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Il ricordo del paese che non c’è più
e l’impegno di “Pescara del Tronto 24/8/2016”:
«Immaginiamo insieme un futuro qui»

ARQUATA DEL TRONTO - L'associazione nata all'indomani del sisma che ha raso al suolo la piccola frazione raccoglie fondi e prova a contribuire alla ricostruzione. Con un obiettivo nobile e commovente: mantenere unita una comunità oggi apparentemente dissolta
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di Luca Capponi 

Pescara del Tronto. Il paese che non c’è più. Da quel maledetto 24 agosto 2016. Una data che nessuno può dimenticare. Men che meno chi in questa frazione di Arquata ci viveva o ci gravitava per i motivi più disparati: seconda casa, parenti da visitare, amici.

Pescara com’era prima del 24 agosto 2016

Ecco dunque che una data, per quanto ingombrante, non può che diventare tutt’uno con coloro che ne sono usciti indenni. Ma stravolti. Nell’anima, soprattutto.

È nata proprio all’indomani del terremoto l’associazione “Pescara del Tronto 24/8/2016“. L’obiettivo, allora come oggi, è sempre lo stesso: raccogliere fondi, darsi da fare, provare a contribuire alla ricostruzione, mantenere unita la comunità composta da residenti e non, oggi apparentemente dissolta.

«Dopo cinque anni siamo in 170, la presidenza è affidata a Vinicio Paradisi -raccontano i ragazzi del direttivo-. Abbiamo creato la onlus per la raccolta di fondi e a questo proposito ringraziamo tutti coloro che hanno donato, persone di Pescara ma anche da tutta l’Italia ed inoltre dal Canada, dagli Usa, da tutto il mondo, gente che ha creduto in noi e che si aspetta risposte certe».

Sul destino delle migliaia di euro frutto della generosità di tante persone, “Pescara del Tronto 24/8/2016” ha le idee chiare: «Verranno spesi appena inizierà la ricostruzione, con interventi concreti che magari il pubblico non può effettuare. Nel frattempo, abbiamo sollecitato il progetto per la ristrutturazione del cimitero che ora è in attesa di essere appaltato. Abbiamo organizzato campi estivi per ragazzi e soggiorni per anziani. Abbiamo rimesso in piedi il circolo per incontrarsi».

La distruzione dopo il sisma

«Il progetto principale è di collaborare per accelerare al massimo la ricostruzione ed il nostro scopo è sempre quello di non disperdere la comunità, le tradizioni, la cultura e cercare di ripopolare questi territori -ribadiscono-. Pescara del Tronto era un piccolo paesino che si ripopolava in estate, dove si sentivano gli odori e i sapori della nostra cucina e dove ancora si udiva il vociare dei bambini che crescevano con i nonni e che correvano indisturbati per il paese».

Parole che evocano perfettamente lo scenario di un luogo, che come tanti nella zona dell’entroterra piceno, riconduce ad atmosfere che sanno di buono, di bellezza e di cari ricordi. Tesori che il sisma ha spazzato via in una notte di fine estate, senza badare ad anime e cuori. Che però ora non possono non guardare all’avvenire. Anche se sembra un posto lontano e difficile da raggiungere. Ma cui si deve provare ad arrivare. Trovando la forza nei volti di chi non c’è più.

«Immaginiamo un futuro di Pescara come quello che ha prospettato monsignor Pompili durante l’omelia per l’anniversario del terremoto, lo scorso agosto. -concludono dall’associazione-. Il prelato ha ribadito l’importanza di ricostruire paesi abitati ad alta tecnologia, non presepi. Un esempio concreto è l’insediamento della Tod’s e del sito produttivo voluto da Diego della Valle, nato qui a poco più di due anni dal sisma. Fondamentale sarebbe anche la costruzione della Ferrovia Salaria che ci collegherebbe a Roma».

 

 




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