
L’avvocato Edoardo Cappelli
di Andrea Ferretti
Sono tutti piccoli e medi imprenditori, soprattutto ristoratori, parrucchieri ed estetisti, quelli che questa mattina, lunedì 4 maggio, il primo giorno della “Fase 2”, hanno impugnato davanti al Tar del Lazio il Dpcm emanato lo scorso 26 aprile dal premier Giuseppe Conte. Il ricorso contiene istanza di sospensione delle misure che prorogano la chiusura indiscriminata delle loro attività, già fortemente penalizzate dal lockdown e ora a rischio di tracollo. Categorie di lavoratori sostenute dall’Associazione “Imprenditore non sei solo”, che si costituirà come interveniente ad adiuvandum nel procedimento.
I ricorrenti sono imprenditori del Sud Italia, dislocati tra Sicilia, Calabria, Puglia e Sardegna. A tutelare i loro interessi un pool di avvocati, tra cui l’ascolano Edoardo Cappelli. Gli altri – di Cagliari, Cosenza e Bologna – sono Maria Maddalena Giungato, Nicola Ibba, Manuel Verde e Ignazio Ballai.
«Il Governo – spiega Paolo Ruggeri, presidente di “Imprenditore non sei solo” – non solo ha disciplinato un ambito coperto da riserva di legge con un atto di natura amministrativa, quale è appunto il Dcpm. Ma ha anche violato il principio costituzionale di “non discriminazione”. Non ha tenuto conto, infatti, della situazione delle singole regioni. E ha disciplinato allo stesso modo la chiusura di locali ed esercizi commerciali sia in quelle con un numero trascurabile di contagi, sia in quelle in cui la diffusione del virus è ancora alta. Penalizzando ulteriormente il Sud. E discriminando categorie che, invece, potrebbero ripartire nell’osservanza delle distanze e delle altre misure di sicurezza».
Nel ricorso, a firma degli avvocati Edoardo Cappelli, Nicola Ibba e Maria Maddalena Giungato, si evidenzia anche che “qualora la delega al presidente del Consiglio attraverso il pur censurato meccanismo del decreto legge fosse legittima, questi avrebbe comunque ecceduto dai poteri conferitigli, esercitandoli senza rispettare i limiti di adeguatezza e proporzionalità, e senza considerare l’evolversi della situazione epidemiologica, come previsto invece dal decreto stesso”.
«Lo Stato sta mettendo molti medi e piccoli imprenditori in una situazione economica e psicologica di grande stress – aggiunge Ruggeri – la maggioranza non ha ancora ricevuto i 600 euro, né i prestiti garantiti dallo Stato, né per i dipendenti è scattata la cassa integrazione. Con ricavi bloccati e costi fissi da sostenere, alcuni danni saranno irreparabili. In questa situazione, ancora quattro settimane di chiusura sono un tempo infinito».
«Da quando è iniziata la crisi – la conclusione – la nostra Associazione ha ricevuto migliaia e migliaia di chiamate da aziende in difficoltà di tutta Italia. Per ridurre l’impatto abbiamo fornito loro ogni tipo di assistenza: marketing, gestionale, legale».














