Comprare casa in Riviera è diventato un traguardo irraggiungibile anche per chi ha un lavoro stabile. È da questa considerazione che parte la riflessione della Caritas diocesana di San Benedetto, che accende i riflettori su un’emergenza abitativa ormai trasversale, capace di coinvolgere non solo le persone più fragili, ma anche la classe media.

 

Tra gli esempi riportati nel documento c’è quello di Davide, ingegnere sambenedettese, e della sua compagna Stefania, impiegata. I due vorrebbero sposarsi e mettere su famiglia, ma per un appartamento di appena 70 metri quadrati si sono sentiti chiedere 350mila euro. Un prezzo che, secondo la Caritas, rappresenta bene le difficoltà che oggi incontrano molte giovani coppie, costrette a rimandare i propri progetti di vita per l’impossibilità di acquistare un’abitazione.

 

La denuncia si allarga poi all’intero mercato immobiliare sambenedettese. Sul lungomare, si legge nell’analisi, le quotazioni hanno ormai raggiunto punte di 10mila euro al metro quadrato, valori che vengono definiti «stratosferici» e scollegati dall’economia reale del territorio.

 

È proprio il costo delle abitazioni uno degli aspetti più critici evidenziati dalla Caritas. Sul territorio costiero il mercato immobiliare viene definito «affetto da un virus subdolo»: prezzi sempre più elevati che rischiano di escludere la classe media lavoratrice, cioè quella parte di popolazione che vive e lavora sul territorio ma che fatica a trovare una soluzione abitativa sostenibile.

Una panoramica di San Benedetto

Un quadro aggravato dalla riduzione degli investimenti nell’edilizia residenziale pubblica e dalla scarsità di nuove opportunità per chi cerca case a prezzi accessibili. Secondo la Caritas, le vecchie zone di edilizia economica e popolare non sono più sufficienti e il fenomeno del frazionamento degli immobili sta contribuendo a trasformare molte abitazioni in piccoli appartamenti destinati soprattutto alla rendita, spesso poco adatti alle esigenze delle famiglie.

 

Il risultato è un progressivo allontanamento dei residenti dalle zone costiere, dove acquistare o anche semplicemente trovare un alloggio diventa sempre più difficile.

 

Secondo la Caritas, il fenomeno rischia di modificare profondamente il tessuto sociale della città. La crescita dei valori immobiliari favorirebbe infatti una rendita destinata a pochi, mentre famiglie e lavoratori vengono progressivamente spinti verso i comuni dell’entroterra. Un processo di gentrificazione che, viene osservato, finisce per impoverire l’identità delle città costiere, trasformandole in luoghi sempre più orientati al mercato e sempre meno abitati stabilmente.

 

Ad aggravare il quadro contribuiscono anche la cronica carenza di investimenti nell’edilizia residenziale pubblica, la sostanziale scomparsa delle aree destinate alle abitazioni a prezzi calmierati e il crescente frazionamento degli immobili, sempre più spesso suddivisi in appartamenti di piccole dimensioni destinati alla rendita piuttosto che alle esigenze delle famiglie.

 

Solo dopo aver descritto le difficoltà della popolazione residente, la Caritas richiama anche le situazioni di chi arriva dall’estero. Vengono raccontate le storie di lavoratori immigrati con un contratto regolare che, pur disponendo di uno stipendio, non riescono a trovare un proprietario disposto ad affittare loro un appartamento, fino ai casi più estremi di giovani costretti a dormire in spiaggia dopo aver terminato il percorso nelle comunità di accoglienza.

 

«Chi bussa alla nostra porta non è un numero», sottolinea la Caritas, che invita a considerare il diritto all’abitare come una questione che riguarda l’intera comunità. Il documento evidenzia come le difficoltà di una giovane coppia, di una famiglia residente e di un lavoratore straniero abbiano oggi una radice comune: la crescente difficoltà di trovare una casa a costi sostenibili.

 

Per l’ente diocesano il rischio è che il problema non produca soltanto nuove forme di disagio sociale, ma cambi definitivamente il volto della Riviera. «Una città non si misura solo da quanto cresce – conclude la riflessione – ma da chi riesce ancora ad accogliere. Se chi lavora e vuole costruire il proprio futuro non trova più posto, allora non stiamo perdendo soltanto delle case, ma l’idea stessa di comunità».

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