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Ciabattoni (M5S):
«Piceno dimenticato dalla sinistra,
più attenzione a famiglie e sociale»

ELEZIONI - La tutela dei diritti dei più deboli e delle famiglie è uno dei temi più cari alla candidata sambenedettese, che annuncia di voler realizzare un fondo specifico per patologie fortemente invalidanti. No all’ospedale d’eccellenza e all’accordo con il Pd. «Fatico a trovare aspetti positivi nell’operato della giunta Ceriscioli»

di Federico Ameli

Altra intensa giornata di campagna elettorale, altra intervista a uno dei protagonisti del dibattito politico locale. Dopo aver scambiato quattro chiacchiere con Peppino Giorgini, consigliere regionale uscente e candidato grillino alle elezioni del 20 e 21 settembre (leggi l’articolo), restiamo in ambito pentastellato per conoscere più da vicino Laura Ciabattoni, uno dei quattro volti presentati dal Movimento 5 Stelle per la corsa a Palazzo Raffaello. Prima di passare alle domande vere e proprie, lasciamo però che sia lei stessa a presentarsi agli elettori.

ciabattoni

Laura Ciabattoni

«Sono nata a San Benedetto del Tronto nel luglio del 1976 – racconta la Ciabattoni – e per mia grande fortuna vivo a pochi passi dal mare. Sono figlia di operai, mio padre è attualmente in pensione mentre mia madre si occupa di mia nonna malata. Vivo da due anni con il mio compagno e con un dolcissimo cucciolo di sharpei, Yoda. Per ora questa è la mia famiglia, anche se l’intenzione è quella di allargarla a breve.

Ho conseguito il diploma di ragioneria nel 1995 e nel 2013 l’attestato da OSS – operatore socio-sanitario -, per poi completare la mia formazione con alcuni corsi specifici. Attualmente sono operatrice socio-sanitaria in un centro diurno a San Benedetto per ragazzi disabili gravi, da cui traggo notevoli soddisfazioni personali sebbene sia un incarico duro.

Le mie passioni sono molte e diverse fra loro: amo leggere, il teatro e tutto ciò che riguarda la cultura, ma anche lo sport. La pallavolo, in particolare, che ho praticato per molti anni e continuo a seguire da vicino la Lube, un’importante testimonial marchigiana in giro per l’Italia e l’Europa.

Inserisco fra le mie passioni anche il volontariato in Croce Rossa Italiana, con cui collaboro da oltre vent’anni, e in un certo senso anche il Movimento 5 Stelle, perché con tutto quello che ci si trova ad affrontare solo la passione per la verità e la giustizia può dare la forza di andare avanti.

Nel 2010 ho cominciato a partecipare alle attività del M5S con il gruppo di San Benedetto del Tronto: in occasione delle amministrative siamo riusciti a far eleggere un nostro rappresentante in consiglio comunale che da allora ho aiutato e supportato per tutti i cinque anni, con la presenza costante ad ogni singolo consiglio comunale e a quasi tutti gli incontri e le riunioni.

Nel 2015 mi sono candidata alla Regione e come capolista per la mia circoscrizione ho ottenuto circa 1.500 voti, che considero una importante dimostrazione di affetto e fiducia nei miei confronti. Il gruppo al completo ottiene un gran risultato, con l’ingresso in consiglio regionale di Peppino Giorgini, successo bissato alle elezioni politiche del 2018, quando Giorgio Fede è riuscito ad accedere al Senato. A distanza di anni, sono fermamente convinta che con il loro lavoro e con la loro abnegazione stiano indiscutibilmente ripagando la fiducia riposta dai cittadini e l’impegno profuso per sostenere le loro candidature».

Quali sono i suoi irrinunciabili valori etici e politici di riferimento?

«Sono gli stessi che mi hanno fatto incontrare il Movimento Cinque Stelle e che ben si sposano con la mia sensibilità ed empatia: onestà, lealtà, coerenza, competenza, spirito di sacrificio, coraggio, umanità, ma soprattutto senso della giustizia e senso civico».

Quali sono i principali impegni programmatici per il Piceno sui quali intende concentrare la sua attività in Regione? Ha già in mente una specifica proposta di legge per migliorare la qualità della vita nella provincia di Ascoli? Che visione ha dell’Europa e del sempre delicato tema dell’immigrazione?

«Anche per via dei miei interessi e delle mie competenze, pur seguendo con attenzione la stesura delle linee programmatiche, mi sono occupata in particolar modo del sociale e della famiglia. Nel programma sono elencati con estrema attenzione tutti i principali desiderata, che cercherò ora di riassumere.

