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Aborto, Stefano Ojetti (Amci): «Serve un’approfondita riflessione sulle cause che inducono una donna ad abortire»

IL MEDICO ascolano: «Non è di più aborti di cui abbiamo bisogno, ma di più nascite, oltreché di educare le nuove generazioni alla cultura della vita»
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di Stefano Ojetti

 

(segretario nazionale medici cattolici)

 

“Nelle Marche è sempre più difficile applicare la 194: il tasso di abortività è inferiore del 4,5% rispetto al resto d’Italia, sempre più numerose sono le donne che vanno fuori regione e sempre più numerosi sono i medici obiettori”.

 

Lo affermava Loredana Longhin, segretaria regionale Cgil Marche, lo scorso settembre. Paradossalmente la stessa Longhin recentemente si è, giustamente, dimostrata preoccupata per il costante calo demografico relativo alle Marche nell’ultimo decennio: “Dal 2011 le nascite sono diminuite di 4.634 unità (-33,4%)” aggiungendo che “nel 2021 le nascite nelle Marche sono state 9.222, 210 in meno rispetto al 2020 (2,3%). Anche nel 2021, dunque, c’è un nuovo superamento al ribasso del record di denatalità”.

 

In tale contesto si inserisce la querelle di questi giorni relativa alla revoca della convenzione da parte dell’Azienda Sanitaria Territoriale (Ast) di Ascoli all’Associazione Italiana per l’Educazione Demografica (Aied) relativamente al servizio di “interruzione volontaria di gravidanza (Ivg).

 

E’ di uso comune che chi abortisce venga definita paziente, ma vale la pena qui ricordare che la gravidanza non è una malattia è tutt’al più una condizione che dovrebbe rendere felice una coppia e non essere considerata come una malattia da “curare” attraverso una Ivg.

 

Non volendo minimamente entrare nel dibattito politico per gli ovvi vantaggi, fin troppo evidenti, in termini di servizio (quattro medici non obiettori), sicurezza “presenza di anestesista”, benessere della donna “aborto indolore”, risparmio “circa 90.000 euro l’anno”, vorremmo altresì fare alcune considerazioni in merito al drammatico problema relativo alla denatalità della quale l’aborto rappresenta senza dubbio una delle cause.

 

La questione aborto-denatalità è un po’ come quando si indica per vedere la luna dove, secondo un antico proverbio, il saggio guarda la luna (denatalità) e lo sprovveduto guarda il dito (Ivg). Ciò per significare che ci si affanna ad elencare numeri, dati, qualità dei servizi, supposti diritti ecc. non considerando la vera e drammatica problematica che non è ad oggi la difficoltà ad abortire, quanto piuttosto quella del procreare.

 

Cosa si può desiderare ancora relativamente alle Ivg, quando ogni anno nel mondo si praticano circa 44 milioni di aborti indotti e dove nel nostro Paese, a più di quarant’anni dall’entrata in vigore della legge 194, ne sono stati eseguiti ufficialmente più di sei milioni?

 

Basti pensare nel nostro ospedale di Ascoli negli ultimi cinque anni sono stati effettuati 420 aborti indotti: c’è da esserne fieri o questi dati meritano un’approfondita riflessione su quali siano le cause che inducono una donna ad interrompere una gravidanza?

 

I media (giornali, riviste, cinema, radio, televisione) tendono oggi a portare avanti una cultura di morte che è incentrata a scalzare il concetto di vita. Aborto, suicidio assistito, eutanasia: tutto mira a indirizzare la cultura e le coscienze verso questa pericolosa deriva piuttosto che alla valorizzazione della cultura della vita.

 

Basti pensare alla ricerca farmaceutica, tenacemente impegnata nella ricerca di nuove pillole che rendano sempre più facile l’Ivg, “RU486, la pillola del giorno o dei cinque giorni dopo”, banalizzando in tal modo l’aborto e riducendolo ad una questione privata, che deve rimanere nascosta tra le quattro mura di una stanza della propria casa, abbandonando da sola la donna a vivere questa terribile esperienza che, è dimostrato, lascia dei segni indelebili per tutto il resto della propria vita.

 

Nonostante tutto questo, la società continua a guardare il dito e non la luna, il tasso di fecondità infatti continua a decrescere, ben sotto la soglia di circa 2,1 figli che garantirebbe il ricambio generazionale. A tale proposito i dati Istat relativi al 2021 confermano a livello nazionale questo trend negativo con 399.400 bambini nati (-1,3% rispetto al 2020). Non è pertanto di più aborti di cui abbiamo bisogno, ma di più nascite, oltreché di educare le nuove generazioni alla cultura della vita.

 

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