Il 2025: uno degli anni più caldi mai registrati nelle Marche e i suoi effetti si sono fatti sentire anche nel Piceno, tra temperature sopra la media, lunghi periodi secchi e precipitazioni sempre più concentrate.
Secondo il resoconto climatico dell’Amap – Agenzia per l’Innovazione nel Settore Agroalimentare e della Pesca – l’anno appena concluso è stato il quarto più caldo dal 1961, con una temperatura media regionale di 14,7 gradi e un’anomalia positiva di +0,8 rispetto al periodo di riferimento 1991-2020.
Un quadro che riguarda da vicino anche la provincia di Ascoli Piceno, dove il progressivo riscaldamento sta incidendo su agricoltura, risorse idriche e qualità della vita. Gli ultimi quattro anni risultano infatti i più caldi dell’intera serie storica regionale, a conferma di un trend ormai strutturale e non più episodico.
Particolarmente significativo l’andamento stagionale. L’inverno 2025 è stato più caldo del normale, con gennaio che ha fatto registrare temperature ben superiori alla media storica, mentre la primavera ha mantenuto valori sopra la norma, seppur con scarti più contenuti. A destare maggiore preoccupazione è stata l’estate, iniziata con un giugno eccezionalmente caldo, secondo solo al 2003 a pari merito, e caratterizzato da una fortissima carenza di piogge, con un deficit dell’82% rispetto alla media.
Nel Piceno, questo andamento ha inciso sulle colture agricole, in particolare su vigneti, oliveti e seminativi, costretti a fare i conti con stress idrico e temperature elevate proprio nelle fasi più delicate del ciclo vegetativo. Le piogge tornate tra luglio e agosto hanno parzialmente compensato il deficit, ma in forma spesso intensa e concentrata, aumentando il rischio di ruscellamenti e dissesto idrogeologico.
Sul fronte delle precipitazioni, il 2025 si è chiuso come un anno leggermente più secco della norma, con un ammanco medio regionale del 12%. L’autunno è risultato particolarmente avaro di piogge, soprattutto tra settembre e ottobre, mesi cruciali anche per la ricarica delle falde e delle sorgenti dell’entroterra ascolano.
Nonostante ciò, gli indicatori di siccità sono rimasti complessivamente entro livelli di normalità, grazie all’alternanza tra mesi secchi e fasi più piovose. Tuttavia, gli esperti sottolineano come la tendenza a eventi estremi – lunghi periodi asciutti seguiti da piogge intense – rappresenti una criticità crescente anche per il territorio Piceno, storicamente fragile sotto il profilo idrogeologico.
Il quadro delineato dal report Amap conferma dunque una realtà con cui anche Ascoli Piceno e la sua provincia dovranno fare sempre più i conti: un clima che cambia rapidamente, con effetti diretti sull’economia agricola, sulla gestione dell’acqua e sulla sicurezza del territorio. Una sfida che richiede programmazione, prevenzione e politiche locali capaci di adattarsi a un contesto climatico ormai profondamente mutato.
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