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Sospensione Cas, per il Tribunale
aveva ragione il Comune di Comunanza

SISMA - E' stato revocato il decreto ingiuntivo emesso nei confronti dell'amministrazione dopo aver sospeso il contributo a chi aveva rifiutato l'alloggio messo a disposizione dall'Erap. Il sindaco Cesaroni: «Isolati da tutti, abbiamo tenuto fede ad una linea sul corretto utilizzo del denaro pubblico»

Alvaro Cesaroni

E’ stato revocato il decreto ingiuntivo emesso nei confronti dell’Amministrazione comunale di Comunanza per aver sospeso il contributo di autonoma sistemazione ai terremotati che avevano aveva rifiutato l’alloggio messo loro a disposizione dall’Erap.

Con un provvedimento provvisoriamente esecutivo il Comune era stato chiamato a pagare 40.000 euro, oltre a interessi e spese legali, a 4 delle 7 famiglie interessate.

Con sentenza del Tribunale di Ascoli, ora è stata accolta l’opposizione del Comune di Comunanza all’ingiunzione del pagamento, non riconoscendo quindi le ragioni dei nuclei familiari che avevano detto “No” all’alloggio ad uso gratuito in sostituzione dell’abitazione lesionata dagli eventi sismici.

La vicenda giudiziaria vedeva il Comune di Comunanza e il suo sindaco Alvaro Cesaroni, difesi dall’avvocato  Massimo Ortenzi, opporsi a un decreto ingiuntivo, dopo l’accusa per quella che era ritenuta “una ingiusta sospensione del Cas”.

Nei motivi della decisione del tribunale, si legge: “Deve concludersi, pertanto che il contributo di autonoma sistemazione, non avendo natura assistenziale o risarcitoria, non va più erogato se si sia provveduto ad altra sistemazione avente carattere di stabilita nei confronti del beneficiario; non sussiste, conseguentemente, un diritto del beneficiario di optare tra l’erogazione del contributo e l’assegnazione di un alloggio da parte dell’Amministrazione”.

Dunque, la sentenza del Tribunale di Ascoli chiude una vicenda iniziata a gennaio 2019 e su cui già l’ordinanza 614 del capo della Protezione Civile Angelo Borrelli aveva cominciato a mettere ordine.

«Il Tribunale ci ha dato ragione – commenta Cesaroni – e, seppure siamo stati isolati da tutti, abbiamo tenuto fede ad una linea che riteniamo di puro buonsenso sul corretto utilizzo del denaro pubblico».

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