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Salario accessorio, i sindacati dell’Area Vasta 5 non mollano: «Circa 200 precari da stabilizzare» (Video)

SAN BENEDETTO - Nuovo picchetto di fronte al Madonna del Soccorso, ma stavolta delle sigle di maggioranza: «Al personale ospedaliero deve essere riconosciuta l'indennità maturata. In caso contrario, siamo pronti allo sciopero»
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testo e video di Giuseppe Di Marco

 

Continua lo stato di agitazione del personale dell’Area Vasta 5. Questo pomeriggio le sigle sindacali di maggioranza si sono recate in massa di fronte all’ospedale Madonna del Soccorso per ribadire le criticità denunciate nelle scorse settimane. Se il tavolo con l’Asur non dovesse portare ad una soluzione, infermieri e operatori socio-sanitari sono pronti a scioperare.

 

Come spiegato da Cgil, Cisl, Uil e Fials in un recente incontro all’ospedale Mazzoni di Ascoli, il problema è rappresentato dal fatto che il personale ospedaliero sta ancora aspettando che gli venga riconosciuto il salario accessorio, una parte consistente delle indennità che raggiunge il 30% dello stipendio totale.

 

Il picchetto di Cigl, Cisl, Uil e Ugl di fronte all’ospedale Madonna del Soccorso

 

«L’Asur era nata per armonizzare le diverse esigenze territoriali – afferma Giorgio Cipollini (Cisl) – ma dopo tanto tempo le sperequazioni, invece di diminuire, sono aumentate. Adesso temiamo che, con la riforma sanitaria, ci possa essere una razionalizzazione dei servizi, cosa che amplierebbe ancora di più il divario fra Marche Nord e Sud».

 

«Oggi siamo qui a protestare perché vogliamo che tra le diverse Aree Vaste venga ripristinato un equilibrio – aggiunge Benito Rossi (Ugl) – Siamo assaliti dalla mancanza di coperture e ci sono quasi 200 precari da confermare, pena il decadimento dei servizi». Il primo a risentirne pesantemente, va da sé, sarebbe il Pronto Soccorso.

 

«Dall’Asur deve ancora arrivare quasi 1 milione di euro – spiega ancora Viola Rossi (Cgil) – Vogliamo che venga riaperto il tavolo, perché era stato preso l’impegno di restituire questi soldi entro il 31 ottobre, ma nessuno si è fatto sentire. Siamo pronti a proclamare lo sciopero, ma anche a proseguire con le proteste».


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