Domani 10 maggio alle ore 10,30 nella sala consiliare del Comune di Grottammare lo psicologo Francesco Ruiz presenta il suo ultimo libro. “Tra te e me, (le relazioni, conoscerle, viverle, amarle)” è il titolo di un saggio corposo e capace di parlare a tutti. Soprattutto a chi sente che le proprie relazioni meritano più cura e attenzione.

Francesco Ruiz
Ruiz non scrive dall’alto di una cattedra, ma parte da tante conversazioni reali, da silenzi e momenti in cui qualcuno gli ha portato il proprio dolore e lui ha cercato le parole giuste per stargli vicino.
I tanti anni di pratica clinica vissuta sul campo dall’autore, con il calore dell’ascolto coniugato al rigore scientifico, riescono a prendere per mano il lettore, e ad accompagnarlo in una sorta di viaggio attraverso le tre dimensioni fondamentali dell’essere umano. La mente, il cuore e il flusso della gentilezza.
Dove nasce l’esigenza di affrontare questo tema?
«Credo da quella sensazione diffusa – afferma Ruiz – di disconnessione che attraversa la nostra epoca, nata paradossalmente proprio nel momento in cui siamo più “connessi” che mai. In fondo siamo fatti di relazioni, abbiamo bisogno degli altri. Pensate a quante volte ci siamo sentiti soli pur essendo circondati da persone? Quante volte abbiamo avuto l’impressione che le nostre relazioni scivolassero in superficie, senza riuscire davvero a toccarci?»

Umberto Galimberti con Francesco Ruiz
Non è un caso che sia stato uno dei filosofi e psicanalisti più autorevoli del panorama italiano, Umberto Galimberti, a firmare la prefazione del libro. È lui, infatti, ad inquadrare il lavoro di Francesco Ruiz in una tradizione che risale fino a Platone e Aristotele.
Noi umani non siamo individui che scelgono di entrare in relazione, ma siamo noi stessi, prima di tutto, relazione.
«La nostra identità – continua l’autore – non ci appartiene per natura, ma è il frutto dei riconoscimenti e dei misconoscimenti che riceviamo nel corso della nostra vita. È un dono sociale che riceviamo dagli altri, attraverso i loro sguardi, i loro apprezzamenti, e persino i loro rifiuti. Senza l’Altro, semplicemente, non sapremmo chi siamo».
Questo ribaltamento, cioè di mettere la relazione prima dell’individuo, e non dopo, è il filo conduttore che percorre tutto il libro. Lo sottolinea anche il professor Galimberti, rifacendosi ad Aristotele: “…chi pensa di poter fare a meno degli altri è una bestia o un dio. Non un uomo”.
Ruiz nel suo libro affronta con semplicità, ma senza mai banalizzarli, concetti che derivano da discipline molto diverse fra loro. Le neuroscienze, la psicologia dello sviluppo, la filosofia. Porta il lettore a capire come funziona la memoria emotiva, come alcune esperienze infantili possano continuare ad accompagnarci per tutta la vita, come il cervello costruisce il senso di identità attraverso le relazioni con gli altri.
Coscienza, memoria, linguaggio del corpo, identità, cuore che infondono il coraggio di entrare, davvero, in contatto con l’altro, attraverso emozioni, reciprocità, intimità, ferite affettive. Lo scopo è dichiarato: aiutarci a capire noi stessi per stare meglio con gli altri. La teoria non è un fine, è uno strumento.

La copertina del libro
Ruiz sottolinea anche il ruolo della gentilezza.
«La gentilezza e la compassione – sottolinea – andrebbero vissute come pratiche quotidiane in grado di trasformare la qualità della vita. Una progressione che ritroviamo in ogni buona psicoterapia. Prima si capisce come funzioniamo, poi si trova il coraggio di sentire, infine si impara ad agire con cura. La gentilezza non è debolezza: è una scelta coraggiosa in un’epoca in cui il cinismo viene scambiato per lucidità, e la durezza per forza».
L’autore compie, invece, un gesto quasi controcorrente: prende sul serio la gentilezza. Non come buona educazione, non come galateo di buone maniere, ma come atto deliberato e trasformativo.
«Essere gentili – spiega – significa scegliere di migliorare l’esperienza di chi ci sta vicino, anche quando non è comodo. Significa ascoltare davvero, non solo aspettare il proprio turno per parlare. Significa notare l’altro, tributargli un sorriso, una parola di incoraggiamento, prima che ne abbia bisogno di chiedere.
La gentilezza, spesso sottovalutata, è un potente catalizzatore di connessioni. Attraverso piccoli gesti quotidiani possiamo migliorare sensibilmente le relazioni interpersonali, rafforzare legami. Non solo. Di riflesso, anche a livello neurobiologico, dunque fisiologico, la gentilezza attiva circuiti del benessere reali, che riducono lo stress e migliorano la salute. Anche la compassione può essere una cura: patire insieme per stare meglio.
C’è, oggigiorno, infatti, un dolore che le terapie tradizionali faticano a raggiungere. Non quello legato a un evento specifico, a un lutto o a un trauma, ma quello più sottile e pervasivo del non trovare senso».

Francesco Ruiz
Il senso di vuoto che molte persone descrivono come una stanchezza dell’anima, un’incapacità di entusiasmarsi, un sentirsi estranei a sé stessi. Ruiz, come Galimberti nella sua prefazione, lo sostengono con forza.
«La parola compassione – spiega l’autore – viene dal greco sun-patere, patire insieme. Non è pena, non è pietà, ma la capacità di sentire che il dolore dell’altro ci riguarda, e di agire di conseguenza. In un mondo in cui siamo incoraggiati a essere sempre efficienti, produttivi, indipendenti, la compassione è quasi un atto rivoluzionario.
È il riconoscimento che siamo tutti vulnerabili, e che questa vulnerabilità condivisa, invece di dividerci, può unirci, promuovendo alleanze basate su empatia e azioni costruttive. Conoscere sé stessi significa fare attenzione a come ci sentiamo, pensiamo e agiamo, e capire perché lo facciamo. È come avere una mappa della nostra personalità e della nostra vita».
L’evento è curato dall’associazione Altro Orizzonte, un’idea in movimento fatta di impegno civico, cultura, confronto, inclusione e solidarietà, per abbattere i muri dell’indifferenza attraverso il dialogo.
Interverrà ad interloquire con l’autore Antonello Maraldo, direttore generale dell’Azienda Sanitaria Territoriale di Ascoli, con Laura Rosati in veste di moderatrice.

La locandina dell’evento
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