di Lino Manni
Un’altra notte magica del Picchio. Nella tana del “saracino aretino” l’Ascoli centra il punteggio più alto. Una sfida vinta nettamente anche se qualcuno è di diverso avviso. L’Ascoli aveva solo un risultato e l’ha centrato; l’Arezzo due possibilità, come i punti di vantaggio che gli sono rimasti, ma le ha sprecate.

Simone Corazza esulta dopo il gol (foto Ascoli Calcio)
Adrenalina a mille, specie per quelli seduti sulle due panchine, e nel primo quarto d’ora nessun tiro in porta. Quelli dell’Arezzo pensano più a rotolare per terra che a giocare la palla. L’Ascoli comincia il solito giro palla ma le gambe non rispondono a quello che indica il cervello. Pian piano però si scioglie e tutto comincia ad essere più fluido. Il colpo di testa di Gori, respinto sulla linea, è il primo campanello d’allarme. Gli undici in campo si rivolgono alla panchina per giocarsi la card; Tomei replica dicendo di giocare…a calcio. Si agitano le due panchine, volano cartellini rossi ma non i due tecnici restano glaciali. Silipo ha una ghiotta occasione mentre D’Uffizi, dopo aver ricevuto un paio di legnate, rimedia il giallo.
La partita la fa l’Ascoli. L’Arezzo attende e mette in campo un catenaccio moderno (tutti nella propria metà campo) affidandosi alle ripartenze (il contropiede di una volta). Il vantaggio è bianconero con la “pinna” di Rizzo Pinna ma l’esultanza si strozza in gola per l’immediato pareggio aretino. Ma l’Ascoli non si scompone. Guiebre continua a spingere, Damiani a impastare azioni, Curado a comandare la difesa. I giocatori dell’Arezzo, “botoli ringhiosi” come li nominava il somme Dante Alighieri, continuano a tuffarsi, a “cascare”, ma l’arbitro non ci casca.
La musica nel secondo tempo non cambia. Il pallino del gioco ce l’ha sempre l’Ascoli anche se conclusioni importanti non se ne vedono. Troppi gli errori dettati dalla tensione. Nel momento in cui il commentatore Rai vede una crescita di Silipo l’allenatore Tomei lo sostituisce insieme a Rizzo Pinna che esce un po’ arrabbiato. Si gioca con il doppio centravanti (Gori-Chakir). L’Arezzo continua a cadere per terra, a perdere tempo. Si alza il tabellone che indica 5’ di recupero. L’Arezzo ha l’occasione per vincere la partita ma Vitale risponde presente. L’Ascoli non butta la palla in avanti ma riparte dalla sua area di rigore con una serie di passaggi fino a quella avversaria.
Mancano pochi secondi per il triplice fischio. Guibre decide di mettere la palla in mezzo. Un difensore dell’Arezzo si aggrappa alla maglia di Corazza. Questa volta Tomei si gioca la carta, o meglio il Jolly. La decisione tarda ad arrivare anche se qualcuno dalla tribuna grida che è rigore netto. Poi l’arbitro indica il dischetto tra la gioia degli ascolani e la disperazione degli aretini. Corazza prende il pallone e manda via tutti gli altri. Calcia, segna e poi 100 metri verso la curva, questa volta gremita rispetto a quella di San Benedetto, dei tifosi bianconeri. Finisce qui. O meglio adesso viene il bello. Dopo il pesce d’aprile in anticipo non ci resta che l’attesa di trovare dentro l’uovo di Pasqua una dolce e gradita sorpresa.
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