Opi, rincaro del 60% della quota annuale: 85 euro contro i 55 dello scorso anno 

ASCOLI - L’aumento improvviso ha generato malcontento tra i 1.833 infermieri iscritti, nonostante la proroga della scadenza al 31 maggio. Si parla di adeguamento di un cifra che, per onore del vero, era tra le più basse d'Italia e delle Marche
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In un periodo in cui tutto rincara, a fronte di stipendi rimasti immutati, anche il costo della quota all’ordine professionale pesa.

Nel Piceno, la quota dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche (Opi) è passata da 55 euro nel 2025 a 85 euro per il 2026, con un aumento pari al 60%, generando un diffuso e non troppo velato malcontento tra i professionisti.

Va detto che la tassa picena era tra le più basse d’Italia: 80 euro ad Ancona e Pesaro Urbino, 75 a Fermo e 85 a Macerata.

L’assemblea annuale del 18 dicembre, durante la quale è stato approvato il nuovo importo, è andata quasi deserta, «come accade spesso», ammettono alcuni iscritti.

A sollevare la protesta è soprattutto il fatto che l’aumento di 30 euro sarebbe potuto essere graduale e non tutto insieme, da un anno all’altro.

L’iscrizione all’Opi è obbligatoria per esercitare la professione, e tra gli iscritti vi sono anche infermieri che non lavorano ancora. Nel Piceno gli iscritti sono 1.833, tra pubblico e privato.

Nella lettera inviata dall’Opi agli iscritti si parla di «risorse economiche necessarie per programmare e sostenere le attività dell’Ordine per l’anno 2026, con conseguente adeguamento della quota annuale».

L’unica nota positiva è la proroga della scadenza del pagamento, spostata da marzo a fine maggio.


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