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Residenze per anziani, il piano sanitario
per proteggerle dal Coronavirus
L’esperienza del villaggio “Santa Marta”

EMERGENZA CORONAVIRUS -Il Covid-19 è ora il peggior nemico delle categorie fragili. Le misure adottate dall'Area Vasta 5 per scongiurarne la diffusione nelle strutture pubbliche e private della provincia. Il grande lavoro di tutti gli operatori coinvolti. La coordinatrice Picciotti: «Stiamo riscoprendo il vero motivo per cui abbiamo scelto di fare questo lavoro»
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In alto, la dottoressa Giovanna Picciotti e don Lino Arcangeli. Sotto il villaggio “Santa Marta”

di Maria Nerina Galiè

Cosa hanno in comune il direttore del Distretto Sanitario di Ascoli, Giovanna Picciotti, don Lino Arcangeli e il Coronavirus? I primi due sono impegnati a tenere lontano il terzo dalla categoria più a rischio: gli anziani. La dottoressa Picciotti nella fase dell’emergenza coordina, insieme con la responsabile dell’area anziani dell’Area Vasta 5 Maria Palma Zeppilli, le Residenze protette per anziani. Tra pubbliche e private ce ne sono 10 nel Distretto di Ascoli e 8 in quello di San Benedetto.

Due ospiti del villaggio durante una visita del vescovo di Ascoli poco prima di Natale

Don Lino è il responsabile del villaggio “Santa Marta” di Ascoli che conta 53 ospiti nel corpo centrale e un decina nelle casette. Lui come tutti quelli che gestiscono strutture simili si sentono ora una grande responsabilità addosso. Quando ancora non erano state imposte le restrizioni per contenere il contagio da Covid-19 don Lino aveva chiuso di sua iniziativa la residenza ai visitatori. Poi è diventata legge. «Il rischio – ha detto – era troppo elevato, sebbene qualcuno dei familiari all’inizio non l’ha presa bene. Gli anziani, sopratutto quelli più attivi e che si tengono informati, hanno subito preso consapevolezza della situazione, ed hanno capito. Noi – continua il religioso – abbiamo fatto in modo di mantenere le loro abitudini e scandire le giornate come sempre, tra i pasti, i momenti di preghiera e di aggregazione. Ad aiutare le persone che non riescono da sole a mantenere i rapporti con l’esterno ci pensano le assistenti e le infermiere che con grande disponibilità danno notizie ai parenti. C’è grande serenità nella casa».

Di diverso però ci sono le regole dettate dai responsabili della Sanità picena e rispettate con grande impegno dagli operatori di questa come di altre strutture.

«Le linee guida – ha spiegato la dottoressa Picciotti – sono quelle dell’Istituto superiore di Sanità che abbiamo diffuso in tutte residenze protette per anziani della provincia e volte a fornire assistenza nella massima sicurezza. Gli operatori hanno fatto anche un corso di formazione on line, sempre dell’Iss, di tre sedute di 5 ore ciascuna. Le misure riguardano il distanziamento, l’igiene personale che prevede manovre che garantiscano la non trasmissione del virus ed un controllo ancora più mirato dello stato di salute, come un più assiduo controllo della temperatura e della saturazione». Durante il fine settimana inoltre l’Area Vasta 5 ha fatto un bel rifornimento di mascherine chirurgiche, tramite la Protezione Civile, da distribuire proprio alle residenze per anziani del territorio.

Una festa a “Santa Marta” di qualche anno fa

Sul pratico don Lino conferma: «Infermiere e assistenti lavorano molto e ben oltre il loro orario. Alcune non tornano nemmeno a casa». Nel villaggio “Santa Marta” di sono 10 oss che si dividono tra mattina, pomeriggio e notte, 5 infermiere, che pure coprono le 24 ore, e due suore di cui una infermiera.

L’obiettivo è tenere il più possibile gli ospiti lontani dalle strutture ospedaliere, potenziale ricettacolo, lavorando all’interno con il supporto dei medici di medicina generale che si recano nelle residenze secondo un calendario prestabilito, come era prima, e che ora sono maggiormente sul chi va là per qualsiasi tipo di intervento. «In caso di rientro da un ricovero ospedaliero – ha precisato la dottoressa, specificando che al momento nessuno degli anziani assistiti nelle residenze del Piceno ne ha bisogno – il paziente verrebbe prima sottoposto a tampone».

«Durante questa emergenza – ha commentato la dottoressa Picciotti, ben consapevole dell’impegno del personale sanitario per proteggere gli ospiti delle case di riposo – ho trovato una grande disponibilità tra medici e infermieri. Posso dire anche che stiamo ritrovando il senso di equipe e, cosa per nulla scontata, riscoprendo il vero motivo per cui abbiamo scelto di fare questo lavoro».



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