Credo fermamente che debbano essere garantite la centralità del cittadino e l’equità sociale nell’ambito del processo di integrazione tra i vari sistemi di welfare, così come il concreto supporto ai genitori che lavorano e il riconoscimento del ruolo fondamentale della rete sociale e della parentela.

Uno dei miei obiettivi riguarda la creazione di un fondo regionale specifico per patologie fortemente invalidanti, con particolare attenzione ai disturbi dello spettro autistico, e lo sviluppo in tutte le province di centri ad hoc per patologie di cui sopra, dotate di personale altamente specializzato sia per adulti che per bambini. Inoltre, ho intenzione di promuovere la realizzazione di una legge di tutela regionale con lo scopo di costituire dei centri di vita permanenti per tutti i soggetti non autosufficienti, specie nei riguardi di quelli che a causa delle condizioni familiari si potranno trovare soli in un prossimo futuro, offrendo anche un sostegno psicologico concreto, costante e gratuito, a tutte le famiglie con casi di disabilità.

Per quanto riguarda l’Europa, questa pandemia ci ha fatto capire che non si può più fare a meno di avere un forte peso nel mondo e che bisogna lavorare alla costituzione di una reale banca centrale, cercando di arrivare a una reale unità di popoli e regole che, soprattutto in campo economico e fiscale, impedisca ogni tipo di classificazione e distinzione tra Paesi di serie A e di serie B, i cosiddetti PIGS.

Gli eventi pandemici hanno dimostrato ancora una volta la necessità di perseguire politiche comuni nei riguardi di tutti quei temi che coinvolgono in maniera trasversale tutta la popolazione continentale: portare avanti linee di condotta contrastanti significa anche ritardare in maniera drammatica la soluzione di qualsiasi problema. Tale comunione di intenti mi pare molto più importante degli aspetti economici e finanziari che, peraltro, rivestono importanza fondamentale ma che dovrebbero esserne subordinati.

Per quanto riguarda l’immigrazione, con un epigramma efficace è stato detto che “prima ancora che il diritto ad emigrare, va riaffermato il diritto a non emigrare, cioè a essere in condizione di rimanere nella propria terra”. Come stabilito dalle politiche europee del M5S, sarebbe necessario arginare le partenze da Paesi in difficoltà cercando di creare in loco strutture di accoglienza e primo soccorso. Uno dei principi più importanti del mio operato come volontaria è “Umanità e Universalità”, e nel trattare questo tema credo di ispirarmi a questi valori. Per un’efficace politica di gestione, sarebbe però fondamentale eliminare alla radice i comitati di affari e le losche trame di alcune organizzazioni che speculano sull’emergenza per ricondurre l’emigrazione a un fenomeno gestibile e controllabile».

Il governatore uscente Luca Ceriscioli

Indichi i principali aspetti positivi e quelli negativi dell’operato della Giunta di centrosinistra uscente, soprattutto in relazione al nostro territorio.

«Onestamente, faccio davvero fatica a trovare aspetti positivi in questo operato, soprattutto – e mi spiace dirlo – per la nostra provincia, assolutamente dimenticata nonostante il bisogno derivante dal sisma del 2016 e prima ancora da una crisi economica e occupazionale alla quale non è stato opposto alcun tipo di soluzione efficace e, ancora peggio, nessuna prospettiva sul medio periodo».

Cosa cambierebbe nella politica economica e culturale della Regione?

«Mi verrebbe da parafrasare un eroe del ‘900, il “Giusto” Gino Bartali che diceva: “l’è tutto sbagliato, l’è tutto da rifare…”. Qui c’è da ripartire dalle fondamenta, iniziando dall’idea che la cultura migliora la vita di ognuno e che bisogna lavorare solo per migliorare la vita dei cittadini e della intera comunità. I modi possono essere i più diversi, ma ciò che mi colpisce è che le ultime amministrazioni regionali si siano date un gran daffare per produrre centinaia di iniziative spot per giustificare un pessimo operato agli occhi della cittadinanza.

ciabattoni

Laura Ciabattoni

Fare cultura in una regione come le Marche dovrebbe essere azione di sistema, non totemica. Incredibilmente e inaspettatamente agli occhi dei più, un’azione di questo genere avrebbe grandissime ripercussioni anche dal punto di vista economico. Insomma, è necessario ripartire dal patrimonio delle città e con le città e i cittadini, primi attori e testimonial della nostra bellezza.

Inutile aggiungerlo: dopo cinquant’anni di pseudosinistra ci sarebbe da mettere mano a ogni contratto, ogni partecipata, ogni delibera, ogni accordo per smontare sprechi, favoritismi, clientele, favori: questa sì che sarebbe una vera rivoluzione».

