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La fiducia nel futuro passa anche
dall’aumento delle nascite:
al “Mazzoni” incremento di parti

ASCOLI - In controtendenza rispetto alle previsioni e incuranti della pandemia e degli effetti del sisma che ha spopolato le aree interne, il reparto Ostetricia dell'ospedale ascolano, diretto dal dottor Giampiero Di Camillo ne ha registrati 15 in più nel 2021 rispetto al 2019 (nel 2020 è stato accorpato con San Benedetto): «Chiediamo a gran voce l'ammodernato, un ambiente accogliente per le donne in attesa, una sala travaglio dotata di tutti i comfort»
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di Maria Nerina Galiè

Il dottor Giampiero Di Camillo

Ci sarà pure un diffuso calo delle nascite in Italia, dove la popolazione invecchia e le tante incertezze scoraggiano le coppie dal mettere al mondo bebè. Eppure ad Ascoli, in controtendenza anche con le previsioni Istat che vedono il capoluogo piceno perdere 3.000 residenti nel 2030, contro i 300 in meno a San Benedetto, nel 2021 c’è stato un incremento dei parti e quindi delle nascite nel reparto Ostetricia e Ginecologia dell’ospedale “Mazzoni”, dal 2020 diretto dal facente funzione Giampiero Di Camillo.

Prendendo come anno di riferimento il 2019, quando ancora la pandemia non aveva “mischiato le carte”, al “Mazzoni” si erano registrati 496 parti – al limite con la soglia dei 500, valida per il mantenimento del punto nascite – con 506 nuovi nati. Nel 2021 ci sono stati 511 parti e sono nati 516 bambini, tra cui gemelli. A San Benedetto il 2021 si è chiuso con 651 parti, 160 parti in meno rispetto al 2019 quando se ne sono contati oltre 800. (813 nati).

Non è una “gara”, tuttavia il dato non è trascurabile, proprio per via della pandemia che ha portato alla paura ed anche al rinvio di matrimoni. E non dimentichiamo gli effetti del sisma del 2016 che ha colpito le aree interne del Piceno, che dal punto di vista sanitario gravano su Ascoli e da dove molti residenti sono stati costretti a trasferirsi, in tanti nelle zone costiere, in pochissimi tornati a casa (leggi qui il punto su chi ancora, dopo 5 anni, percepisce il contributo di autonoma sistemazione).

In quanti, in particolare i giovani, non faranno ritorno nelle zone di origine? Dipenderà anche dal tipo di servizi che verranno garantiti o potenziati. Quello delle nascite appunto è uno dei principali, insieme alla medicina territoriale, settore dal quale si sta levando l’allarme per il rischio di depotenziamento (leggi qui cosa pensa al riguardo il dottor Italo Paolini).

E’ su questo punto che il dottor Di Camillo intende focalizzare l’attenzione. «Il reparto Ostetricia e Ginecologia del “Mazzoni” merita di più. Intanto abbiamo lavorato con un organico di tre medici in meno, con 6 più il primario, rispetto a 9. Uno lo abbiamo recuperato, ne mancano ancora due ed il primo gennaio è scaduto l’avviso pubblico per il reclutamento di questa figura professionale. 

L’ottimo risultato è merito di tutto il personale che, nonostante le carenze, si è sacrificato con abnegazione. Parlo di medici, ostetriche ma anche infermieri e oss. 

Per quanto riguarda la Ginecologia, reparto molto attivo al “Mazzoni” a causa della pandemia che ha impegnato altrove gli anestesisti ed altro personale, abbiamo la sala operatoria a disposizione un solo giorno a settimana».  

Poi il primario scende sull’aspetto strutturale di Ostetricia che ritiene debba essere «ammodernato, creando finalmente un ambiente accogliente per le donne in attesa, una sala travaglio dotata di tutti i comfort e la possibilità di partorire anche con metodi innovativi, come in acqua ad esempio. 

Lo chiediamo adesso, perché come si è visto la richiesta non manca, ed a gran voce. 

La direzione di Area Vasta 5 aveva dimostrato interesse verso questi argomento. L’auspicio è che si continuerà sulla stessa linea anche con il cambio al vertice».

 

 


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