
Francesco Ameli
«I fatti di cronaca che hanno colpito Ascoli e San Benedetto in questi giorni non possono essere derubricati a semplici episodi di esuberanza giovanile o “ragazzate”». È questo il pensiero di Francesco Ameli, segretario provinciale del Pd, che dice la sua riguardo quanto accaduto ultimamente nella provincia.
«Vedere i nostri centri urbani, il cuore della vita del Piceno, segnati da disordini e violenza preoccupa profondamente i cittadini e impone a noi, rappresentanti delle istituzioni, una riflessione seria e priva di pregiudizi – le sue parole – Dobbiamo dircelo con chiarezza: non c’è nulla di più coerente con i valori della sinistra che garantire a tutti, specialmente ai più fragili e a chi vive nei quartieri meno centrali, il diritto alla propria incolumità e alla qualità della vita. La sicurezza non è una bandiera elettorale della destra, ma un pilastro della convivenza civile e, soprattutto, un diritto fondamentale delle persone.
Troppo spesso, per timore di cadere in analisi ideologiche o di essere accusati di subalternità culturale – continua Ameli – Abbiamo esitato ad affrontare il tema della devianza giovanile quando questa incrocia le dinamiche dell’immigrazione di prima o seconda generazione. È un errore che non possiamo più permetterci. Analizzare la realtà per quella che è, con onestà e pragmatismo, non significa cedere al razzismo, ma al contrario significa voler governare i fenomeni anziché subirli. Se i dati e la percezione dei cittadini ci parlano di un disagio che esplode in certe fasce di popolazione, il nostro compito è intervenire con percorsi di integrazione che siano diritti, ma anche doveri ferrei di rispetto delle regole comuni. La sicurezza si costruisce con l’educazione e il senso di appartenenza a una comunità, non con l’indifferenza.
D’altro canto, dobbiamo diffidare dalle ricette miracolose fondate solo su slogan e “parate” – ammonisce il segretario Pd – La destra spesso invoca il pugno duro, ma i numeri del nostro territorio ci dicono che negli ultimi anni le forze di polizia hanno subito tagli pesanti di organico e risorse. Chiedere più divise nelle strade ha senso solo se si mettono i fondi necessari per far funzionare i commissariati e i tribunali dei minori, che oggi operano in condizioni di cronica difficoltà. La repressione senza investimenti strutturali è solo un tampone temporaneo che sposta il problema di qualche chilometro senza risolverlo mai.
Una città sicura è quella in cui le istituzioni non lasciano vuoti – conclude Ameli – Dove mancano la scuola, lo sport, le associazioni e gli spazi di aggregazione, si crea un terreno fertile per la microcriminalità e l’apatia. La sfida per il nostro Piceno è allora quella di unire la fermezza del controllo del territorio a una presenza sociale capillare. Serve una regia forte tra Prefettura, comuni e forze dell’ordine che non si limiti alla gestione dell’emergenza, ma che lavori sulla prevenzione, sulla legalità e sulla dignità del lavoro. Solo così potremo restituire ai nostri cittadini la serenità di vivere le nostre città, sapendo che la sicurezza è un bene comune di cui la politica deve tornare a farsi carico con serietà e visione».
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