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Nel Piceno 106 nuovi positivi
Gli infermieri: «Noi da eroi a untori»

EMERGENZA - La presidente dell'Ordine delle professioni infermieristiche scrive ai vertici della Sanità, in merito all'ipotesi avanzata dall'Area Vasta 5 che il contagio in Cardiologia sia partito da un'infermiera: «Dati in pasto ai media per depistare inefficienze, ritardi e/o inappropriate scelte gestione della pandemia. In caso di contenziosi ci costituiremo parte civile»

La manifestazione al “Mazzoni” per ringraziare il personale sanitario durante la fase clou dell’emergenza

La seconda ondata dell’emergenza Coronavirus non sta andando bene nel Piceno, dove ieri sono stati registrati altri 106 contagi e le vittime sono salite a 6.

Il numero dei positivi è salito perchè ieri 20 ottobre il laboratorio di Biologia Molecolare del “Mazzoni” è tornato a processare tamponi a pieno ritmo. I reagenti per il potente macchinario in grado di esaminare 800 tamponi al giorni, contingentati su tutto il territorio nazionale, scarseggiavano e sono usati soltanto per le urgenze.

Solo l’equipe diretta dal dottor Antonio Fortunato ne ha trovati 54. Mentre il Biolab ne ha contati 27, 15 Bios di CupraMarittima, i rimanenti sono emersi dalle analisi effettuate in altri laboratori privati o dalle Aree Vaste della regione, ricondotti all’Area Vasta 5 per residenza.

Sei le persone decedute. Ieri l’ultima (leggi qui). Tutte con patologie pregresse, ma in ogni caso è stato il virus a far precipitare la situazione

Due persone, un 89enne di Ascoli e un 72enne di Arquata erano ricoverati nel reparto Cardiologia di Ascoli, dove hanno contratto il virus o si è manifestato durante la loro degenza.

Nessuno può dirlo con certezza.

Certo è che la degenza ordinaria del reparto ascolano, la scorsa settimana ha registrato positività tra personale sanitario e pazienti.

Forse il contagio è partito da un’infermiera o forse da un paziente, le ipotesi formulate da Cesare Milani, direttore di Area Vasta 5, anche durante un intervista al Tg1.

Le sue parole hanno fatto scattare la reazione degli infermieri: «Dalle pacche sulle spalle ai cosiddetti “Eroi” (senza ovviamente nessun altro tipo di riconoscimento) ad “untori” da dare in pasto ai media, il passo è stato brevissimo», si legge in una lettera inviata dall’Ordine delle professioni infermieristiche di Ascoli a tutte le autorità sanitarie regionali e locali.

E ancora l’occasione è stata utile per ribadire, da parte del personale infermieristico, le criticità e difficoltà operative legate alla gestione dell’emergenza: «Utile ricordare a questo punto che codesto ordine, in più occasioni, aveva già provveduto, con esposti in Procura e diffide all’azienda, a segnalare non conformità che avrebbero potuto cagionare rischio per utenti e colleghi, come nel più classico “Cronaca di una morte annunciata”.
Si riserva, pertanto, di costituirsi parte civile qualora dovessero esserci contenziosi giudiziari».

Ecco la versione integrale della lettera della dottoressa Morganti:

