Cemento tra le storiche rue, uno scempio senza fine

ASCOLI -Da Corso di Sotto alla Piazzarola, il malcostume e la mancanza di rispetto verso uno dei simboli del cuore cittadino. Le pavimentazioni coi ciottoli di fiume perdono colore, fascino e potere drenante. Eppure chi esegue interventi di qualsiasi tipo, da regolamento, dovrebbe lasciare come ha trovato
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di Luca Capponi 

 

Cosa ci fa il cemento tra i ciottoli di fiume delle nostre rue? Se prima era un’eccezione, oggi sembra dilagare. E non va affatto bene. Basta farsi un giro tra le caratteristiche (e bellissime) stradine del cuore cittadino per rendersene conto. All’effetto cromatico vivo dato dal mix tra il colore delle pietre e quello verde dell’erba che vi cresce attorno si va via via sostituendo un grigio anonimo e spento che esteticamente lascia perplessi, se non addirittura costernati, verso come quello che è un punto di forza delle cento torri viene puntualmente trattato.

Una rua “chiazzata” nella zona di Corso di Sotto

 

Se da una parte alcune rue sono ormai del tutto ingrigite, dall’altra ve ne sono altre dove il risultato è…chiazzato, con esiti addirittura peggiori. Di esempi ce ne sono a iosa: dalla zona di Corso di Sotto, con la purtroppo famigerata via delle Stelle, fino alla Piazzarola. Nessun rispetto per la storia.

 

La domanda, al solito, è una, e ricorda il titolo di una canzone dei Matia Bazar e di una, più nota, degli 883: ma perché?

 

In realtà il motivo di questa “violenza” sulle antiche pavimentazioni viene di solito attribuito alla sbrigatività con cui si conducono certi lavori: buttare il cemento anziché rimuovere “a mano o con mezzi idonei per non creare danni” (così è scritto sul regolamento comunale) rappresenta sicuramente una soluzione più veloce ed economica per chi esegue l’intervento. Ed anche un modello perfetto di dabbenaggine e mancanza di rispetto che grida vendetta.

Cazzotto in un occhio dalla Piazzarola

 

Infatti, sullo stesso Regolamento “recante norme per l’esecuzione delle manomissioni e dei ripristini sui sedimi stradali e sulle aree comunali” vi è scritto anche che, dopo l’intervento, sulle pavimentazioni lapidee o similari (cubetti, masselli, lastre, guide, cordoni, ecc.) “il ripristino degli strati di sottofondazione e fondazione dovranno essere correlate alle dimensioni (larghezza e profondità) dello scavo. Le superfici di appoggio della pavimentazione dovranno essere eseguiti con materiali analoghi a quelli esistenti prima della manomissione, di analogo spessore o dimensioni, opportunamente costipati”.

Altri esempi del centro

 

E poi, ancora, che “le dimensioni del ripristino della parte superficiale della strada saranno strettamente correlate alla natura del materiale che costituisce la pavimentazione ed ai disegni di posa del medesimo e, di norma, dovranno permettere una ricucitura del disegno tale da non pregiudicarne l’effetto; la pavimentazione dovrà essere naturalmente ricollocata allo stesso livello della pavimentazione circostante, tenuto altresì conto delle pendenze, baulature, ecc. per consentire il regolare deflusso delle acque meteoriche”. 

 

Insomma, chi lavora deve poi lasciare tutto come ha trovato. Nel regolamento, inoltre, non c’è nessuna parola sullo scempio sempre più diffuso, nessun articolo che parli di cemento e delle pavimentazioni “maculate” sempre più diffuse. Ergo, siamo in una situazione extra-regolamento. E, quindi, oltre che esteticamente discutibile, persino segnalabile, che fa pure rima.

 

Senza calcolare, infine, che l’effetto cemento sembra agire anche sul potere “drenante” della strada: laddove, in caso di pioggia, vi è un assorbimento di un certo tipo, col cemento questo risulta del tutto assente, contribuendo a generare fiumi e ruscelletti che fanno molto città lagunare. Anche se qui non siamo a Venezia. E nemmeno a Comacchio.

 

 


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