L’approvazione all’unanimità da parte del Consiglio comunale di San Benedetto del Tronto della mozione che sostiene il riconoscimento della città come co-capoluogo della provincia insieme ad Ascoli avrebbe dovuto aprire un confronto politico di primo piano. Del resto non si tratta di una questione marginale, ma di un tema che investe identità, rappresentanza istituzionale, equilibri territoriali e prospettive future dell’intero Piceno.

Ascoli e San Benedetto

 

Invece, a pochi giorni dal voto, a colpire è soprattutto il silenzio.

 

San Benedetto ha parlato. Lo ha fatto in maniera netta, attraverso un voto unanime che ha coinvolto maggioranza e opposizione. Ma fuori dall’aula consiliare le prese di posizione sono state pochissime. Sindaci, consiglieri regionali, parlamentari e rappresentanti delle principali forze politiche sembrano muoversi con estrema cautela. Quasi che la questione sia diventata una patata bollente da maneggiare con le pinze.

 

Il motivo è probabilmente semplice. Schierarsi significa correre il rischio di scontentare qualcuno. Appoggiare apertamente la richiesta sambenedettese potrebbe essere letto come una messa in discussione del ruolo storico di Ascoli Piceno. Contrastarla significherebbe invece esporsi alle critiche di una parte importante della Riviera, che da tempo rivendica un riconoscimento istituzionale ritenuto coerente con il proprio peso demografico, economico e turistico. E poi ci sono le elezioni 2027 all’orizzonte…

 

Eppure, mentre la politica resta prudente, sui social network il dibattito è esploso.

 

Il sindaco di San Benedetto Mozzoni

Centinaia di commenti, analisi, prese di posizione e polemiche hanno animato gruppi e bacheche locali. Un confronto vivace, ma che spesso è finito per scivolare nelle solite contrapposizioni campanilistiche. Da una parte chi vede nella proposta una sorta di rivincita della costa sull’entroterra. Dall’altra chi la interpreta come un tentativo di togliere qualcosa ad Ascoli. Un derby che rischia di oscurare la complessità della questione.

 

Nel dibattito online, però, sono emersi anche argomenti più articolati. Molti hanno ricordato come in Italia non esista alcuna regola che imponga al comune più popoloso di essere anche il capoluogo di provincia. Sono numerosi i casi citati dagli stessi utenti: Sanremo rispetto a Imperia, Busto Arsizio rispetto a Varese e diverse altre realtà in cui il primato demografico non coincide con quello amministrativo, tra cui la vicinissima Macerata, capoluogo rispetto alla più popolosa Civitanova.

 

Si tratta di un’osservazione che merita attenzione. Perché dimostra come la questione non possa essere ridotta semplicemente al fatto che San Benedetto abbia oggi un numero di residenti superiore a quello di Ascoli. Il tema vero è semmai capire quale ruolo le due città debbano svolgere all’interno della provincia e quale modello di sviluppo possa rafforzare l’intero territorio.

 

Da questo punto di vista, sia i sostenitori sia i contrari alla proposta dispongono di argomenti legittimi. Ed è proprio per questo che sorprende il silenzio di chi avrebbe il dovere di contribuire al confronto con idee, dati e visioni.

 

La sensazione è che tutti attendano che sia qualcun altro a esporsi per primo. Nel frattempo il dibattito viene lasciato ai social, dove prevalgono spesso tifoserie e slogan. Ma una questione di questo peso meriterebbe qualcosa di più di una schermaglia tra profili Facebook.

 

La mozione approvata a San Benedetto non ha risolto il problema. Lo ha semplicemente rimesso al centro dell’agenda pubblica. Prima o poi la politica dovrà decidere se affrontarlo apertamente o continuare a rifugiarsi nel silenzio. Perché, piaccia o meno, il tema del co-capoluogo è ormai sul tavolo. E far finta che non ci sia non sarà possibile ancora a lungo.

 

Il sindaco Mozzoni: «Vogliamo una nuova Provincia San Benedetto-Ascoli»

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