Centro storico e sicurezza, c’è preoccupazione: «A una certa ora situazione fuori controllo»

ASCOLI - Esercenti e fruitori d'accordo dopo i recenti fatti di cronaca che parlano di risse e intemperanze notturne, soprattutto tra Piazza del Popolo e dintorni: «Fenomeno in crescita, occorrono presidi e collaborazione». C'è chi auspica l'utilizzo dell'esercito e chi punterebbe sulla prevenzione: «Non possiamo permetterci di offrire un senso di poca tranquillità, sia agli abitanti che ai visitatori»
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Piazza del Popolo

 

di Filippo Ferretti 

 

«La città deve recuperare dinamismo, abitanti, economia, visibilità e aumentare il flusso turistico: non possiamo permetterci di offrire un senso di poca tranquillità, sia agli abitanti che ai visitatori».

Lorenzo Lisandrini

 

Sono le parole di chi vive e lavora nel centro storico, che si trova d’accordo nel tentare in tutti i modi e al più presto di far tornare il capoluogo piceno a quell’oasi di pace che è sempre stata sino a poco tempo fa. I casi di risse e aggressioni avvenute negli ultimi mesi in centro stanno spaventando i frequentatori, gli operatori commerciali e i residenti del cuore della città, già messi alla prova da uno spopolamento progressivo e una da indubbia crisi mercantile che sta facendo a meno di tutto tranne che del food.

 

Tutti d’accordo nel dire che urge riportare tranquillità e anche economia tra le cento torri, perché i malumori, le difficoltà scaldano gli animi o impediscono di far uscire le persone dalle loro abitazioni. Ma come si può fare?

 

«Innanzitutto ci devono essere dei presidi, delle zone continuamente controllate: se i facinorosi sanno della presenza delle forze dell’ordine ci pensano due volte prima di fare cagnara», esordisce Lorenzo Lisandrini del Caffè Centrale, certo che questi scontri frequenti, per ora piccoli, se non si arginano, potrebbero diventare grandi e molto pericolosi.

Fabio Caponi

 

«La città, ad una certa ora, diventa preoccupante: soprattutto nel weekend, dopo le 23, il centro diventa fuori controllo», afferma Fabio Caponi del “Caffè Sestili”, spaventato dalla presenza notturna sempre più numerosa di giovani, spesso privi di scrupoli che, continuamente con birre in mano, appaiono temibili. «Se il titolare di un bar sa come comportarsi per evitare che certe situazioni degenerino, con i vari distributori automatici di birre certo questo non può capitare e allora avvengono i disastri», aggiunge Caponi, che da qualche mese ha iniziato a temere che la città non sia più così sicura.

Pieralberto Rosati

 

«Sinora questa precarietà non si era mai verificata: dobbiamo ora tutti fare un lavoro di squadra, con attenzione e collaborazione, affinché le strade e le piazze tornino luogo di ritrovo e non di scontro», auspica il farmacista Pieralberto Rosati, che spera che un tale periodo di tensione possa essere risolto nel miglior modo e nei tempi più veloci.

 

«Non repressione ma prevenzione», dice Bruno Luzi, da sempre frequentatore della parte storica della città, davanti al preoccupante fenomeno delle risse, evidenziando che bisogna fare in modo che certe tendenze non avvengano, aprendo il più possibile il centro alla vita pubblica e, nel contempo, non dando modo alcuno degli agitatori di sgarrare, magari utilizzando la figura dei carabinieri in pensione.

Massimo De Angelis

 

«Credo possa essere auspicabile che per arginare il fenomeno vengano utilizzati gli uomini dell’esercito, perché sarebbe l’occasione per utilizzare al meglio una forza che la città vanta», dichiara il personal trainer Massimo De Angelis, certo comunque che la città debba essere sempre meno chiusa e maggiormente frequentata in futuro, perché in presenza di gente coloro che minano all’ordine tendono ad andare altrove. C’è anche chi non si dichiara convinto che ad attaccar briga siano sempre coloro che delinquono, che vivono nel degrado, che fanno parte di gruppi che praticano attività illecita.

Nico Luzi

 

«Io credo che alla base di questi episodi, che coinvolgono persone di età e di nazionalità diverse – italiani e stranieri, minorenni e adulti – ci sia una rabbia, una frustrazione dovute ad una profonda incertezza per il futuro», spiega Nico Luzi, habitué del centro, convinto che i tafferugli frequenti siano la conseguenza di sfoghi, della necessità di far sentire la propria voce attraverso la violenza.

 

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