i sintomi iniziali, come si manifesta, quali sviluppi  può avere, la relativa mortalità e percentuale di guarigione, le categorie maggiormente a rischio, ed un conto è la problematica relativa al contagio e alla trasmissibilità». Così esordisce Stefano Ojetti, ex dirigente medico del reparto Chirurgia dell’ospedale “Mazzoni”di Ascoli, presidente locale dell’Associazione medici cattolici di cui è anche vice presidente nazionale.

«La problematica relativa al Covid-19 occupa giustamente da tempo le cronache con eccessi allarmistici da un lato ed altrettanto eccessi di ottimismo dall’altro. Questo virus, partito da Wuhan in Cina, trae la sua denominazione da Co (corona),  Vi (virus), D (disease) e 19 dal 2019  anno in cui è stato evidenziato». Continua per poi entrare nel merito della sua spiegazione: «Se paragoniamo l’indice di contagiosità di 2,5 soggetti per paziente affetto da tale patologia, rispetto ai circa  15 per il morbillo ,ci si può illudere di stare relativamente tranquilli. Ma il problema si presenta quando consideriamo che circa il 95% della cittadinanza è vaccinata contro il morbillo al contrario della platea di possibili contagiati che riguarda tutta la popolazione non essendo al momento disponibile alcun vaccino per il Covid-19.

E’ per tali motivazioni – precisa il medico – che risulta fondamentale la prevenzione al fine di ridurre al minimo i possibili ammalati. Non devono tanto colpire quindi le misure di prevenzione adottate, anche se da molti giudicate “esagerate”, quanto piuttosto lo scopo fondamentale di non trasformare un’epidemia in una pandemia».

Ojetti a questo punto si sposta su un’altra importante distinzione: «Sappiamo infatti che  l’epidemia è una patologia che si diffonde fino a colpire un gran numero di persone in un territorio più o meno vasto, al contrario della pandemia che risulta invece essere collegata a un agente infettivo che si diffonde in una zona molto più vasta e in diverse aree del mondo. Non bisogna poi anteporre l’interesse economico alla salute garantita dall’articolo 32 della nostra costituzione. Perché se da un lato esiste certamente il problema dell’economia del paese tradotta in mancato guadagno, bisogna anche pensare all’ingente spesa sanitaria e alla diminuita forza lavoro che un’eventuale pandemia comporterebbe».

«Per concludere  – dice infine il presidente dell’Amci – riteniamo che restando uniti in quello spirito di comunione e solidarietà che sempre ha contraddistinto il nostro paese, anche in questa triste evenienza e a fronte di alcuni sacrifici quali restare in casa per le persone a rischio, non avere contatti fisici, unitamente ad un’accurata igiene personale e ad altri presidi ampiamente diffusi dall’Organizzazione mondiale della sanità, certamente riusciremo anche in questa evenienza a sconfiggere  e non ad esser sconfitti da questo temibile virus».

 



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