
di Lino Manni
La speranza è l’ultima a morire. Un noto proverbio italiano, che conoscono praticamente tutti e che viene ripetuto continuamente nelle situazioni che lo richiedono. La speranza è la fiduciosa attesa di un bene che, quanto più desiderato, tanto più colora l’aspettativa di timore o paura per la sua mancata realizzazione.

La coreografia dei tifosi ascolani
A questo punto del campionato, dove il “nostro” l’abbiamo fatto (vedi le dieci vittorie consecutive e il raggiungimento del primo posto in classifica) non si può fare altro. C’è da giocare l’ultima partita, vincerla, e sperare nelle disgrazie…altrui. C’è solo da attendere.
La partita con il Guidonia non è stata come le precedenti. Grande festa sugli spalti, cori e coreografie. In campo sale l’adrenalina, figuratevi sul divano. Curado e compagni hanno un solo risultato, la vittoria. La partita non è facile perché l’avversario ci mette impegno. Tomei resta rintanato in panchina e si alza solo dopo 10’ di gioco. Le manovre dei bianconeri non sono fluide come al solito. L’agitazione sul divano sale.
L’Ascoli sembra non esserci con la testa tanto che sbaglia un paio di conclusioni con Rizzo Pinna e poi clamorosamente con Silipo che sbaglia a porta vuota. Anche Vitale non ci sta con la testa quando è protagonista dell’inzuccata a centrocampo che crea brividi a tutta la curva nord. Insomma, è tutta una questione di testa. Esce Gori che non gradisce e poi entra Milanese, uno con la testa sulle spalle, che subito risolve tutti i problemi segnando il gol della vittoria.
Scende così la pressione e l’ansia per quell’unico risultato che si aveva a disposizione. Con il vantaggio inizia la festa vera sugli spalti mentre al divano si cambia canale ma le notizie che arrivano non sono buone. Tutto è rimandato all’ultima partita, agli ultimi 90’ di gioco e anche se la paura fa 90 non è finita perché la speranza è l’ultima a morire.
Per poter lasciare o votare un commento devi essere registrato.
Effettua l'accesso oppure registrati