Centrosinistra, la rinuncia di Fede accende il dibattito. Primavera: «Chi si candida deve accettare il verdetto delle urne»

SAN BENEDETTO - Il parlamentare pentastellato (candidato sindaco sconfitto da Mozzoni) rinuncia al seggio prima ancora dell’insediamento del Consiglio comunale. Nella coalizione emergono malumori e parte la riflessione sul dopo-elezioni. L’ex consigliere Daniele Primavera: «Una questione di rispetto verso gli elettori». Sabato 13 giugno (alle ore 9) riunione d’insediamento della nuova assise civica
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La decisione di Giorgio Fede di non entrare in Consiglio comunale continua a far discutere il centrosinistra sambenedettese. Il deputato del Movimento 5 Stelle, sconfitto alle recenti amministrative, ha formalizzato la rinuncia al seggio prima ancora della seduta d’insediamento dell’assemblea cittadina, fissata per sabato 13 giugno, alle ore 9. Clicca qui per l’ordine del giorno ufficiale della prima riunione dell’assise

 

Una scelta che, se da un lato era in qualche modo prevista già durante la campagna elettorale, dall’altro ha sorpreso tempi e modalità. Da mesi, infatti, Fede aveva lasciato intendere che, in caso di mancata elezione a sindaco, avrebbe proseguito la propria attività parlamentare a Roma. Tuttavia, all’interno della coalizione molti si aspettavano almeno la sua presenza nella fase iniziale della nuova consiliatura.

 

Con la rinuncia dell’ex candidato sindaco scatterà ora la surroga che porterà in Consiglio comunale Fabrizio Leone, esponente della lista Cambia San Benedetto. Un passaggio formale che sarà ratificato dall’assise durante la prima seduta.

 

Giorgio Fede

 

A generare tensioni non è stata soltanto la decisione in sé, ma anche il fatto che diversi alleati sarebbero venuti a conoscenza della rinuncia soltanto a cose fatte. Proprio venerdì sera, durante una riunione convocata per analizzare il risultato elettorale, la questione avrebbe alimentato un confronto acceso tra le forze che avevano sostenuto la candidatura di Fede.

 

Il parlamentare ha difeso la propria scelta parlando di «responsabilità». Secondo Fede, mantenere contemporaneamente il ruolo di deputato e quello di consigliere comunale di opposizione avrebbe comportato il rischio di non riuscire a svolgere pienamente nessuno dei due incarichi. Da qui la decisione di continuare a rappresentare il territorio in Parlamento, assicurando comunque sostegno politico all’attività della coalizione in città.

 

La vicenda si inserisce però in un contesto più ampio di riflessione interna al centrosinistra, alle prese con una sconfitta che ha aperto interrogativi sulle strategie future e sulla capacità della coalizione di tornare competitiva.

 

Tra le voci intervenute nel dibattito c’è quella dell’ex consigliere comunale Daniele Primavera (storico esponente della sinistra sambenedettese)  che ha dedicato proprio alla scelta di Fede una delle considerazioni finali della sua analisi sul voto. Pur giudicando positivamente l’ingresso in Consiglio di Fabrizio Leone e il risultato ottenuto da Cambia San Benedetto, Primavera ha espresso forti perplessità sul ripetersi di situazioni nelle quali i candidati di punta, una volta sconfitti, rinunciano al ruolo assegnato dagli elettori.

 

L’ex consigliere ha ricordato il precedente alle ultime elezioni regionali con Matteo Ricci e ha sostenuto che il problema non riguardi le persone, ma il messaggio politico che viene trasmesso all’elettorato. «Chi si candida per un ruolo dovrebbe accettare il verdetto delle urne e svolgere l’incarico ricevuto», è in sintesi il ragionamento di Primavera, che considera la permanenza in Consiglio un elemento di credibilità e di rispetto nei confronti dei cittadini chiamati al voto.

 

Le polemiche sulla rinuncia di Fede si intrecciano così con l’analisi più generale della sconfitta. Nel confronto interno sarebbero emerse valutazioni differenti anche sulla campagna elettorale appena conclusa. Alcune componenti della coalizione avrebbero contestato la strategia adottata durante la corsa alle urne, mentre Pd e Movimento 5 Stelle rivendicano comunque la tenuta delle rispettive forze politiche.


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