
Un momento della serata
di Walter Luzi
Otto vive. E non è solo una frase fatta. Di circostanza. I semi dello stare insieme, della solidarietà, del lavorare, sempre, per il bene comune, che lui ha abbondantemente seminato e che hanno sempre caratterizzato tutta la troppo breve ma certamente intensa esistenza di Ottorino Pignoloni, continuano a germogliare. A dare frutti. L’onda lunga generata dal suo esempio e dal suo carisma, dal suo voler e saper far bene in ogni campo, è riuscita a riunire quattrocento amici al ristorante Villa San Lazzaro. Un angolo di pace e verde quiete affacciato sulla campagna e i vigneti dell’Offidano, che sarebbe piaciuto anche a lui.
Sono arrivati da mezza Italia a rendergli omaggio, con la voce che ancora, dopo dieci anni, si spezza per la commozione nel ricordare gli anni privilegiati passati al suo fianco. Sono venuti per lui e per quella solidarietà di cui è stato sempre instancabile e convinto fautore. Fra quote-cena, lotterie, donazioni e contributi del Consav, che lui stesso ideò insieme alle revisioni solidali degli autoveicoli, sono stati raccolti ben 8.000 euro. Andranno alla locale Associazione Italiana Leucemie per potenziare ulteriormente attrezzature e servizi, già all’avanguardia, del reparto di Ematologia dell’ospedale ascolano “Mazzoni”. Un’eccellenza di livello nazionale che conforta e rende orgogliosi, per una volta, in tempi di progressivo e vergognoso smantellamento della sanità pubblica nel nostro Paese.
A ringraziare Otto e tutti c’erano il presidente della sezione ascolana dell’A.I.L., Giuliano Agostini, che ha raccolto e ben speso, fino a oggi, offerte per tre milioni di euro al fine di sostenere il reparto di Ematologia del nosocomio ascolano. E poi è venuto anche lui, il dottor Piero Galieni, che di questo reparto è stato promotore, fondatore, anima e tuttora apprezzatissimo primario. Un medico che fa onore alla sua professione e alla sua categoria ma, soprattutto, un essere umano capace, da solo, di riconciliarci con questo mondo avvelenato dalla moderna barbarie a ogni livello. Con le stesse capacità, solidità morale ed empatia che furono le prime doti di Ottorino Pignoloni.
Stare insieme per fare. Uno dei suoi motti che animerà anche la fondazione che porterà il suo nome. Si è attesa questa occasione per annunciarne ufficialmente la nascita. Otto vive. Davvero. Lo abbiamo detto subito.
Sono arrivati per lui, numerosi, uomini e donne dell’Unasca, l’associazione nazionale che Ottorino Pignoloni ha guidato dal 1993 e, successivamente, per acclamazione, per quasi un quarto di secolo. Onorano la memoria del loro capitano, che ha scritto i capitoli più gloriosi della storia dell’associazione, con un bel video che ne riassume la filosofia, i meriti e le imprese. Senza mai separarsi dai suoi loden, dalla Fiat Ritmo autocarro e dalla sua valigetta ventiquattrore, spesso piena di confezioni di olive all’ascolana da far conoscere nei palazzi ministeriali romani.
Alla testa della delegazione Unasca, l’Unione Nazionale Autoscuole e Studi di Consulenza Automobilistica, emozionatissimi, il segretario nazionale Giuseppe Guarino, il presidente onorario Michele Ciccarone e l’ex presidente Antonello Boni. I colleghi di lavoro e amici del cuore della sua agenzia Mercurio, che fondò nel 1988 insieme a Paola Funari Paternesi e Rosy Marucci. Gli autoriparatori, guidati da Lucia e Davide, della Consav, il consorzio che seppe creare quasi trent’anni fa, vincendo lo scetticismo generale e riuscendo così a compattare il settore sotto l’egida della solidarietà.
Ci sono, manco a dirlo, gli amici più intimi di sempre. Quelli delle partite a pallone in viale Benedetto Croce e delle mascherate di Carnevale in piazza. Quel Carnevale storico ascolano che aveva contribuito decisamente a riportare in vita. Quelli delle settimane bianche e di ogni festa, comandata e non, al Ranch Gerby, a La Botte, al Discotenda, a Gabbiano o dove capitasse. Insieme. Il suo credo riassunto in questa parola.
