Pronto Soccorso sotto pressione: ancora ambulanze ferme e Osservazione temporanea sovraffollata

ASCOLI - Al “Mazzoni” giorni critici tra carenza di medici, picchi di affluenza e attese interminabili. Il peso di un sistema in affanno che continua a ricadere sugli operatori in prima linea, esposti non solo allo stress lavorativo, ma anche a un clima di crescente tensione che rende sempre più urgente un intervento strutturale, sul piano organizzativo e della sicurezza
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Il Pronto Soccorso dell’ospedale di Ascoli

 

di Maria Nerina Galiè

Ambulanze costrette a restare ferme anche per oltre un’ora, Osservazione temporanea (Ot) oltre i limiti di capienza, pazienti in attesa da ore – in alcuni casi da giorni – e un clima di crescente tensione che troppo spesso sfocia in aggressioni verbali e fisiche contro il personale sanitario. È la fotografia di quanto sta accadendo al Pronto Soccorso dell’ospedale “Mazzoni” di Ascoli Piceno.

Una situazione che ha spinto sia il direttore generale dell’Ast, Antonello Maraldo, sia le organizzazioni sindacali a chiedere provvedimenti concreti a tutela dei lavoratori. Il Nursind, in particolare, ha formalizzato la richiesta di un incontro con il questore per affrontare il tema della sicurezza degli operatori.

Eppure, nonostante le difficoltà strutturali e organizzative, medici, infermieri e os continuano a garantire il servizio senza soste, cercando di far funzionare un sistema che sconta criticità ormai croniche: la carenza di personale sanitario, soprattutto medici e infermieri, l’aumento dell’affluenza – spesso prevedibile in alcuni periodi dell’anno come il picco influenzale – e una medicina territoriale che non riesce a intercettare i bisogni di un’utenza sempre più orientata a rivolgersi direttamente al Pronto Soccorso, pretendendo risposte immediate.

Una pressione che cresce ulteriormente quando alla paura di stare male si aggiunge l’incertezza sulle cause e sulle possibili conseguenze del proprio stato di salute.

Ambulanze bloccate al Pronto Soccorso del “Mazzoni”, a inizio dicembre

GIORNATE CAMPALI E AMBULANZE AL PALO – Le giornate del 14 e 15 gennaio sono state particolarmente critiche. Le ambulanze del 118 sono rimaste in attesa anche per più di un’ora prima di poter consegnare i pazienti al Pronto Soccorso, ritardando così il rientro in servizio per nuove emergenze. Un problema serio che incide sulla principale caratteristica del soccorso: la tempestività.

Il 14 gennaio, nel primo pomeriggio, al “Mazzoni” si contavano 32 persone in attesa e 18 pazienti nell’Osservazione temporanea. Quest’ultima dispone di 11 box monitorati, ma spesso accoglie un numero ben superiore di pazienti, sistemati uno accanto all’altro, senza privacy e, in alcuni casi, senza monitor, in attesa di consulenze o ricoveri che tardano ad arrivare per la mancanza di posti letto nei reparti. Qualche paziente è rimasto in Ot anche dal giorno precedente.

Si innesca così una reazione a catena: barelle bloccate, ambulanze ferme, pronto soccorso congestionato.

Quando si verificano queste condizioni, dovrebbe partire uno specifico protocollo che prevede, tra le altre cose, la permanenza oltre all’orario di lavoro del medico di turno.

Anche Medicina d’urgenza è diventata una valvola di sfogo per altri reparti, con pazienti “appoggiati” persino per quasi un mese.

SALE VISITA E PERCEZIONE DELL’ATTESA – Al Pronto Soccorso sono operative due sale visita. Una terza viene aperta solo se il medico del 118 – assegnato alla seconda partenza – decide, a sua discrezione, di prestare servizio in Pronto Soccorso durante il turno. Una differenza che per gli operatori è sostanziale: lavorare con tre sale invece che due incide in modo diretto sulla gestione dei flussi.

Il risultato è una forte discrepanza tra la frenesia che si vive all’interno delle sale e la percezione di chi resta in attesa per ore, spesso senza informazioni aggiornate. A peggiorare la situazione contribuisce anche il monitor informativo spento, a causa di un cambio di software ancora in attesa di completamento, come confermato dalla stessa dirigenza Ast.

CARENZA DI MEDICI, L’AST CORRE AI RIPARI – La mancanza di personale medico è certificata nero su bianco nella determina dell’Ast del 5 gennaio, con cui l’azienda sanitaria ha indetto l’ennesimo bando per il potenziamento dell’équipe di Emergenza-Urgenza. Nel documento si evidenzia come i ripetuti tentativi di coprire i posti vacanti tramite concorsi e avvisi pubblici non abbiano avuto esito positivo.

Da qui la decisione di avviare una procedura per la formazione di un elenco di medici idonei al conferimento di incarichi di lavoro autonomo o di collaborazione coordinata e continuativa, rivolto a laureati in Medicina e Chirurgia, medici specialisti e non specialisti con esperienza triennale, da impiegare appunto nei Servizi di Emergenza-Urgenza dell’Ast di Ascoli Piceno.

Nel frattempo, però, il peso di un sistema in affanno continua a ricadere sugli operatori in prima linea, esposti non solo allo stress lavorativo, ma anche a un clima di crescente tensione che rende sempre più urgente un intervento strutturale, sul piano organizzativo e della sicurezza.


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