«Chiediamo al Parlamento, al ministro Gualtieri, al ministro Spadafora di entrare nella Cassa integrazione in deroga». Parole importanti quelle del presidente della Lega Pro, Francesco Ghirelli.«Siamo al capolinea – aggiunge – siamo di fronte al rischio della continuità aziendale per tantissimi club. La crisi investe l’azienda madre del proprietario del club di calcio, e lui giustamente, sceglierà quella che assicura l’oggi e il domani alla sua famiglia, ai dipendenti, agli operai. Il calcio è fragilissimo ed esposto più di altri settori produttivi e dello sport. Si è ritenuto di conseguenza opportuno chiedere al Parlamento che, già in sede di conversione del decreto legge cura Italia, estenda anche agli sportivi professionisti la possibilità di accedere alla cassa integrazione in deroga prevista dal l’art. 22 del decreto stesso. In altri termini gli sportivi professionisti ammessi alla cassa integrazione sarebbero esclusivamente coloro i quali hanno un tetto stipendiale lordo che si trovano in Lega Pro, nella pallacanestro, nella pallavolo. Per noi sarebbe un risultato importantissimo che darebbe sollievo in una fase di crisi così drammatica per le nostre società. Al ministro Spadafora, al ministro Gualtieri, al Parlamento italiano facciamo presente che se spariscono i nostri club il paese Italia s’impoverisce del calcio dei valori, della solidarietà; tutti diventeremo più poveri. E cosa rimarrà? Forse solo il calcio speculativo».

Francesco Ghirelli
Sulle possibili resistenze da parte dell’ Assocalciatori e dell’ Aiac a questa soluzione anti crisi, Ghirelli la pensa così. «Dagli allenatori non mi risulta – spiega – dell’AIC mi auguro che siano voci infondate. Sono stati informati della richiesta della cassa integrazione in due riunione nel tavolo permanente. Non hanno avanzato dubbi, controproposte, domande. Qualcuno insinua ‘non avevano capito’, mica siamo bambini sprovveduti! L’alternativa non c’è. Si guardi in faccia la realtà».
Ghirelli è un fiume in piena. «I club non hanno risorse aggiunge- hanno pagato tutti, esclusi tre, alla verifica del 16 marzo scorso. Meglio sarebbe non ricevere gli stipendi? Meglio sarebbe non avere più il proprio club? Siamo in guerra per ricostruire la casa distrutta. Tutti, in proporzione, debbono fare sacrifici; le ferie si fanno in tempi di vacche grasse e si lavora con ciò che c’è. A chi non troverà la fabbrica, cosa gli si dice? I privilegi sono finiti, da noi già ce ne erano pochi. È finita una epoca, siamo tornati tutti uguali, siamo tutti normali, prima si capisce e meglio è. Rifiutare la Cassa integrazione conclude il presidente della Lega Pro – sarebbe uno schiaffo rispetto a chi soffre».














