La sala nel primo incontro pubblico del Comitato Vallata del Tronto

Una sala piena di cittadini, domande e una questione che, nella Vallata del Tronto, non è certo nuova. Ma questa volta la protesta assume una forma organizzata. Si chiama Comitato Vallata del Tronto – Salute, Ambiente e Sicurezza il nuovo soggetto nato con l’intento di accendere i riflettori sulle problematiche ambientali e sulla sicurezza del territorio, mettendo al centro soprattutto la presenza dell’Adriatica Bitumi e il rapporto tra lo stabilimento industriale e una zona che, negli ultimi decenni, è profondamente cambiata.

Ieri sera, 14 settembre, nei locali del Parco della Pace di Colli del Tronto, il direttivo ha incontrato per la prima volta pubblicamente la cittadinanza. Un incontro che non è stato soltanto una presentazione formale: è diventato un momento di confronto, testimonianze e domande, con diversi cittadini intervenuti per raccontare le proprie esperienze e manifestare preoccupazioni legate alle emissioni, agli odori, ai rumori e, soprattutto, alla sicurezza.

Il tavolo del direttivo

A guidare il comitato è Andrea Mantini, presidente, affiancato dal vicepresidente e portavoce Giuseppe Del Moro. Nel direttivo figurano inoltre i consiglieri Stefano Alesi e Gino Schiavi e la segretaria Ilaria Ceci.

Il messaggio lanciato fin dall’inizio è chiaro: il comitato si definisce apartitico e indipendente e dichiara di voler concentrare la propria attività esclusivamente sulla tutela della salute, della sicurezza dei cittadini e dell’ambiente.

Non una protesta affidata soltanto alle parole, dunque, ma un percorso che i promotori intendono costruire partendo dai documenti.

Il primo atto del comitato è stata infatti la richiesta di accesso agli atti, con l’obiettivo di esaminare autorizzazioni, certificazioni, controlli e documentazione relativa all’attività dello stabilimento.

«Studieremo tutto ciò che è necessario», ha spiegato il portavoce Giuseppe Del Moro, evidenziando la volontà di verificare ogni elemento utile per comprendere la situazione.

Tra gli aspetti che il comitato vuole approfondire c’è anche l’applicazione della direttiva Atex, la normativa relativa alla sicurezza nei luoghi di lavoro con presenza di atmosfere potenzialmente esplosive. Un tema che il comitato vuole affrontare attraverso l’esame della documentazione tecnica e delle certificazioni.

Al centro delle richieste ci sarà inoltre l’Aua, l’Autorizzazione unica ambientale, per comprendere quali siano le autorizzazioni in vigore, quali prescrizioni siano previste e quali controlli siano stati effettuati dagli enti competenti.

L’intenzione, dunque, è quella di ricostruire il quadro attraverso gli atti ufficiali, evitando, nelle intenzioni dei promotori, che il dibattito rimanga confinato alle percezioni o alle polemiche.

A dare nuova forza alle preoccupazioni dei residenti sono stati soprattutto gli incendi che hanno interessato l’Adriatica Bitumi.

Sono tre gli episodi ricordati nel corso dell’incontro, avvenuti nell’arco di poco più di un anno. L’ultimo risale al 2 settembre e ha riacceso l’attenzione sullo stabilimento.

Per chi vive nelle vicinanze, la frequenza degli episodi rappresenta un elemento di forte preoccupazione. Il comitato chiede quindi di capire se l’impianto disponga di tutte le condizioni di sicurezza necessarie e quali siano state le verifiche effettuate dopo gli incendi.

La questione, però, non riguarda soltanto gli eventi di natura accidentale.

Tra le problematiche segnalate dai cittadini ci sono infatti anche le emissioni odorigene, il rumore e, più in generale, l’impatto che l’attività produttiva può avere sulla qualità della vita di chi abita e lavora nella zona.

È proprio questo uno degli aspetti sui quali il comitato vuole concentrare la propria attenzione: capire, documenti alla mano, quale sia l’impatto effettivo dell’attività industriale e quali strumenti possano essere utilizzati per garantire la tutela della popolazione.

La storia dell’Adriatica Bitumi è lunga. L’azienda è stata fondata nel 1964, quando il territorio circostante aveva caratteristiche profondamente diverse da quelle attuali.

Oggi, hanno ricordato i rappresentanti del comitato, intorno allo stabilimento si è sviluppato un territorio densamente utilizzato, con abitazioni, attività commerciali, centri commerciali, negozi e imprese artigianali.

Ed è proprio questo uno dei nodi della discussione: il rapporto tra uno stabilimento industriale nato oltre sessant’anni fa e un territorio che nel frattempo si è trasformato.

Da qui nasce anche la richiesta di una possibile delocalizzazione dell’impianto.

Il comitato ha ricordato che negli anni si è parlato della possibilità di trasferire l’attività in altri siti, citando in particolare aree di proprietà dell’azienda a Comunanza e Controguerra. Al momento, tuttavia, non ci sarebbero fatti oggettivi tali da dimostrare l’esistenza di un progetto concreto di trasferimento.

Ed è proprio per questo che il comitato vuole acquisire la documentazione: conoscere le intenzioni dell’azienda e capire se e quali prospettive future siano state prese in considerazione.

Uno dei temi emersi con maggiore forza durante la serata è stato quello del dialogo.

I rappresentanti del comitato hanno sottolineato di non voler soltanto contestare, ma di voler conoscere anche la posizione dell’azienda.

