Nel 2024 i lavoratori dipendenti privati nelle Marche sono aumentati, ma la crescita, per la Cgil regionale, non basta a nascondere un problema ormai strutturale: il mercato del lavoro continua a produrre disuguaglianze profonde, soprattutto per giovani e donne. È quanto emerge dall’analisi del sindacato, che fotografa una regione in cui l’occupazione cresce (+1,1% in un anno) ma si concentra sempre più nella fascia degli over 50, mentre le condizioni salariali restano sperequate.

Il dato più evidente riguarda le retribuzioni. Nelle Marche il salario medio annuo è di 21.740 euro, inferiore sia alla media del Centro sia a quella nazionale. Ma il divario diventa macroscopico per i più giovani: gli under 30 percepiscono in media appena 13.023 euro lordi l’anno, oltre il 40% in meno rispetto alla media complessiva. A pesare è l’alta incidenza di contratti precari e part‑time, che coinvolgono quasi quattro giovani su dieci. Anche a parità di contratto stabile e a tempo pieno, tuttavia, il gap rimane elevato, segno di una penalizzazione radicata.
Profonda anche la disparità tra uomini e donne. Le lavoratrici guadagnano mediamente 7.343 euro in meno dei colleghi, quasi il 30% in meno. Il ricorso al part‑time, che riguarda più della metà delle donne, spiega solo una parte della forbice: anche all’interno dei contratti standard, le donne percepiscono oltre il 13% in meno rispetto agli uomini.
Il quadro occupazionale evidenzia inoltre un cambiamento demografico marcato. L’aumento degli occupati si concentra quasi interamente tra gli over 50, che crescono di quasi 7mila unità in un anno. Al contrario, le fasce centrali tra i 30 e i 49 anni registrano un calo, mentre i giovani crescono sì, ma con condizioni molto più fragili. Solo il 35% degli under 30 ha infatti un contratto a tempo pieno e indeterminato, contro oltre la metà della forza lavoro totale.

Giuseppe Santarelli, segretario generale Cgil Marche, ed Eleonora Fontana, segretaria regionale Cgil Marche
Sul fronte dei settori, il manifatturiero continua a perdere terreno, con flessioni significative nel tessile e nell’abbigliamento, mentre il terziario assorbe tutta la crescita ma soprattutto in comparti a basso valore aggiunto, come commercio e ristorazione.
A completare il quadro delle criticità c’è la discontinuità lavorativa: quasi un quarto dei lavoratori a termine non arriva a un anno pieno di retribuzione, con stipendi che spesso non superano i 10mila euro annui.
Per la segretaria regionale della Cgil, Eleonora Fontana, si tratta di segnali chiari: «Le disuguaglianze restano inaccettabili, soprattutto per donne e giovani. Senza politiche regionali serie, capaci di accompagnare gli investimenti europei e riequilibrare il mercato del lavoro, continueremo a produrre precarietà».
Il sindacato chiede la ricostituzione della Commissione regionale Lavoro e misure specifiche per contrastare salari bassi, contratti instabili e una mobilità occupazionale che non permette ai giovani di costruirsi un futuro nelle Marche.
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