Ci sono semplici domande che un tifoso dell’Ascoli si pone: “Ma che fine ha fatto Nicoletti?”. Chiare risposte che riceve: “Eh ma con questo Rizzo qua!”. Perché nel calcio c’è quella categoria di giocatori che non racconta la propria importanza attraverso i gol, gli assist o le giocate che rubano l’occhio. A volte ci mettono un po’ a prendersi lo spazio, ma se si analizzano bene i numeri è facile capire perché o chiedersi perché non ce se ne sia accorti prima.

Nicholas Rizzo (foto Ascoli Calcio)
Dopo le prime cinque giornate di campionato, è uno dei giocatori attraverso cui l’Ascoli dà ordine alla propria costruzione dal basso. Rizzo ha completato 282 passaggi su 313 tentati, pari al 90,1% di precisione. Un dato che diventa ancora più interessante osservando dove vengono effettuati quei passaggi: 170 riusciti su 184 nella propria metà campo e 112 su 131 in quella avversaria.
Non significa che sia diventato un regista nel senso classico del termine. Però riceve, sceglie e fa proseguire l’azione senza interromperne il ritmo. L’Ascoli può utilizzarlo anche come primo punto di uscita dell’azione.
La partita contro la Carrarese è probabilmente l’esempio più evidente: 78 passaggi completati su 83, con addirittura 49 riusciti su 51 nella metà campo avversaria. Numeri che raccontano un centrale capace di mantenere la qualità del possesso anche quando il pallone viene portato più avanti. A Verona la percentuale complessiva scende all’85%, ma il dato della propria metà campo rimane impressionante: 43 passaggi riusciti su 44. Contro il Padova, invece, Rizzo completa 44 passaggi su 50 e addirittura 13 dei 14 tentati nella metà campo offensiva.
E c’è un altro elemento da considerare: i 384 tocchi complessivi nelle cinque gare. Rizzo non è quindi un giocatore che entra nell’azione soltanto quando deve difendere. È frequentemente coinvolto nella prima fase del possesso.

(foto Ascoli Calcio)
Il dato sui passaggi progressivi e sulla distanza percorsa dal pallone va letto con cautela, perché non descrive automaticamente una giocata decisiva. Ma conferma una tendenza: Rizzo non si limita a muovere il pallone lateralmente. Contro la Carrarese, per esempio, la distanza di progressione registrata da Sofascore arriva a 154,3 metri, mentre contro il Verona supera gli 83 metri.
Anche il dato sui lanci lunghi racconta qualcosa: 14 completati su 23 tentati nelle prime cinque giornate. Non è un difensore che cerca sistematicamente la giocata lunga, ma possiede anche questa soluzione quando l’Ascoli deve superare una prima pressione o cambiare rapidamente il lato dell’azione. Il suo calcio sembra avere le funzioni di consolidare il possesso quando c’è spazio per costruire e cercare direttamente una soluzione più verticale quando la situazione lo richiede.
Ma rimane innanzitutto un difensore. Ha vinto 12 dei 21 duelli a terra e soprattutto 11 dei 14 duelli aerei, una percentuale vicina al 79%. A questi dati si aggiungono 19 recuperi, 14 tra blocchi e interventi difensivi e 8 tackle complessivi. Il dato forse più significativo è quello relativo ai dribbling concessi: appena uno nelle cinque partite considerate. Un elemento che racconta la difficoltà degli avversari nel superarlo direttamente nell’uno contro uno.
Quanto può incidere un centrale sulla qualità del gioco di una squadra semplicemente rendendo più pulita la prima costruzione? Rizzo non sta facendo parlare di sé soltanto per quello che toglie agli avversari, ma anche per quello che permette all’Ascoli di costruire.





























