In questa tornata elettorale abbiamo assistito a diversi cambi di casacca. Come giudica in generale chi passa da una squadra all’altra? Per lei si tratta di una questione di evoluzione del pensiero o di semplice opportunismo?

«Io sono convinta di una cosa da oltre dieci anni: se sei un vero sostenitore del Movimento 5 Stelle, non potrai mai essere un ex dei 5 Stelle, semplicemente perché valori e ideali non sono rintracciabili in altre formazioni politiche, ormai ridotte a centri di potere. Chi cambia casacca lo fa solo per motivi puramente economici e di convenienza. Se non ti riconosci più, evidentemente non ti sei mai riconosciuto: nessuno ti vieta di dimetterti e di lasciare il tuo scranno, in Regione è un po’ meno complicato andarsene che in Parlamento. Peccato per l’improvvisa moltiplicazione degli introiti, a cambiare casacca: ricordo che i regionali a 5 stelle restituiscono buona parte dei propri emolumenti attraverso opere in favore del cittadino».

Ritiene che la provincia di Ascoli sia stata realmente penalizzata rispetto ad altri territori delle Marche? Cosa promette in particolare al suo territorio?

«Prometto di mettere al primo posto il bene comune, il cittadino e i suoi bisogni. Non appaia una considerazione banale, dato che fino ad oggi nella nostra provincia hanno governato sempre gli stessi con risultati disastrosi, e questo perché, al netto delle dichiarazioni di facciata, gli interessi del M5S e di tutti gli altri sono profondamente diversi. Chi va oltre, informandosi sugli atti concreti, sa bene che le cose stanno così».

Qual è la sua ricetta per la sanità picena e più in generale marchigiana?

«Benché la sanità sia materia molto complessa e abbia un impatto enorme sul bilancio regionale – più dell’80% -, i punti cardine sono di una banalità sconcertante e sarebbe bene che tutti dichiarassero apertamente quale sia la loro intenzione al riguardo. La nostra è chiarissima: no all’ospedale unico nella nostra provincia. Devono essere assolutamente mantenuti tutti gli ospedali pubblici, gestiti da persone competenti e del settore e non dai politici di turno e dai loro sodali. Una volta mantenuto questo impegno, come per incanto, la gran parte dei problemi della sanità avrebbe finalmente una soluzione a portata di mano».

Qual è la sua opinione sulla gestione del presidente uscente Luca Ceriscioli della recente emergenza sanitaria?

«Il Movimento 5 Stelle ha evitato accuratamente ogni forma di polemica durante il periodo emergenziale, onda che altri hanno invece cavalcato biecamente a loro uso e consumo elettorale. Ciononostante, la gestione Ceriscioli è stata completamente fallimentare e il fatto di esserne usciti in maniera accettabile si deve soprattutto alla pazienza, al coraggio, alla attenzione e alla responsabilità dei cittadini marchigiani e al lavoro degli operatori del settore, nonostante gli errori della Regione, di cui il Covid center di Civitanova Marche rappresenta l’esempio più lampante».

Il Covid center di Civitanova

Nelle ultime settimane ha fatto molto discutere la scelta del Movimento 5 Stelle di candidarsi in solitaria alle prossime Regionali, rinunciando all’alleanza con il Pd di Mangialardi. Condivide la scelta del suo partito di rifiutare fin qui ogni accordo con il centrosinistra? Inoltre, alla luce dei risultati delle ultime votazioni sulla piattaforma Rousseau, ritiene possibile un accordo last minute con il Pd e più in generale la sinistra?

«Nessun accordo con il PD, come ribadito più volte dal nostro candidato presidente Mercorelli, linea che condivido pienamente».

Con quanti punti di vantaggio vincerà il suo partito? Secondo lei, per il candidato presidente del centrodestra Francesco Acquaroli può essere un handicap la partecipazione alla famosa cena fascista di Acquasanta? Faccia un pronostico per la suddivisione dei quattro posti a disposizione nel Piceno.

«La prima risposta che mi verrebbe in mente è che il Movimento 5 Stelle otterrà il 51%, ma non credo mi crederebbe. La cena di Acquasanta rappresenta un enorme handicap, un grossissimo e gravissimo errore visto che l’attuale destra sembra essere tornata indietro di 80 anni. Purtroppo, però, non so quante persone si siano realmente rese conto degli individui con cui hanno a che fare. Il mio pronostico dà la destra tra 38 e 44%, la sinistra tra il 32 e 38% e il Movimento tra il 12 e 18 %. Spero tanto di sbagliarmi, perché i cittadini marchigiani meriterebbero di essere governati da chi ha a cuore il loro benessere, non certo di passare dalla padella alla brace».




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