
In un periodo in cui tutto rincara, a fronte di stipendi rimasti immutati, anche il costo della quota all’ordine professionale pesa.
Nel Piceno, la quota dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche (Opi) è passata da 55 euro nel 2025 a 85 euro per il 2026, con un aumento pari al 60%, generando un diffuso e non troppo velato malcontento tra i professionisti.
Va detto che la tassa picena era tra le più basse d’Italia: 80 euro ad Ancona e Pesaro Urbino, 75 a Fermo e 85 a Macerata.
L’assemblea annuale del 18 dicembre, durante la quale è stato approvato il nuovo importo, è andata quasi deserta, «come accade spesso», ammettono alcuni iscritti.
A sollevare la protesta è soprattutto il fatto che l’aumento di 30 euro sarebbe potuto essere graduale e non tutto insieme, da un anno all’altro.
L’iscrizione all’Opi è obbligatoria per esercitare la professione, e tra gli iscritti vi sono anche infermieri che non lavorano ancora. Nel Piceno gli iscritti sono 1.833, tra pubblico e privato.
Nella lettera inviata dall’Opi agli iscritti si parla di «risorse economiche necessarie per programmare e sostenere le attività dell’Ordine per l’anno 2026, con conseguente adeguamento della quota annuale».
L’unica nota positiva è la proroga della scadenza del pagamento, spostata da marzo a fine maggio.
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