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«La violenza del Covid
sulle imprese:
fatturato delle Pmi
in calo del 39,5%
rispetto a maggio 2019»

CONFARTIGIANATO – Il commento del segretario generale Menichelli ai dati diffusi dall’ufficio studi: «In merito ai tempi di recupero dei livelli pre-crisi, oltre la metà (53,1%) degli imprenditori si definisce incerto rispetto all’andamento futuro del mercato, mentre il 46,9% ritiene che saranno necessari in media 12 mesi per recuperare i ricavi». I numeri della provincia di Ascoli

 

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Giorgio Menichelli

«Il nostro paese, insieme alla Spagna, evidenzia il calo più ampio del Pil tra le maggiori economie monitorate Fondo Monetario internazionale. L’Italia, come noto, è il paese che per primo è stato colpito dal contagio e a fine marzo era il primo paese al mondo per decessi da Covid-19».

E’ il commento del Segretario generale di Confartigianato, Giorgio Menichelli, in seguito all’analisi dell’Ufficio Studi che ha delineato l’andamento dell’attività delle imprese nei mesi del lockdown.

«Tra maggio e giugno c’è stata una attenuazione dell’impatto della crisi già rilevato in precedenza, anche se le performance delle piccole e medie imprese restano fortemente negative -è la prosecuzione-. In termini di fatturato le Pmi indicano, a maggio 2020, un calo intenso pari al -39,5% rispetto allo stesso mese dell’anno precedente, che risulta però in miglioramento rispetto al -57,1% rilevato ad aprile. In merito ai tempi di recupero dei livelli di fatturato pre-crisi, oltre la metà (53,1%) degli imprenditori si definisce incerto rispetto all’andamento futuro del mercato, mentre il 46,9% di imprenditori ritiene che saranno necessari in media 12 mesi per recuperare i ricavi pre-crisi».

«Ci rende orgogliosi vedere questa diffusa resilienza delle nostre piccole e medie imprese che comunque si dicono pronte ad investire in cambiamenti anche strutturali delle proprie attività – evidenzia la Confartigianato-. Secondo lo studio, entro i prossimi 12 mesi più di una Pmi su due (53,3%) introdurrà delle novità come ad esempio l’attivazione di nuovi canali di vendita (26,1%), cambiamenti dell’organizzazione interna, quali orari e modalità di lavoro (21,9%), ampliamento del numero dei committenti (17,4%), attivazione di nuove relazioni con altre imprese (14,3%) e ingresso in nuovi mercati (14,2%)».

«Sicuramente oltre al pesante shock economico, la crisi Covid-19 ha indotto un effetto secondario positivo, rappresentato dall’accelerazione della trasformazione digitale delle Mpi -prosegue Menichelli-. Ben sei su dieci (56,7%) hanno, infatti, implementato l’utilizzo di una o più tecnologie digitali, tra le quali sito web, social network, piattaforme di videoconferenze, formazione on-line e e-commerce. In particolare, il 71,5% di queste imprese ha incrementato l’utilizzo di uno o più strumenti digitali, il 36,2% ne ha ampliato le funzionalità e il 29,6% ha introdotto uno o più strumenti digitali, non presenti in azienda prima della crisi da coronavirus».

Per quanto riguarda la Regione Marche, le iscrizioni di impresa si sono dimezzate, registrando un calo di 1.280 imprese pari a -51,5%, più significativo nel mese di aprile 2020 rispetto all’anno precedente con -71,1%.

Nello specifico, nella provincia di Macerata il periodo marzo-maggio 2020 (295 iscrizioni) segna una variazione assoluta di -293 imprese pari a -49,8% rispetto a marzo-maggio 2019 (588 iscrizioni); a Fermo la variazione è di -233 imprese (402 iscrizioni nel 2019 e 169 nel 2020) con un -58%, mentre ad Ascoli Piceno è di -194 imprese iscritte pari a -54,2% (358 iscrizioni nel 2019 e 164 nel 2020).

«Per poter ripartire – conclude il segretario – è necessario mettere le imprese e il lavoro al centro degli investimenti da realizzare usando tutte le risorse a disposizione. E’ ora di dare una svolta al Paese, realizzando riforme che rispondano alle reali esigenze delle imprese, recuperando ritardi (basta vedere la questione della liquidità e della cassa integrazione), inefficienze e valorizzando il nostro tessuto produttivo, di cui la piccola impresa di territorio è il punto di forza».

«Servono semplificazione ed efficientamento della burocrazia perché non si può più accettare che le riforme finora proposte non riescano ancora ad essere applicate realmente a causa di lungaggini e vincoli incomprensibili -conclude Menichelli-. E’ quello che ad esempio sta accadendo con il bonus 110%, ancora una volta motivo di grande frustrazione per le nostre imprese che vedono bloccata per la mancanza dei decreti attuativi, una misura che sarebbe a tutti gli effetti una grande leva per la ripartenza. Siamo il secondo maggior Paese manifatturiero in Europa e leader globale nei settori di punta del made in Italy, dall’agroalimentare alla moda, dal legno-arredo alle meccanica e dobbiamo far in modo di consolidare e irrobustire le nostre imprese con aiuti tempestivi e sostegni concreti».

 




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