«A tutte le lamentele e alle proteste che si sono susseguite – hanno dichiarato – non abbiamo mai sentito un intervento dell’azienda. Chiediamo maggiore partecipazione, un loro intervento in grado di farci capire le loro intenzioni».

Una richiesta di confronto che, secondo i promotori, dovrebbe riguardare soprattutto il futuro dello stabilimento e il rapporto con il territorio.

La domanda che aleggia è semplice: quale sarà il futuro dell’Adriatica Bitumi in un’area che nel corso dei decenni è diventata sempre più urbanizzata?

Alla serata ha partecipato anche il sindaco di Colli del Tronto Luca Morganti, che ha illustrato l’attività svolta dall’amministrazione dopo gli episodi verificatisi nello stabilimento.

Il primo cittadino ha ribadito di mantenere uno stretto contatto con Prefettura, Arpam, Vigili del Fuoco, Ast e Carabinieri, sottolineando il ruolo degli enti preposti ai controlli.

Dopo l’incendio del 2 settembre, il sindaco ha fatto il punto sulla situazione, riferendo che i controlli non avrebbero evidenziato criticità nella qualità dell’aria tali da determinare le condizioni per fermare l’attività dello stabilimento.

Una posizione che non chiude, però, il confronto. Il comitato ha infatti scelto di procedere con l’accesso agli atti proprio per approfondire direttamente la documentazione e verificare il quadro autorizzativo e le certificazioni.

Tra gli intervenuti anche il consigliere regionale Andrea Cardilli, già sindaco di Colli del Tronto.

Cardilli ha ricordato i tentativi compiuti in passato per affrontare la questione e ha posto l’accento su un elemento fondamentale: nel corso degli anni il paese è cresciuto attorno allo stabilimento.

Non si tratta quindi, secondo quanto emerso, soltanto di un problema legato alle emissioni o agli incendi, ma di una questione urbanistica e territoriale che coinvolge il modello di sviluppo dell’area.

Cardilli ha inoltre ricordato che il nuovo piano regolatore del Comune stabilisce che, in caso di chiusura dell’azienda, non verrà rilasciata un’autorizzazione per la realizzazione di una struttura analoga.

Un passaggio che guarda anche al futuro e che, nelle intenzioni dell’amministrazione, dovrebbe impedire che l’eventuale cessazione dell’attuale attività possa tradursi automaticamente nell’insediamento di un nuovo impianto simile.

Per Gino Schiavi, consigliere del comitato, quella che oggi torna al centro del dibattito è una questione tutt’altro che recente.

Nel corso della serata è stato ricordato come le preoccupazioni della popolazione risalgano a oltre cinquant’anni fa. Schiavi ha citato anche un esposto presentato nel 1978 alla Pretura di Offida, a testimonianza di una storia di proteste e malumori che attraversa diverse generazioni.

La nascita del comitato assume quindi un significato particolare: non l’inizio di una problematica, ma l’avvio di una nuova forma organizzata di partecipazione cittadina.

All’incontro erano presenti, oltre al sindaco Morganti e al consigliere regionale Cardilli, anche consiglieri comunali di maggioranza e minoranza e la consigliera del Comune di Spinetoli Angela Cicconi.

Nel corso della serata è intervenuta anche la segretaria del Pd Barbara Muscelli, che ha posto l’accento sull’assenza del Comune nelle conferenze di servizio.

La partecipazione di esponenti appartenenti a diverse realtà politiche sembra confermare la volontà del comitato di mantenere il confronto su un terreno il più possibile trasversale.

È proprio l’indipendenza dalla politica, del resto, uno degli elementi sui quali i promotori hanno insistito maggiormente.

Pur avendo individuato nell’Adriatica Bitumi il primo e principale fronte di intervento, il comitato nasce con un obiettivo più ampio.

Nel mirino ci sono sicurezza, qualità dell’aria, emissioni, impatto odorigeno, rumore e tutela ambientale nell’intera Vallata del Tronto.

L’idea è quella di costruire uno strumento permanente di attenzione sul territorio, capace di raccogliere le segnalazioni dei cittadini, dialogare con le amministrazioni e verificare, attraverso gli atti, le situazioni considerate meritevoli di approfondimento.

Una sorta di osservatorio civico, dunque, che vuole trasformare le preoccupazioni individuali in un’azione collettiva.

La serata del Parco della Pace ha lasciato emergere soprattutto una parola: chiarezza.

Chiarezza sulla sicurezza dello stabilimento. Chiarezza sugli incendi. Chiarezza sulle autorizzazioni ambientali. Chiarezza sulle emissioni e sui rumori. E, soprattutto, chiarezza sulle prospettive future dell’impianto.

«Siamo un comitato fuori dalla politica che mira esclusivamente al bene dei cittadini», ha ribadito Del Moro.

Il comitato non nasconde l’obiettivo della delocalizzazione, ma prima di arrivare a una richiesta definitiva vuole conoscere gli atti, studiare le autorizzazioni e comprendere quali siano le reali intenzioni dell’azienda.

Al termine dell’incontro è partita la raccolta delle adesioni. È il primo passo di quella che i promotori considerano una nuova stagione di impegno civico.

Una stagione che parte da una domanda ancora aperta: come conciliare la presenza di un’attività industriale storica con la sicurezza, la salute e la qualità della vita di un territorio che nel frattempo è profondamente cambiato?

Il Comitato Vallata del Tronto promette di cercare le risposte negli atti, nei controlli e nel confronto con le istituzioni. Ma soprattutto nelle voci dei cittadini, che dopo decenni di segnalazioni e proteste hanno deciso di organizzarsi e far sentire la propria voce in modo strutturato.

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