«Egregi direttori, come noto, nei periodi di emergenza sanitaria, come quello relativo al Covid19, il personale sanitario
tutto e nello specifico il personale infermieristico, che in qualità di presidente pro tempore dell’Ordine delle Professioni Infermieristiche rappresento, ha dato il massimo in termine di abnegazione, professionalità, etica, senso di appartenenza, impegno e sacrificio – sia in ambito professionale che personale e spesso a discapito anche del proprio contesto famigliare – con il minimo delle risorse materiali, organizzative, strutturali, strumentali, ed economiche, superando il sentire comune di essere “carne da macello”.
Il riferimento è al servizio giornalistico del tg1 andato in onda il 18 ottobre in cui è stato intervistato il direttore dell’Area Vasta 5 Cesare Milani.
Anche in tale frangente sono state compensate le carenze summenzionate, pregresse e sopraggiunte, del sistema, già in forte sofferenza prima della pandemia, perché gli infermieri ci sono, ci sono stati e ci saranno sempre!
Dalle pacche sulle spalle ai cosiddetti “Eroi” (senza ovviamente nessun altro tipo di riconoscimento) ad “untori” da dare in pasto ai media, il passo è stato brevissimo, onde depistare inefficienze, ritardi e/o inappropriate scelte di politica sanitaria e gestione della pandemia definite ai tempi d’oro del “Piceno Covid Free” come “bravura” e oggi palesemente svelate dall’increscioso episodio, assurto alle cronache nazionali e interpretato in modo paradossale dalla nostra Direzione.
Utile ricordare a questo punto che codesto ordine, in più occasioni, aveva già provveduto, con esposti in Procura e diffide all’azienda, a segnalare non conformità che avrebbero potuto cagionare rischio per utenti e colleghi, come nel più classico “Cronaca di una morte annunciata”.
Si riserva, pertanto, di costituirsi parte civile qualora dovessero esserci contenziosi giudiziari.
Per quanto riguarda la collega asintomatica, appare ovvio che la stessa fosse in servizio, poiché fino all’esito dello screening (referto oltretutto pervenuto con tempi tutt’altro che rapidi) non aveva strumenti per ricorrere alla quarantena cautelativa, e comunque appena venuta a conoscenza dell’esito ha prontamente attivato le procedure in sua facoltà.
Appare dunque evidente che vi sono state più falle nel sistema, con grave sottostima e inadeguatezza delle misure di Risk Management attribuibili all’azienda anche in vigilando.
Ricordo che ingenerare terrore e disistima nei confronti di una categoria professionale come quella degli Infermieri, nella cittadinanza che ha ben chiaro come, in realtà, questi siano i primi a manifestare vicinanza, ascolto e partecipino fattivamente alla risposta, è una scelta che rivela una visione poco ampia oltre che essere ascrivibile alla fattispecie del danno d’immagine per la categoria, lesa nella sua dignità, ma anche per l’azienda in questione, in una fase che a tutt’ora è di accertamento dei fatti.
In ultimo, ma non per importanza, ricordo che la rapidità del processo di identificazione e isolamento delle persone infette è cruciale per un tracing ed una riduzione del contagio efficace, efficiente ed appropriato.
Parrebbe superfluo precisare che il contagio dell’infermiera potrebbe essere avvenuto, altresì, proprio sul luogo di lavoro, considerando che revisioni di studi scientifici stanno dimostrando come il tampone restituisca un “falso negativo” in circa il 33% dei casi.
In assenza di dati scientifici consolidati, o di studi su una platea più vasta, si va delineando oltreoceano e in risonanza anche nel nostro Paese, la convinzione che i test attualmente in uso per scoprire l’infezione da coronavirus abbiano una percentuale di affidabilità intorno al 70%, nettamente inferiore a quella che di solito ci si attende da queste procedure.
Risulta pertanto comprensibile lo stupore e il disappunto di codesto Ordine nell’apprendere che la via percorsa nell’audit derivante, nonché nell’intervista rilasciata e rilanciata sui media nazionali, si sia orientata nel mettere alla berlina un’intera categoria di professionisti.
Quegli stessi professionisti, ricordiamolo, già provati e in prima linea dall’inizio, con perdite sul campo di vite (ben 49 colleghi!) e con sequele nei sopravvissuti.
Sono certa di una vostra pronta rettifica, che espliciti il vostro riconoscimento e soprattutto la vostra vicinanza nei confronti sia dei cittadini colpiti, ma anche degli infermieri contagiati nell’esercizio delle loro funzioni, ad oggi apparentemente abbandonati dalle istituzioni che avrebbero dovuto tutelarli.
Resta inteso che, laddove ci fossero responsabilità individuali comprovate, l’Ordine procederà nelle more della normativa e dei regolamenti vigenti».

m.n.g.


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