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Biodigestore della Valdaso,
scontro in Consiglio regionale
Una mozione sospende l’autorizzazione

IL CASO - L'atto presentato dalla Lega è stata approvato dalla maggioranza di centrodestra: «La scelta non può essere imposta dall’alto, il confronto con il territorio è indispensabile». Il Pd però attacca duramente e denuncia la mancanza di confronto su tema

Il biodigestore di San Salvatore non si farà. Per ora. Durante il Consiglio regionale di martedì 2 marzo, infatti, è stata approvata la mozione presentata da Andrea Maria Antonini  (Lega) primo firmatario, e sottoscritta dai colleghi di maggioranza Marco Marinangeli, Jessica Marcozzi, Andrea Putzu, Giacomo Rossi ed Andrea Assenti.

La zone dove dovrebbe vedere la luce l’impianto

Nell’atto, si chiedeva la sospensione dell’iter autorizzativo per la realizzazione dell’impianto dedicato al trattamento dei rifiuti che dovrebbe vedere la luce lungo la Valdaso, al confine con la provincia di Fermo ma di fatto nel comune di Force e quindi nel Piceno. In molti, tra sindaci, cittadini, e associazioni, hanno però platealmente contestato la scelta lamentando, anche, la mancanza di confronto sul tema.

«Ben venga inserire i biodigestori nei piani d’ambito dei rifiuti -spiegano i consiglieri del centrodestra-. Sono una soluzione moderna ed efficace per la trasformazione della frazione organica, ma la scelta non può essere imposta dall’alto. Il confronto con il territorio è indispensabile».

Andrea Antonini della Lega

«Il mancato coinvolgimento degli amministratori e delle comunità locali è una responsabilità non solo politica, ma è anche un vizio formale rispetto ad un procedimento così importante -continuano-. È incredibile che il Pd, che per anni ha ignorato la questione, ora salga sul pulpito in difesa dei cittadini della Valdaso. È sbagliato calare dall’alto uno strumento che rappresenta, per la sua stessa funzione, la capacità di fare sistema in modo virtuoso».

«Le scelte sul trattamento dei rifiuti per la politica non devono rappresentare un obbligo, ma l’occasione di muovere l’azione sui binari della visione amministrativa di prospettiva per i territori -concludono Antonini, Marinangeli, Marcozzi, Putzu, Rossi e Assenti-. Non è più tempo dei blitz che si portano dietro, per altro, il dubbio di finalità recondite. Alla maggioranza di centrodestra questo metodo non appartiene: come insito nel mandato di cambiamento che i marchigiani hanno voluto affidarci, daremo il nostro contributo perché tutte le voci del territorio abbiano l’opportunità di esprimersi pienamente».

Anna Casini

Ma quanto accaduto non è andato giù ai consiglieri del Pd, in special modo ad Anna Casini e Fabrizio Cesetti. Che commentano duramente e denunciano la mancanza di confronto.

«Siamo sconcertati dal comportamento avuto dalla destra, che ha detto no alla nostra richiesta di adottare, sulla base delle numerose osservazioni, riserve ed eccezioni avanzate da amministratori locali, associazioni e cittadini, tutti i provvedimenti di sua competenza per una rivalutazione e se del caso revoca degli atti autorizzativi per il biodigestore sulla Valdaso».

«Pensiamo -aggiungono i dem- che sarebbe stato utile mettersi a sedere intorno a un tavolo per risolvere i problemi dando una mano ai cittadini. Si è invece scelto di politicizzare la questione, riducendo un procedimento tecnico a un tema politico. La Regione aveva e ha tutti i mezzi per fermare il percorso. Abbiamo presentato una risoluzione che avrebbe tenuto conto delle esigenze del territorio, ma è stata bocciata anche questa. È chiaro come questa della maggioranza sia un’azione fatta solo per buttare la croce addosso a tecnici e funzionari e non per trovare soluzioni concrete».

«È grave questo atteggiamento della Regione che ha scelto di mettersi sulle barricate -concludono Casini e Cesetti-. Ed è ancor più grave il comportamento dei partiti che anziché risolvere i problemi, scelgono di farne una questione partitica. È sbalorditivo anche il pressappochismo con il quale “illustri” esponenti di Lega e Fratelli d’Italia hanno affrontato tematiche così delicate come quelle ambientali. Lo ribadiamo, la Regione può fermare il procedimento a partire dalla richiesta di proprietà dell’area come riportato nel decreto della Regione, ma a quanto pare gli interessi sono altri».




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