
Zaini a Obiettivo Sport
Chi tifa l’Ascoli, anche se non lo ha visto giocare, quando parla Pietro Zaini si siede e ascolta con attenzione. L’ex bianconero è stato ospite d’eccezione sul canale Youtube di “Obiettivo Sport”, per analizzare la partenza del Picchio e svelare alcuni retroscena del suo passato in campo. «L’inizio è stato positivo. Tomei vuole che anche in Serie B si giochi sempre alla stessa maniera, ma pensare e riuscire a fare risultato non era facile anche se la squadra è praticamente la stessa della scorsa stagione».
Anche lui riconosce il problema dell’assenza di Alagna, «però Milanese sta coprendo benissimo la posizione – aggiunge -. Guardandola da fuori riconosco il merito all’allenatore alla società che ha voluto tenerlo, quello è stato l’acquisto più importante. Chissà che non possiamo diventare la squadra rivelazione del campionato. Oggi si è creato un blocco unico che ti permette di rialzarti subito anche dopo le sconfitte».
Su Padova: «Il pareggio era stretto. Contro l’Ascoli le squadre sono costrette a raddoppiare i nostri esterni, alla lunga però si abbassano e questo è un bene per i bianconeri che possono sprigionare tutta la qualità. Poi nel calcio esistono gli episodi». Ed è fondamentale rialzarsi subito, anche grazie al calore di una tifoseria che non molla mai. «Garantisce punti in più in classifica. E’ comunque una piazza esigente, ricordo che da primi finimmo terzi e ci fu una dura contestazione. A maggior ragione io da ascolano di sangue che l’ho sempre vissuta al doppio, salivo le scale e in curva vedevo amici e famiglia. In questo momento può solo fare la differenza».

Esultanza Ascoli (foto Pierluigi Giorgi)
Sono emozioni positive che ti porti dietro per tutta la vita, che poi non tornano più. «Avrei pagato per giocare i due derby con la Sambenedettese. Pensate che dal mio barbiere mi fu offerto di giocarci nella stagione 1996/97 in Serie D, era anche una bella proposta dal lato economico ma non avrei mai potuto». Resta la stima per una piazza che da giocatore, lui dice, lo ha sempre apprezzato.
Altri tempi, pieni di campioni. «Tipo Bierhoff. Rozzi scherzando chiese al presidente dell’Inter Pellegrini di “regalarglielo” perché tanto non giocava, e da noi fu capocannoniere. Eravamo molto amici, ricordo che al termine di un allenamento mi chiese se secondo me sarebbe mai arrivato in nazionale. Poi ce l’ha fatta».
I tempi sono cambiati, non solo con la stampa. «Oggi non sopporterei le telecamere nello spogliatoio».
Diverso anche il modo di giocare: «Tanto fisico e poca tecnica. Gli errori sono tanti, un lancio di 50 metri ai nostri tempi era quasi normale mentre oggi ci si stupisce. Molti dei calciatori che scendono in B spesso non fanno la differenza».
In chiusura i settori giovanili, tema a lui molto a cuore: «Nel nostro territorio ci sono tanti ragazzi che hanno fame, anche se i loro genitori vivono con l’idea di un calcio che non c’è più. Servono educatori che riescano ad entrare nella loro testa», speriamo.














