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Aborto, una donna risponde al dottor Ojetti: «Ecco la mia lista dei “vorrei”»

LA LETTRICE interviene sull'argomento dopo un'esperienza «traumatica non per aver rinunciato a dare la vita, ma per il personale sanitario non collaborativo e giudicante». Ed ancora al  presidente dell'Amci: «Non  costringerei mai un membro dell’associazione nazionale medici cattolici a praticare un'interruzione volontari di gravidanza. Allo stesso modo non vedo perché un dottore dovrebbe fingere che il mio bisogno di abortire non esiste o che vada scoraggiato»
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Interruzione volontaria di gravidanza e revoca della convenzione con l’Aied di Ascoli. Tanti i pareri che si sono alternati sulle nostre pagine, da parte di diretti interessati, politici, medici e la stessa Ast, ex Area Vasta 5.

A scendere in campo, ora, è una donna marchigiana che ci scrive con tanto di nome e cognome ma che ovviamente lasciamo nell’anonimato. Parla da “paziente”, cioè – precisa – di una persona che si è affidata ad un medico, agganciandosi in particolar modo alla parole del dottor Stefano Ojetti, segretario nazionale medici cattolici (Amci) (leggi qui).

 

«Voglio rispondere – afferma la donna – alla domanda del dottore, quando chiede: “cosa si può desiderare oggi relativamente alle interruzioni di gravidanza?”

Per aiutare il dottore e le parti politiche rilevanti a capire i bisogni dei pazienti marchigiani, sarebbe utile avere testimonianze dirette, seppure in forma anonima, sull’esperienza avuta nella provincia Picena.

Detto questo, segue la mia lista dei “vorrei”.

Vorrei che tutte le persone che hanno deciso di voler interrompere volontariamente la loro gravidanza potessero farlo in una struttura ospedaliera vicina, come quando si fa l’appendicite.

Vorrei che, durante la procedura sanitaria, chi è paziente avesse accesso a informazioni chiare e semplici, senza dover bussare alle porte delle associazioni femministe per reperirle.

Vorrei che durante l’esecuzione della procedura sanitaria chi è paziente non venisse trattato come assassino dal personale medico che non è d’accordo con la sua scelta di vita.

Vorrei che non esistessero chirurghi e anestesisti, infermieri farmacisti e medici di famiglia che, nel momento in cui sono al corrente della decisione della paziente, fanno il possibile per far sì che si arrivi a sentire il feto che si muove nel corpo, sperando che la persona cambi idea.

Questo elenco è ciò che ha reso il mio aborto traumatico, ma so di altre storie, raccontate da amiche intime in grande riservatezza, dato che abortire non “sta bene”.

Forse scandalizzerà alcune persone, ma vi assicuro che tanti altri nelle Marche la pensano come me, e cioè: non mi ha traumatizzata il fatto di aver rinunciato a dare la vita, quando essa si stava formando nel mio corpo.

Mi ha traumatizzata il personale sanitario non collaborativo e giudicante.

Voglio concludere dicendo su cosa sono d’accordo, riguardo alla lettera del dottor Ojetti: oltre ad avere tante amiche cattoliche che, come me, hanno sofferto il loro aborto a causa delle vere violenze subite dal personale sanitario, oltre ad avere tante amiche marchigiane che hanno trovato un utile piano B in Aied, ho anche tante amiche che vorrebbero una famiglia piena di bambini.

Il mio aborto difficile non ha assolutamente cambiato la loro vita in meglio.

Forse sarà stata molto triste la signora “demografia”, a cui il dottore tiene particolarmente, ma sul tema preferirei chiedere l’opinione a un laureato nella scienza specifica.

L’altra cosa che ci tengo a precisare è che io non costringerei mai il dottor Ojetti o un membro dell’associazione nazionale medici cattolici a praticare sul mio corpo un’interruzione di gravidanza.

Allo stesso modo non vedo perché un dottore dovrebbe fingere che il mio bisogno di abortire non esiste o che vada scoraggiato.

Non vorrà costringere le donne incinte a partorire per forza, come succede in America?

La disattivazione della convenzione con Aied è un momento di lutto di tante donne, anche se non è socialmente accettabile dirlo a voce alta. Lo è esattamente come per alcuni cattolici, non tutti quanti, c’è un lutto per ogni gravidanza non portata a termine.

Il problema vero della nostra società è che la Regione dovrebbe avere una posizione laica e offrire tutti i servizi necessari sia alle donne che vogliono procreare che a quelle che vogliono interrompere la gravidanza.

Sono queste le soluzioni di cui noi cittadini abbiamo bisogno, mamme e papà, single di tutti i sessi. Dateci dei dottori che pratichino l’aborto oppure ridateci l’Aied. E, in parallelo, supportate chi vuole essere genitore».

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