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Il referendum della discordia:
«Risultato falsato, non c’erano le condizioni»
Il caso Valle Castellana fa discutere

IL POST VOTO nel piccolo comune abruzzese che chiedeva l'annessione nelle Marche tiene banco. Hanno votato in 273 su 1.064, senza raggiungere il quorum. Il comitato per il sì: «C'è amarezza e forse sarebbe stata dura anche in condizioni di normalità, ma la situazione era inadatta a causa dell'emergenza sanitaria»

di Luca Capponi 

«C’è amarezza, nessuno lo nega, e forse per il “sì” sarebbe stata dura anche in condizioni di normalità vista la scarsa risposta che c’è stata: ma affermare che questo referendum abbia avuto luogo in una situazione inadatta e fornito un risultato falsato non è poi così azzardato». Anche se attualmente l’Italia ha purtroppo ben altro a cui pensare (leggi emergenza Coronavirus), a Valle Castellana si parla anche di quanto avvenuto domenica 8 marzo: la consultazione referendaria per l’annessione del piccolo comune abruzzese nelle Marche si è svolta lo stesso, producendo un’affluenza alle urne del 25,6%, con solo 237 persone al voto su 1.064, insufficienti per raggiungere il quorum del 50% più 1 degli aventi diritto.

Il comitato al lavoro durante la fase pre referendum

Biagio Caponi, presidente del comitato promotore, protagonista di anni di lotta per fare sì che fosse la popolazione a esprimersi, non nasconde tutta la sua delusione. «Tutto il lavoro fatto è andato in fumo -ammette- però è assurdo che il referendum si sia svolto nonostante le restrizioni, su tutte quella di restare a casa, relative all’emergenza sanitaria che stiamo vivendo. Senza contare che le persone più a rischio sono gli anziani, fascia che nel nostro territorio rappresenta la maggioranza. Si poteva certamente rinviare, come fatto per il referendum sul taglio dei parlamentari del 29 marzo. Cosa faremo adesso come comitato? Difficile dirlo, anche se prevalgono la stanchezza e lo scoramento, di regola il comitato dovrebbe sciogliersi dopo il voto. A breve comunque ci riuniremo e valuteremo il da farsi, impugnare il risultato sarebbe impegnativo da un punto di vista economico e non solo, personalmente sono pessimista, tornare indietro ora è complicato».
Di sicuro, secondo Caponi, un merito questo (non) referendum l’ha avuto. «Negli ultimi tempi si è parlato di Valle Castellana come non mai-conclude- Sono dell’idea che se non si fa qualcosa nell’immediato, a prescindere dalla collocazione e dai confini, questo territorio è destinato a spopolarsi definitivamente e a morire».

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