di Marco Braccetti
«Prevenzione, prevenzione, prevenzione». È con questo mantra che, in Riviera, si presenta il neo-commissario di polizia Guido Riconi, recentemente subentrato ad Andrea Crucianelli. Nella mattinata di giovedì 8 gennaio, la sede sambenedettese della Polizia di Stato (in via Crispi) ha ricevuto la visita del questore Aldo Fusco.
Insieme Fusco e Riconi hanno poi incontrato la stampa per fare il punto della situazione, partendo dalla stringente attualità. Un’attualità che vede il territorio in allarme per i diversi fatti di sangue avvenuti negli ultimi mesi. Ultimo in ordine di tempo, l’accoltellamento di Capodanno. Riconi ha evidenziato come, quella notte, fossero operative tutte le forze dell’ordine e, grazie a un lavoro sinergico, si è arrivati a chiudere il cerchio nel giro di pochissime ore.
«Ma il mio compito non sarà quello di correre dietro alla cronaca, bensì fare di tutto affinché non si verifichino certe situazioni», ha messo in chiaro il nuovo commissario, evidenziando un contesto comunque non semplice. «Soprattutto per la vita notturna giovanile, San Benedetto è ormai una località di riferimento per il territorio tra Ancona e Pescara: attrae dunque moltissime persone e le situazioni da monitorare non mancano».
Ma non mancano nemmeno le informazioni in mano alla polizia. «I numeri non mentono mai e, in base alle geo-referenziazioni in nostro possesso, sappiamo bene quali sono le aree più critiche. In particolare, attualmente, è il centro la zona più sensibile e in quell’ambito si concentrerà la nostra presenza», prosegue Riconi, facendo intendere una maggiore presenza di uomini e mezzi della Polizia di Stato nel cuore urbano, in primis come fattore di deterrenza. Ma, secondo il neo-dirigente, anche il DACUR (divieto d’accesso alle aree urbane), conosciuto anche come “Daspo Willy”, è un ottimo strumento preventivo che ha avuto e potrà ancora avere importanti applicazioni sul territorio sambenedettese.
Ad esclusione dei casi più cruenti, spesso gli episodi sopra le righe che caratterizzano il centro cittadino non sono di particolare gravità e sono messi in atto soprattutto da giovani e giovanissimi. «Non dobbiamo criminalizzarli, ma va dato loro il giusto stop e credo che lo strumento del Dacur sia utile proprio per questo».
In ogni modo, sul fronte dell’organico, «attualmente ne abbiamo a sufficienza per garantire due pattuglie su ogni turno, che non è male per un commissariato come quello di San Benedetto. Questo anche grazie all’innesto di dieci unità in più, avvenuto lo scorso settembre. In prospettiva, poi, resta l’innalzamento di livello del commissariato che porterà ulteriori forze, senza contare la nuova sede, già individuata nell’area portuale. Quella attuale è molto bella ma, purtroppo, non è più del tutto in linea con gli standard di un moderno commissariato».
Nel suo intervento, il questore Fusco ha evidenziato anche il lavoro delle forze dell’ordine sul fronte del controllo degli eventi sportivi, tema che a San Benedetto è legato a filo doppio con la Sambenedettese Calcio. «Questa è una città che vive di pane, prodotti ittici e di calcio, non necessariamente in quest’ordine», scherza l’alto dirigente di pubblica sicurezza, rimarcando l’enorme giro di interesse — e di persone — che ruota attorno ai colori rossoblù.
«Una tifoseria appassionata e ordinata, come hanno dimostrato finora le varie trasferte. Anche grazie a un lavoro mirato di prevenzione, posso dire con soddisfazione che stiamo assistendo a un’incoraggiante diminuzione dei fenomeni di violenza e di intemperanza legati alle manifestazioni sportive». Un trend che fa ben sperare anche in vista del nuovo derby San Benedetto-Ascoli, in programma a marzo.
Tornando agli eccessi della notte, il questore non nasconde come spesso sia l’alcol a gettare benzina sul fuoco. E se c’è chi beve, c’è anche chi certe bevande le somministra. «Ma non vorrei criminalizzare i gestori dei locali, che sono essenziali in un contesto turistico come quello di San Benedetto», ha detto Fusco, richiamando l’attenzione sul protocollo d’intesa, tuttora valido, contro la cosiddetta mala-movida.
Non riguarda invece i giovani un’altra piaga su cui il questore promette massima attenzione: quella delle truffe in appartamento. «Ci sono aree del territorio e fasce orarie ben precise nelle quali si concentrano certi episodi: noi le conosciamo e agiamo di conseguenza, con controlli mirati. Ma, insieme ai nostri sforzi, contro questo fenomeno è fondamentale anche l’informazione e la sensibilizzazione delle persone più a rischio», conclude Fusco. Un’opera corale che riguarda un po’ tutti: dai familiari agli amici, passando per le istituzioni locali, fino alle parrocchie. Anche in questo caso, insomma, è indispensabile fare squadra per alzare l’asticella della sicurezza.
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