Donatella Di Pietrantonio, memoria e tempo di un Premio Strega: «”L’età fragile” ci rende umani»

APPIGNANO DEL TRONTO - La scrittrice abruzzese parla della sua pluripremiata opera, ambientata nella terra natìa: «L’Abruzzo, come le Marche, è una terra dalle molte voci. È una geografia mutevole che genera una molteplicità di sguardi, di caratteri, di vite. Nei miei racconti tento di afferrarne l’eco. I riconoscimenti non hanno cambiato il mio modo di scrivere: la voce, lo sguardo e lo stile restano quelli di sempre». Appuntamento domenica al teatro Sale
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di Maria Grazia Lappa

 

Donatella Di Pietrantonio

 

Nel suo ultimo romanzo, “L’età fragile”, Premio Strega 2024, Donatella Di Pietrantonio conferma la forza di una delle voci più autorevoli della narrativa italiana contemporanea.

 

Un romanzo intenso, che scava nella memoria e nel tempo, raccontando le ferite che si trasmettono di generazione in generazione e il delicato equilibrio dell’esistere. Ne “L’età fragile”, la scrittrice abruzzese intreccia paesaggio e psiche, famiglia e comunità, confermando ancora una volta la sua capacità di “levigare il dolore” con le parole.

 

Nei suoi libri la famiglia non è mai soltanto uno sfondo, ma uno spazio carico di tensioni, affetti e ferite. È un aspetto complesso, a volte doloroso. Quanto di questo nasce dalla sua esperienza personale?

 

«La mia vita entra nei racconti in modo indiretto, trasformata. Non sempre scrivo per raccontare ciò che ho vissuto, ma per dare forma a ciò che riconosco. Ogni storia segue le proprie regole e deve reggersi da sola: la verità che cerco non è autobiografica, ma narrativa».

 

Che ruolo ha la fragilità nei suoi romanzi?

 

«La fragilità è il vero punto di contatto tra i miei personaggi e chi legge. Non è un limite, ma una condizione essenziale: attraversa tutti, anche quando viene nascosta o negata. In passato rappresentava qualcosa che non si poteva mostrare, in particolare negli uomini, chiamati a mantenere il ritegno. Era qualcosa da nascondere, da non manifestare. Oggi qualcosa è cambiato. Riconoscerla significa accettare ciò che ci rende umani, ed è proprio lì che nasce la differenza: nelle crepe, non nella forza ostentata».

 

L’Abruzzo ritorna nei suoi racconti come un paesaggio dell’anima, fatto di monti, silenzi e distanze. Quanto questo luogo incide sull’immaginario e sulla voce delle sue storie?

 

«L’Abruzzo, come le Marche, è una terra dalle molte voci. In pochi chilometri il paesaggio si trasforma: le colline si dissolvono nei monti, il respiro si apre verso il mare. È una geografia mutevole che genera una molteplicità di sguardi, di caratteri, di vite. Nei miei racconti tento di afferrarne l’eco, di restituire questa varietà umana come si fa con un paesaggio interiore, fatto di contrasti, silenzi e improvvise aperture».

 

Dopo riconoscimenti importanti come il Premio Strega e il Premio Campiello, cosa cambia nello sguardo e nello spirito di una scrittrice? Il successo modifica il rapporto con la scrittura o ne rafforza le responsabilità?

 

«Il modo di scrivere non cambia: la voce, lo sguardo e lo stile restano quelli di sempre. Ciò che evolve, invece, è la persona che scrive, come accade in ogni attività affrontata con impegno. Si cresce attraverso l’esperienza, la disciplina, la consapevolezza dei propri limiti e delle proprie possibilità. Ogni libro diventa così non solo un’opera a sé, ma anche una tappa di un percorso di maturazione: la scrittura resta fedele a se stessa, ma chi scrive cresce, impara, osserva il mondo — e se stessa — con occhi sempre più profondi».

 

Vincitrice del Premio Campiello, del David di Donatello e del Premio Napoli con “L’arminuta”, Donatella Di Pietrantonio, con “L’età fragile”, consolida la sua statura di grande autrice del panorama letterario italiano. L’opera verrà presentata domenica 25 gennaio alle 17 (già sold out) ed alle 18,30 al Teatro S.A.L.E. di Appignano del Tronto, ultimo appuntamento della Rassegna Letteraria 4.0.

 

L’incontro sarà moderato dal giornalista Luca Capponi. Al termine della presentazione è previsto un firmacopie con l’autrice.


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