E poi una moltitudine di amici fedeli, estimatori convinti, ammiratori fulminati dalla sua umanità e dalla sua determinazione, raccolti a frotte su ogni versante della sua vita. Sono dieci anni che Ottorino ci ha lasciati, con un vuoto impossibile, davvero, da colmare. E non solo per le tre donne della sua famiglia: Maura, la moglie, e Chiara e Beatrice, le figlie.
Due fra i suoi amici più cari, cresciuti fin da bambini anch’essi nella leggendaria compagnia di Piazza Immacolata, lo hanno già raggiunto, anche loro troppo presto. Carlo Martinelli e, ferita ancora freschissima questa, Zelindo Boretti. Presenti, vivi, perché mai dimenticati e dimenticabili, anche loro, in questa memorabile serata, insieme a lui.
Tutti gli altri, quelli sopravvissuti anche al dolore e ai vuoti, hanno lavorato insieme, negli ultimi tre mesi, perché questo tributo del decennale fosse degno della straordinaria figura di Ottorino Pignoloni. E coerente, soprattutto, con la sua illuminata visione del mondo.
Una festa in famiglia, dunque. Come quelle che organizzava a Gabbiano, a Ferragosto, e a ogni occasione propizia. Fatte di armonia e pace. Giochi e canti. Battute e allegria. Tavole imbandite e calici levati. Gag e cuore. Una festa condita di sana goliardia e talento. Perché bisogna averne anche per saper strappare un’ovazione, un sorriso o una risata.
Gli amici di sempre, riuniti in uno staff che sa essere squadra vincente ben oltre la scritta sulle magliette delle divise che indossano. Mario Gricinella a dettare i tempi di una lunga e ricca serata-evento che diventa, senza stancare nessuno, una piacevole maratona. Attraverso una lunga galleria di immagini, foto e video, anche d’epoca. Testimonianze e ricordi di tanti, che la commozione, spesso, strozza insieme alla voce in gola.
Le applaudite performance degli amici. Professionisti del bel canto, come il maestro Roberto Cruciani, con Stefano Romani, degna spalla nel Miserere; showman polivalenti come Pier Paolo Piccioni, in arte Petò; e brillanti attori veri e mancati come Pino Presciutti e Lelle Zazzetta.
Si ripercorre la lunga cavalcata di Ottorino nel mondo lavorativo, da giovane praticante dell’agenzia di Piergiorgio Federici dal 1981 fino ai vertici nazionali dell’Unasca. Successi che consegue restando sempre sé stesso. Un leader che sa fare squadra, che sa trasformare le difficoltà in opportunità, confrontandosi, argomentando, ragionando. Mai primo attore a ogni costo. Visionario e innovatore, capace di precorrere i tempi, ma anche abile mediatore. Senza la mediocrità e la spocchia dei troppi capetti che arriveranno a inquinare la nostra società civile a ogni livello.
«Un trascinatore con l’anima di un bambino…», un «miglioratore», per dirla con le parole di Pier Paolo Piccioni. Da spirito veramente libero riuscirà persino a dribblare le lusinghe pelose della bassa politica moderna, sempre a caccia di carri dei vincitori su cui salire, o di vincenti e puri da arruolare e usare per tentare di mascherare le proprie miserie e i propri fallimenti.
Ma Otto sarà sempre incurante dell’interesse personale, che quasi sempre muove certe scelte, e duro, invece, all’occorrenza, quando vede i propri progetti virtuosi a beneficio generale minacciati dagli interessi particolari dei potenti di turno.
Un impegno civile traslato anche nell’esperienza vissuta a capo di Radio Cento Torri Piceno, una delle prime emittenti private cittadine degli anni Settanta, fatta non solo di imperante leggerezza banalotta e qualunquista, tutta dediche e canzonette, ma soprattutto di dibattiti, tavole rotonde e approfondimenti sui temi di effettivo interesse collettivo.
L’esigenza, il dovere, il desiderio sono quelli di sempre per Ottorino Pignoloni. Quelli di dare o restituire, cioè, sotto qualsiasi forma e in qualunque misura, qualcosa al territorio. Alla sua città, che amava immensamente. E che dovrebbe annoverarlo e ricordarlo, almeno, fra i grandi personaggi della sua storia.
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