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Gli ultimi atti di Cesare Milani,
oltre 150 proroghe di contratti
per gestire l’emergenza sanitaria

CORONAVIRUS - L'ormai ex direttore di Area Vasta 5 ha confermato il personale necessario. Tra loro anche medici in pensione e specializzandi. Ha dovuto anche approvate la graduatoria, dalla quale attingere per coprire i turni alla Pneumo Covid, e modificare le sospensioni per gli operatori no vax. Il suo ricordo dei momenti peggiori della pandemia 
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Cesare Milani

 

di Maria Nerina Galiè

Oggi, 3 gennaio, primo giorno lavorativo dell’anno, è anche quello del passaggio del testimone tra Cesare Milani e Massimo Esposito, al vertice dell’Area Vasta 5.

«Mi metto a disposizione del mio successore, per qualsiasi dubbio o consiglio e per tutto quello di cui può aver bisogno in queste prime fasi», sono le parole di Milani, tornato al suo precedente incarico a capo della direzione amministrativa ospedaliera, ma che fino al 31 dicembre compreso è stato operativo sul fronte della pandemia da Covid.

Portano quella data le determine con cui Milani ha prorogato di 3 o 6 mesi i contratti a tempo determinato, o approvato le collaborazioni, “al fine di evitare l’interruzione di pubblico servizio – si legge in tutte le determine – tenuto conto del costante incremento dei casi di contagio derivanti dalla diffusione del Covid-19″.

Sono stati rinnovati contratti a 67 infermieri, 86 oss, 9 amministrativi, 3 medici, sono stati approvati 9 incarichi di lavoro autonomo a medici specializzandi per il piano vaccini, prorogati o fatti co.co.co per chi ha rinunciato ad andare in pensione: l’infermiera Bruna Coccia ed medici Giulio Filipponi, Giorgio De Santis e Rosa Cardi.

Per quanto riguarda invece la Pneumo Covid, per la prima settimana non ci sono stati grossi problemi per coprire i turni. Il personale del reparto Pneumologia, diretto dal dottor Vittorio D’Emilio è stato trasferito totalmente. Ma non basta. Era stata chiesta la disponibilità del personale di altri reparti, ma in pochi hanno risposto all’appello, tanto che il direttore di Area Vasta ha dovuto approvare la “graduatoria per la mobilità d’urgenza”.

«Non è mai piacevole “costringere” i dipendenti. Ma era necessario», sottolinea Milani, in prima linea fino all’ultimo e certamente non contento di lasciare la barca che ancora si trova al centro della tempesta.

Sempre il 31 dicembre, il direttore di Area Vasta 5 ha convertito le sospensioni degli operatori non vaccinati, in ragione delle nuove disposizioni: “la sospensione è efficace fino alla comunicazione del completamento del ciclo vaccinale primario e, per i dipendenti che hanno completato il ciclo primario, della somministrazione della dose di richiamo e comunque non oltre il termine di sei mesi a decorrere dal 15 dicembre 2021”. 

I passi successivi, in ragione del piano pandemico, saranno la riconversione a struttura Covid della Rsa di Ripatransone, come lo scorso anno, per i pazienti che hanno bisogno di assistenza ospedaliera ma che non sono gravi, e l’aggiunta di altri 3 posti letto per pazienti positivi, e gravi, nella Rianimazione del “Madonna del Soccorso” di San Benedetto.   

Milani non riesce a distaccarsi completamente dal ricordo di due anni, dei tre nei quali ha diretto la Sanità picena, caratterizzati dall’incubo Coronavirus che tuttavia, rispetto ad altre province marchigiane, ha seminato molte meno vittime, sono stati pochi i focolai che hanno riguardato i reparti ospedalieri e nessuno nelle Rsa.

Qual è stato il momento più difficile?

«Senza dubbio all’inizio. Era tutto nuovo ed era tanta la paura. Una delle mie più grandi preoccupazioni era quella di non far mancare al personale i dispositivi di protezione, difficilissimi da reperire. Ogni giorno era una “guerra”, una lotta nella ricerca di mascherine e altro».

Il giorno più drammatico?

«A novembre 2020, quando avevamo gli ospedali di Ascoli e San Benedetto pieni di pazienti Covid, oltre la capienza. Ero nel mio ufficio ed ho visto quel giorno 6 ambulanze, con dentro i contagiati malati, in attesa fuori dal Pronto Soccorso: non nascondo di aver pianto».

Il più bello? 

«Quanto ho avuto contezza che stavamo per uscire dalla fase acuta della pandemia. Siamo ancora in piena emergenza, c’è ancora molto da fare ma il virus fa meno paura perché non più così sconosciuto. Il  numero dei nuovi contagi è altissimo – afferma ancora Milani – ma per fortuna non altrettanto quello dei ricoveri. Ed il merito va senza dubbio ai vaccini. Io non sono un medico né uno scienziato, ma mi fido della scienza che ho avuto modo di conoscere nella grande professionalità e competenza del gruppo di lavoro che mi ha affiancato».



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