di Luca Capponi
Il problema infrastrutture, con la situazione attorno alla galleria di Trisungo che sembra ancora lunga da risolvere; i piani di recupero per le frazioni distrutte, la ricostruzione che va a rilento e una legge speciale per le zone terremotate. Quest’ultima, tra i punti per cui i cittadini e soprattutto i rappresentanti istituzionali di Arquata sono pronti a dare battaglia.

La frazione di Piedilama (foto Vagnoni)
«Occorre una norma che tuteli i comuni colpiti dal sisma in maniera pesante, altrimenti non ha senso -ribadisce il vicesindaco di Arquata Michele Franchi-. E poi occorre cominciare a parlare di zona franca in maniera seria per far ripartire questi luoghi e dargli slancio. Di proposte in cabina di regia ne abbiamo fatte, e tante, ora attendiamo le risposte. Ma occorre partire subito, e, come sempre detto, snellire le pratiche burocratiche».
Tra i nodi vitali, c’è quello della viabilità. Le recenti vicissitudini che hanno portato al blocco dei lavori sulla galleria di Trisungo, a causa dei problemi finanziari della ditta Carena di Genova, rischiano di assestare un brutto colpo all’entroterra in difficoltà.

Michele Franchi indica la strada da percorrere per ripartire
«Questa situazione -continua Franchi- ci crea non poche preoccupazioni, rischia di imprimere una ulteriore frenata a tutto l’indotto della zona, già in grave crisi. Mentre lo stallo sui viadotti della strada per Norcia sembra risolvibile in breve, quello sulla Salaria potrebbe avere tempi lunghi. Speriamo in un intervento di Governo e Anas, altrimenti è dura».
Altro punto basilare, e ancora al palo, è quello della tanto agognata ricostruzione. «La priorità è quella di partire coi piani di recupero delle frazioni che sono state perimetrate (tra cui la stessa Arquata capoluogo, Piedilama e Pretare), è importante che si faccia in fretta -ribadisce il vicesindaco-. Per quanto riguarda i tecnici, la Regione ce ne ha assegnati altri quattro, speriamo poi che quelli già assunti possano essere riconfermati per lungo tempo, ne abbiamo bisogno, formare ogni volta da capo nuove persone è più dispendioso a livello di tempo».
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