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Covid-19, la battaglia quotidiana
del direttore di Area Vasta 5:
Milani: «La mia paura?
Restare senza le protezioni»

EMERGENZA CORONAVIRUS - Il punto con Cesare Milani su come ogni giorno sta affrontato l'emergenza con i suoi collaboratori. I dispositivi di protezione forniti con il conta gocce. Intanto è stata attivata la task force per l'assistenza domiciliare, sono stati aggiunti 4 posti in più di terapia intensiva a San Benedetto e perfezionato il percorso al Pronto Soccorso di Ascoli. I numeri dei tamponi e dei contagi che non corrispondono ai dati rilevati sul territorio
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Cesare Milani (Foto Vagnoni)

di Maria Nerina Galiè

Restare senza dispositivi di protezione individuale da dare ai suoi operatori sanitari è la maggiore  preoccupazione di Cesare Milani, direttore dell’Area Vasta 5, la meno colpita nelle Marche ancora. Che sia per «fortuna o per aver messo in campo tutte le misure necessarie ed essere sempre pronti a ritornare sulle decisioni prese per migliorare il tiro», non osa dirlo. Dal 22 febbraio insieme con la sua equipe, tra cui Diana Sansoni direttrice dei presidi ospedalieri e Claudio Angelini direttore del servizio Igiene e Sanità Pubblica, non ha fatto un giorno di riposo.

LE PROTEZIONI INDIVIDUALI – Ma temere di rimanere a corto di mascherine Ffp3, Ffp2, chirurgiche o kit completi per coloro che lavorano in Rianimazione certo non aiuta. «Ce ne servono circa 200 al giorno – spiega – e ce ne mandano sì, ma con il contagocce. A volte 1.000 0 600 limitando la nostra autonomia a pochi giorni. Dobbiamo quindi continuamente richiederle. Stasera (28 marzo, ndr) ho chiamato la Protezione Civile Regionale e domani mandiamo un corriere a prenderli. Altrimenti per lunedì non ne avevamo». Precisa poi che i dispositivi non sono mai mancati al personale sanitario né a quello destinato alla cura dei pazienti Covid, né alla gestione dei non Covid. «Ci troviamo però a dover razionare la distribuzione prediligendo gli operatori più a rischio. Io devo essere in grado di garantire protezione a tutti». Milani si sta anche dando da fare, sempre con il placet della Protezione Civile, per cercare di acquistare scorte con i soldi delle donazioni dei privati. Così come per far produrre disinfettanti dalla farmacia, sempre per non rimanere senza scorte.

LE USCA – Questo anche alla luce di ulteriori impregni sempre volti al contenimento del contagio. Come l’istituzione da parte della Regione Marche della nuova task force per il controllo dei Covid e dei casi sospetti a domicilio, le Unità speciali di continuità assistenziale (Usca). «Nell’Area Vasta 5 due squadre, una per il Distretto di Ascoli e una per San Benedetto, composte da 40 persone ciascuna, saranno operative dal 1 aprile», annuncia Milani.

Il dottor Vito Maurizio Parato

I PERCORSI OSPEDALIERI – E’ di oggi anche la notizia che il reparto rianimazione dell’ospedale “Madonna del Soccorso” di San Benedetto ha 4 posti di Rianimazione in più. «Siamo partiti appena pronti, così, senza una degna inaugurazione – dice Milani in tono quasi scherzoso – che si vanno ad aggiungere agli altri 6. In più abbiamo messo a disposizione, sempre per la terapia intensiva, anche le sale operatorie». Ora il Covid Hospital della Riviera “vanta” 10 posti di terapia intensiva, 20 di semintensiva e 20 di pneumologia e cardiologia. Lì lavorano senza sosta il primario del reparto di Malattie dell’apparato respiratorio trasferito da Ascoli, Vittorio D’Emilio, l’ex direttore della stessa unità Riccardo Pela, rientrato dalla pensione, e Vito Maurizio Parato, il nuovo primario di Cardiologia Riabilitativa, non più facente funzione dall’1 aprile, ma titolare, pure passato quasi in sordina, vista l’emergenza in corso».

C’è poi da tener conto che, sebbene i Covid sono curati dall’ospedale di San Benedetto, al Pronto Soccorso di Ascoli, che dovrebbe rimanere “pulito” per garantire assistenza nelle urgenze ai non Covid,  possono rivolgersi persone positive senza saperlo. Dal 26 marzo quindi si è reso necessario predisporre un ulteriore percorso di pre triage che tutela sia i pazienti potenzialmente a rischio, sia gli operatori che devono prendersene cura. Il reparto di Medicina d’Urgenza è diventato un punto di accoglienza sicuro e protetto, da cui si accede e si esce senza transitare per altri reparti, all’interno del quale far sostare tutti i pazienti “sintomatici” che sono in attesa dei risultati del tampone. L’area prevede inoltre una zona “filtro” per gli operatori per adottare tutte le misure necessarie per la loro sicurezza e delle stanze specifiche adibite per le prime pratiche di rianimazione, le visite pediatriche e le visite ginecologiche.

Il dottor Claudio Angelini

I TAMPONI – I positivi nel Piceno restano i più bassi delle Marche. Oggi ne sono stati processati 95 e solo 5 risultati positivi, un dato incoraggiante secondo il direttore di Area Vasta 5. Sempre oggi il Gores però ne ha registrati 163. Mentre il dottor Angelini ne conta 139 ad oggi dall’inizio. «Ieri ad Ascoli ne sono stati processati 482 –  afferma –  che però provenivano anche da fuori provincia. Dei positivi dell’Ascolano ce n’erano 43, di cui 19 di Ascoli, 13 di San Benedetto e i restanti di altri Comuni». C’è una evidente incongruenza tra i dati regionali e quelli che vengono inviati dal servizio preposto per l’Area Vasta 5, un disallineamento di cui ha parlato anche il sindaco di Ascoli Marco Fioravanti della sua diretta quotidiana. Per Milani potrebbe spiegarsi con il fatto che vengano attribuiti tutti i positivi rilevati all’Area Vasta in cui si processano i campioni. Ieri infatti, dei 482 letti, di positivi in tutto ce n’erano una ottantina, ma come ha detto Angelini solo 43 di cittadini residenti del Piceno.

Ancora in tema di tamponi, nella giornata odierna sono stati fatti con la modalità drive in a quasi tutti i medici di medicina generale che, convocati, si sono presentati con la loro auto e si sono sottoposti al prelievo senza nemmeno scendere.

 



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