Il gruppo Donne Democratiche del Piceno riunite davanti alla sede del Consultorio di Ascoli

 

Le difficoltà del Consultorio familiare di Ascoli e la progressiva riduzione dei servizi in altri centri del Piceno sono state al centro dell’incontro delle Donne democratiche della provincia. Il gruppo ha convocato questa mattina una conferenza stampa davanti alla palazzina dei servizi sanitari di via Marcello Federici, nel capoluogo piceno, per richiamare l’attenzione sulle carenze di personale e sulle conseguenze per le donne e le famiglie.

La portavoce provinciale Valentina Bellini ha annunciato la ripresa dell’attività politica del movimento, sottolineando l’importanza dei servizi territoriali.

«Dopo l’estate riprendiamo la nostra attività politica, convinte come sempre che se si mettono al centro della comunità le necessità e i servizi per le donne si migliora la vita di tutti e tutte. E cambiare la vita delle persone e renderla più degna è il compito principale della nostra politica. Ecco perché ci incontriamo davanti alla sede del Consultorio familiare, un servizio fino a pochi anni fa molto efficiente, in grado di affrontare e spesso risolvere tanti problemi della quotidianità delle persone, del tutto in linea con la legge 405 del 1975 che appunto istituiva i Consultori familiari», ha dichiarato Bellini.

 

A illustrare le criticità del presidio ascolano è stata la consigliera comunale Manuela Marcucci, presente insieme alla collega Tatiana Traini.

«Oggi il Consultorio familiare ad Ascoli versa in condizioni di difficoltà nel dare le stesse risposte a richieste sempre più numerose e pressanti», ha affermato Marcucci, elencando le carenze del servizio: «Attualmente sono in servizio due ostetriche. Una terza raggiunge Ascoli da San Benedetto due volte a settimana per tenere corsi di accompagnamento alla nascita o fornire assistenza ambulatoriale alla dottoressa presente. Non viene più effettuato il servizio di visite domiciliari post partum, che, secondo quanto riferito, potrebbe contribuire anche a ridurre gli accessi al Pronto soccorso».

 

Le carenze di personale penalizzerebbero inoltre la prevenzione dei tumori del collo dell’utero. Secondo le Donne democratiche, dopo un esito positivo dello screening le donne possono attendere anche due o tre mesi per una visita di controllo. Una situazione che, sostengono, spinge chi può permetterselo a rivolgersi al privato, mentre le altre restano senza un’alternativa adeguata.

Difficoltà vengono segnalate anche nell’area socio-sanitaria. Attualmente operano tre psicologhe e un solo assistente sociale. Fino a quattro o cinque anni fa erano presenti anche un pedagogista, una sociologa, due assistenti sociali e un pediatra.

Le conseguenze, secondo Marcucci, riguardano la possibilità stessa di svolgere attività di prevenzione e intercettare il disagio tra i giovani, le giovani famiglie e la popolazione immigrata. A questo si aggiunge la mancanza del direttore del servizio, figura che definisce le necessità in termini di risorse e personale e organizza le attività.

Le Donne democratiche parlano quindi del rischio di smantellamento di un servizio socio-sanitario pubblico di prossimità.

Alla conferenza stampa hanno partecipato anche la sindaca di Castorano, Rossana Cicconi, e le segretarie dei circoli Pd di San Benedetto, Elisa Marzetti, e di Castel di Lama, Rita Di Buò.

«Anche a Castel di Lama assistiamo con grande preoccupazione a un progressivo impoverimento dei servizi del consultorio familiare. Per anni questo presidio è stato un punto di riferimento fondamentale per la salute, la prevenzione e il sostegno alle donne», ha dichiarato Di Buò.

Le criticità, secondo quanto riferito durante l’incontro, riguardano anche altri centri della Vallata: a Pagliare di Spinetoli e Offida il servizio sarebbe stato ridotto a pochi giorni al mese, mentre a Roccafluvione sarebbe sospeso.

Marzetti ha richiamato la necessità di un impegno comune per la tutela dei servizi territoriali: «Come Donne democratiche siamo consapevoli della necessità di lavorare unite per il bene di tutto il territorio; ed è per questo che insieme siamo pronte a impegnarci per le prossime elezioni parlamentari, che non saranno elezioni come le altre ma determinanti per il futuro di sviluppo e di democrazia del Piceno e di tutto il Paese».

L’ultimo tema affrontato è stato quello della legge elettorale. La sindaca Cicconi ha invitato ad aderire alla lettera promossa dalla Casa delle donne di Modena e rivolta al presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

«Invitiamo tutte ad aderire alla lettera promossa dalla Casa delle donne di Modena rivolta al presidente Mattarella per sensibilizzare sui tanti dubbi di anticostituzionalità, primo tra tutti lo scandaloso arretramento della partecipazione delle donne dovuto alla cancellazione della parità di genere nelle liste», ha concluso Cicconi.

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